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Energia e Ambiente / Idee

Economia circolare: opportunità, normative e criticità

 

L'economia circolare, secondo la definizione che ne dà la Ellen Mac Arthur Foundation è un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo, dove i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare in essa. Questo sistema, per quanto possa allettare l’intelletto umano e le tasche degli imprenditori e delle grandi lobby, ad oggi presenta ancora delle carenze che ne comprometterebbero il corretto funzionamento e mantenimento se fosse in vigore su scala internazionale.

La Comunità Europea, nella consapevolezza della dipendenza del vecchio continente dall’importazione di energia e materie prime da altri continenti, ha presentato nel dicembre 2015 un piano di azione denominato “L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare”, con annessa proposta di revisione della direttiva rifiuti, definendo inoltre per gli Stati membri obiettivi per il 2020 e per il 2030. Le principali opportunità che ne deriverebbero sono:

Emergono tuttavia forti criticità:

  • Non esiste una definizione chiara di sottoprodotto;
  • Manca una definizione chiara della cessazione della qualifica di rifiuto e c’è la necessità di sviluppare una gestione chiara dell’end of waste;
  • Non ha senso progettare in ottica circolare se i meccanismi di recupero non sono in grado di riassorbire quei componenti in modo efficiente.

L’Italia, pur essendo un Paese all’avanguardia nella green economy, risente di un problema di percezione a livello internazionale:

  • L’Italia sui 16 indicatori chiave delle tematiche strategiche della green economy raggiunge un punteggio di 59/100, davanti a Germania (53), Regno Unito (50), Francia (48) e Spagna (48);
  • È al 15˚ posto su 80 Paesi nel mondo (Dual Citizen di Washington DC) ma è percepita al 29˚ posto.

Mancano, dunque, infrastrutture adeguate alla trasformazione del rifiuto in risorsa.

Il gruppo di lavoro Energia & Ambiente, durante le analisi svolte nel periodo Ottobre–Dicembre del 2016, è arrivato a concludere che:

  1. Bisogna lasciare che l’impresa sia libera di fare impresa e non vessata dalla burocrazia;
  2. Lo Stato garantisca infrastrutture adeguate;
  3. Sviluppare un modello produttivo basato sull’efficienza;
  4. Creare condizioni di mercato per l’economia circolare;
  5. Introdurre strumenti finanziari atti ad attivare investimenti e attrarre capitali privati e pubblici;
  6. Sostenere ricerca e innovazione.

Sburocratizzazione è un termine ricorrente che spesso è emerso durante i dibattiti, ad indicare proprio la paralisi che l’apparato statale impone quando viene diretto da tecnocrati che hanno più riguardo verso i numeri che verso le effettive esigenze della popolazione. Pertanto la Circular Economy è un ottimo strumento che può fornire eccellenti opportunità di sviluppo intelligente oltre che sostenibile dei vari comparti produttivi, a patto che venga normata coerentemente ad una politica liberista nel rispetto dello sviluppo del mercato nazionale.

 

 

 

 

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