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Esteri / Idee

Il futuro della UE: cosa auspica Energie PER l’Italia?

Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha pubblicato il 1 Marzo un documento sul futuro dell'Unione Europea, individuando cinque possibili scenari sui quali ha invitato gli Stati Membri a riflettere e pronunciarsi.

In Italia, al di là delle urla, non sembra discuterne seriamente nessuno. E allora lo facciamo noi: quanto segue è la posizione del circolo di Bruxelles del nostro movimento, che invita aderenti e simpatizzanti di Energie PER l'Italia, e in generale i cittadini, a esprimere la loro opinione.

Secondo noi, innanzitutto, ha fatto bene la Commissione Europea a sollecitare gli Stati Membri affinché decidano, entro il 2017, sul futuro dell'Europa. Grandi sconvolgimenti stanno mettendo alla prova - ed a volta in discussione - il progetto dell'Europa Unita (Brexit, crisi migratoria, minacce internazionali, perdurare crisi economica, ma anche gli strappi della nuova amministrazione USA, l'arroganza del Primo Ministro turco, l'intromissione della Russia negli affari degli altri paesi), quindi è una responsabilità che i governanti devono assumersi ora, non possono più continuare la malaugurata manovra di decidere qualcosa Bruxelles (o peggio, non decidere) e poi accusare Bruxelles davanti le telecamere per scopi elettorali di breve periodo (magari anche di cose in cui la UE non c'entra). Le decisioni dell'Unione Europea infatti non vengono prese da una Commissione isolata, ma sono sempre pienamente condivise ed avallate dagli Stati Membri e dal Parlamento Europeo (eletto dai cittadini). La capacità propositiva della Commissione anzi si è recentemente ridotta di fronte allo strapotere del Consiglio Europeo che ha, pericolosamente, riportato l'Europa a un'organizzazione intergovernativa.  Le inefficienze dei politici nazionali non possono più essere riversate sull'Europa. L'Europa dal canto suo deve fare però un grande bagno d'umiltà ed un mea culpa, per riguadagnarsi la stima dei cittadini e tornare ad essere quel mito positivo nel quale continuiamo a credere. I suoi boiardi, i funzionari ed i suoi grigi leader spesso sconosciuti alle masse, devono rimboccarsi le maniche e ritrovare visione e missione. Non possono continuare a legiferare su come l'imbianchino deve dipingere un muro, vietare il formaggio col latte crudo ed ignorare invece quello che succede in Libia ed ai nostri confini.

Dei cinque scenari proposti dalla Commissione, a noi piace il terzo, la cosiddetta Europa a più velocità ("CHI VUOLE DI PIÙ FA DI PIÙ: L'UNIONE EUROPEA CONSENTE AGLI STATI MEMBRI CHE LO VOGLIANO DI FARE DI PIÙ INSIEME IN SETTORI SPECIFICI") nel quale però auspichiamo fortemente che si inseriscano aspetti importanti del Quarto scenario ("FARE MENO IN MODO PIÙ EFFICIENTE: L'UNIONE EUROPEA SI CONCENTRA SUL PRODURRE RISULTATI MAGGIORI IN TEMPI PIÙ RAPIDI IN ALCUNI SETTORI, INTERVENENDO MENO IN ALTRI"). Il fatto che solo alcuni Stati avanzino nell'integrazione è la storia della UE, avviata come unione doganale per lo scambio di alcuni prodotti e via via cresciuta nel campo delle sue competenze e geograficamente. Ovviamente l'Europa a più velocità deve essere un mezzo e non un fine: nel medio-lungo termine resta l'obiettivo di un'unione su scala continentale.

Pensiamo che l'Europa unita resti un'ottima cosa per il nostro futuro. Tutti insieme possiamo contare qualcosa, divisi i singoli Stati Europei finirebbero come la ex Yugoslavia, come gli Stati Italiani pre-Unitari: zona d'influenza, prima economicamente, poi politicamente, di altre Potenze. Qualcuno ha detto che l'Europa è fatta "…di piccoli Stati e di Stati che non si sono ancora resi conto di essere piccoli…". Ecco, nel 1900 l'Europa aveva il 25% della popolazione mondiale, oggi il 6%, il PIL Europeo nel 2004 era il 26% di quello mondiale, oggi il 22%, i nostri territori sono solo il 5% della superficie terrestre. Ma il nostro mercato è il più popoloso del mondo con 500 milioni di persone, è all'avanguardia in molti campi tecnologici e soprattutto ha un modello di economia sociale di mercato al quale tutti nel mondo guardano con invidia. Se vogliamo continuare a mantenere il nostro modello di vita, difendere ed affermare i nostri valori, dobbiamo uscire dal pantano dove è finita la macchina delle Istituzioni UE che deve riprendere a marciare e portarci verso il futuro.

Come in qualsiasi organizzazione, non si deve perdere l'occasione di una crisi per riformare e migliorare e noi crediamo che tanto ci sia da fare, per rimettere in moto l'Europa e l'Italia deve avere un ruolo principale in questo cambiamento.

Poiché le decisioni nella UE vengono prese da un triangolo di istituzioni (Commissione, Consiglio della UE - dove siedono i ministri dei Governi in carica - e Parlamento Europeo), l'attuazione dello scenario 3 + 4 deve riformare i loro obbiettivi e come vengono perseguiti. Ad esempio nel modo seguente:

  • Nello scenario 3, un nucleo di Stati, verosimilmente quelli fondatori in primis, condivide sempre più la gestione di alcune materie, sempre più al di fuori della portata dei singoli Stati: energia, cambiamento climatico, politica economica e finanziaria (per gli aderisce all'euro), politiche sociali per un vero spazio europeo del lavoro, difesa e sicurezza comune, politica estera. In tutti questi campi l'azione della UE deve diventare incisiva e migliorare la qualità della vita alle persone e la sostenibilità delle imprese.
  • In parallelo, c'è la necessità di riformare il meccanismo delle Istituzioni UE, nella definizione delle loro priorità, nel loro funzionamento, nei meccanismi decisionali, farle diventare più snelle ed efficaci. La Commissione (ed il Consiglio della UE ed il Parlamento) devono cambiare passo e cultura. Bisogna tornare a mostrare risultati positivi per cittadini ed imprese, sia per stimolare gli Stati 'rimasti fuori' dal nucleo che si integra a farne parte, sia - soprattutto - gli elettori dei Paesi nel nucleo a sostenere la scelta di integrarsi maggiormente. Se la Commissione deve essere il governo efficace ed efficiente di questa nuova Europa a cerchi concentrici, deve avere un mandato democratico e politico da parte dei cittadini elettori. Non più grigi personaggi, ma veri leader capaci di ispirare. Ci vuole l'elezione diretta del Presidente della Commissione, il potere di sfiducia costruttiva al Parlamento Europeo (lo stesso che vorremmo dare al Parlamento Italiano) ed una macchina funzionante, non più inestricabili ministeri e tempi biblici per far uscire una direttiva.
  • Un cambiamento forte è necessario nel rapporto con i cittadini. Il progetto europeo è nato da un'elite ma oggi deve crescere in un progetto del popolo. L'Europa non deve rimanere serva dei governi ma deve comunicare direttamente con il cittadino. Lo sviluppo dell'occidentale è stato in buona parte dovuto al contrasto tra due poteri, il duo-polo Chiesa e Imperatore. L'Europa può costituire per i suoi  cittadini un contropotere allo Stato che sia garante del buon governo, come sta già succedendo per i bilanci statali.  La Commissione deve essere capace di comunicare in modo moderno ed efficace, come lo fa qualsiasi Istituzione globale.
  • Dulcis in fundo, vorremmo che nella UE di domani venga posto l'accento sui valori europei e dell'occidente, sui quali deve essere costruita una comunità -non solo pace, libertà e tolleranza ma anche sostenibilità, declinata nelle tre componenti economica, sociale e ambientale. Rammentiamoci delle radici giudaico-cristiane dell'Europa, la necessità e l'urgenza di rafforzare l'identità europea, che si costruisce attraverso affermazione di valori, cultura e stili di vita condivisi, anche tramite gesti simbolici (ad esempio apponendo l'emblema europeo sugli indumenti degli atleti che partecipano ai giochi olimpici o sulle uniformi dei soldati).

Ci sono, ovviamente anche aspetti della governance UE che vanno radicalmente cambiati, o addirittura bloccati. Ecco qualche esempio:

  • La Commissione e la UE disperdono ancora troppe energie in mille rivoli, sebbene Juncker sia riuscito a tagliare molta della ipertrofia legislativa (da oltre 130 direttive/regolamenti all'anno a 23), bisogna ancora aumentare l'efficacia sulle iniziative importanti, ridurre l'intrusione eccessiva nella vita di cittadini & imprese e concentrare l'impegno laddove c'è davvero valore aggiunto europeo (e non duplicazione mal fatta di iniziative nazionali, regionali, private o di ONG). Vogliamo che la UE intensifichi l’attività in settori quali l’innovazione, gli scambi commerciali, la sicurezza, la migrazione, la gestione delle frontiere e la difesa. Che punti all’eccellenza nella ricerca e sviluppo e investa in nuovi progetti a dimensione europea per sostenere la decarbonizzazione e la digitalizzazione, ad una maggiore cooperazione nel settore spaziale, sui raggruppamenti ad alta tecnologia e sul completamento dei poli energetici regionali. Non vogliamo una UE invasiva invece nelle dimensioni dove essa perde d'efficacia e laddove non ha legittimazione politica e morale.
  • Bisogna seguire sempre il criterio della sussidiarietà dell'azione a livello europeo, che vuol dire appunto "valore aggiunto" di decisioni, piani e programmi che non sarebbero possibili od efficaci/efficienti a livello di Stato nazionale. Bisogna bloccare l'intrusione della UE in questioni dove ha poco impatto. La Commissione potrà quindi "…essere grande su grandi cose e piccola (meglio ancora assente!) su piccole cose…". Si occupi di integrare completamente il mercato interno, di sicurezza, difesa e politica estera, non della dimensione delle gabbie dei polli, della curvatura del cetriolo o di attività fatte sicuramente meglio da una camera di commercio. Inoltre mai più si dovranno avere contrapposizioni tra la UE e le comunità nazionali/locali su temi di carattere religioso, spirituale, morale, etico. La Corte di Giustizia Europea (o altre Istituzioni UE) non deve interferire se vogliamo o meno il crocifisso nei tribunali e nelle scuole, se vogliamo o meno l'adozione da parte dei single e così via. Ogni comunità e Stato hanno una diversità da rispettare.
  • Ci vuole una revisione seria ed approfondita sull'efficacia di ogni spesa e programma della UE, a cominciare dall'aiuto allo sviluppo di paesi terzi, che prendono soldi (15 miliardi in 7 anni) ma spesso non si sviluppano. Anche in questo caso, non più spesa a pioggia, bisogna recuperare efficienza e se necessario concentrarsi su pochi programmi di rilevanza regionale, continentale, sinergici con le altre politiche UE.
  • Tutte le Istituzioni e gli Stati Membri devono inoltre rinunciare ai loro egoismi, eliminare il grasso e far venire fuori i muscoli dell'Unione. Per esempio, il Parlamento Europeo dovrebbe risparmiare i €180 e rotti Milioni/anno del suo pendolarismo Bruxelles-Strasburgo, le innumerevoli Agenzie distribuite clientelarmente a questo o quello Stato vanno razionalizzate, gli 'Enti Inutili' aboliti (si ce ne sono pure a Bruxelles…). Tutte le risorse risparmiate le usiamo per rafforzare quelle parti che contano: il governo del mercato interno, la difesa, la ricerca & innovazione, la politica estera e così via.
  • La Commissione e le Istituzioni UE, gli eurocrati, devono ritornare ad essere efficaci ed efficienti in quello che fanno. La qualità del personale è spesso superiore alle amministrazioni nazionali, ma è una macchina lenta e pesantissima dove pure per ordinare un pranzo ci vuole un registro con 20 firme ma dove invece non si riesce a cacciare un fornitore che non lavora bene, dove il management non ha leve per far lavorare bene o sanzionare. D'altra parte capi intermedi e direttori non sono veramente misurati su risultati, mancano quindi incentivi a performare, predomina la cultura formalistica risk-averse (meglio non far nulla, che rischiare un errore). In posti anche di vertice troviamo spesso solo giuristi che non hanno idea reale della materia che son chiamati a regolare e si appoggiano troppo spesso ad esperti esterni. Anche tutto ciò, unito al fatto che la materia da regolare è cresciuta a dismisura, contribuisce a rendere l'Europa distante e fastidiosa per cittadini ed imprese.

Qui, per chi fosse interessato, trovate la nostra analisi completa sul libro bianco pubblicato dalla Commissione Europa lo scorso 1 marzo.

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1 Commento su "Il futuro della UE: cosa auspica Energie PER l’Italia?"

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Io penso che come parte dello scenario 4, si debba prevedere un processo gestito da UE e BCE per un ritorno di alcuni Stati a un modello vicino allo scenario 2, con la possibilità di una sospensione almeno temporanea dell’adesione all’Euro, con uno scudo della BCE nel periodo transitorio e un cambio semi-flessibile rispetto all’Euro con una banda di oscillazione. Un ritorno allo scenario 4 o anche 3 sarebbe poi basato sul processo di riforme e sullo stato dell’economia dopo un certo periodo

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