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Esteri / Idee

Elezioni olandesi, una lezione per l’Italia

di Luca Bonofiglio

Mercoledì 15 Marzo si sono svolte in Olanda le Elezioni Generali per rinnovare i seggi del Parlamento e determinare la guida del prossimo governo: un appuntamento molto atteso per il futuro del paese e, soprattutto, per le sue conseguenze sulla politica europea. Il Primo Ministro uscente, il liberale Mark Rutte, infatti, aveva definito la competizione olandese come “il quarto di finale nella contesa contro il populismo” in vista della semifinale in Francia e della finale in Germania, senza dimenticare l’Italia.

Con una legge elettorale perfettamente proporzionale, la scelta del governo è il risultato di una convergenza tra i partiti maggiormente rappresentativi del Parlamento che raggiungono un’intesa politica, dopo le elezioni, su punti di programma chiari e condivisi. Senza premi di maggioranza e soglie di sbarramento, il sistema olandese riesce a dare vita a governi coesi e stabili. Questo sistema favorisce campagne elettorali competitive e una partecipazione popolare molto elevata. Con l’82% di affluenza alle urne, i risultati di Mercoledì sera hanno consacrato la vittoria delle forze di governo liberali (20%), popolari (12%) e liberal-democratiche (12%). Lo spoglio delle schede ha segnato il tracollo dei laburisti, bocciati dagli elettori per il sostegno al governo uscente, e il balzo in avanti dei Verdi, dal 2% al 10%. La sorpresa più rilevante, però, è rappresentata dal ridimensionamento della destra nazionalista e anti-europea.
Le ambizioni di governo di Geert Wilders, alleato di Marine Le Pen, Frauke Petry e Matteo Salvini in Europa, sono state neutralizzate dalle proposte dei moderati che hanno relegato il leader euroscettico all’opposizione con un gratificante ma insignificante 12%.
Le elezioni olandesi rappresentano un interessante caso di scuola per l’Europa, da cui si possono ricavare tre lezioni importanti anche per l’Italia.
1) Per riconquistare la fiducia degli elettori, la classe politica italiana deve comprendere la realtà in cambiamento. In un sistema politico tripolare e altamente frammentato, ogni tentativo di introdurre correzioni maggioritarie nella legge elettorale potrebbe rivelarsi un errore: la maggioranza in Parlamento deve corrispondere alla maggioranza nelle urne
;
2) I partiti devono essere liberi di competere fra di loro senza confondersi in coalizioni ambigue e innaturali. Non è più immaginabile uno scenario in cui una maggioranza vince le elezioni numericamente ma non riesce a governare il Paese politicamente: il governo è una conseguenza dei programmi elettorali e non delle alleanze;
3) Il populismo è una risposta fallace ad un problema reale. Questo fenomeno non può essere arginato con la demonizzazione dell’avversario. Bisogna intervenire concretamente sulle cause che lo alimentano, distinguendo le soluzioni vere da quelle false: il populismo si contrasta con la credibilità delle proprie proposte. Questi potranno essere accorgimenti utili per l’Italia e per altri Paesi. Tuttavia, l’Europa avrà bisogno di una riflessione più profonda per superare la crisi politica che vive da lungo tempo.


 

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