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«C’è Forza Italia dietro il ritiro di Maroni, in Lombardia la sfida si riapre»

Stefano Parisi è un manager che ha incontrato la politica (socialista) a 18 anni, ritrovandola a 59 con la candidatura a sindaco di Milano contro Beppe Sala e poi con il lancio del suo movimento Energie per l'Italia che il 4 marzo farà parte dell'alleanza di centrodestra. Nel mezzo, quarant'anni di lavoro pubblico e privato: esperienze in Poste e in Rai, city manager della giunta Albertini, direttore generale della Confindustria di Antonio D'Amato, ad di Fastweb e Chili Tv.

Lei ha scritto un post molto duro sul ritiro di Maroni dalla corsa per il Pirellone, in cui denuncia un «disegno politico contro la Lega» per “cinico e spregiudicato interesse di parte”. C'entra davvero Forza Italia?

«Ho questo sospetto. Siamo a sessanta giorni dalle politiche e dalle regionali e il candidato sicuramente vincente si ritira per motivi personali, salvo precisare che è pronto a governare. Sono motivi che valgono solo fino al 4 marzo? La reazione di Salvini non mi è sembrata serena».

Cosa sta accadendo nella sua tradizionalmente ordinata Lombardia?

«Vedo uno scontro molto forte nel centrodestra. Presentarsi così divisi nella regione politicamente ed economicamente più importante, con il rischio di fare un regalo alla sinistra, mi sembra un gesto irresponsabile».

Maroni ha sbagliato?

«Poteva parlarne per tempo a Salvini, Berlusconi e Meloni. In modo che tutti insieme potessero annunciare una nuova candidatura condivisa. Adesso Berlusconi candidata Mariastella Gelmini, Salvini vuole Attilio Fontana. Mi sembra una cosa fuori dal mondo».

Secondo lei si riapre la partita per Giorgio Gori, candidato del Pd finora nettamente sfavorito?

«Certo che si riapre. Poi, dipende se la sinistra arriverà alle urne lacerata oppure unita. Ma vedo una certa euforia nelle dichiarazioni di Matteo Renzi e di Gori stesso. Lo capisco: anche io al posto loro sarei euforico».

Chi è più forte: Gelmini, Fontana o altri ancora?

«Non mi metto anche io a fare nomi. Devono trovare qualcuno che in due mesi sia capace di recuperare la fiducia degli elettori probabilmente delusi da queste ultime vicende. Con Maroni c'erano dieci punti di vantaggio, ora serve un nome forte e netto. Ed è difficile che la Lega in queste condizioni faccia un passo indietro».

Lei sospetta una mossa di Maroni a favore di Forza Italia. E se invece fosse a favore di se stesso? Molti preconizzano un esito spagnolo o tedesco delle elezioni, con il corollario che chi è rimasto fuori dalla mischia potrà fare più facilmente la riserva della Repubblica...

«Non è detto che si tratti di due scenari distinti difficilmente Maroni potrebbe aspirare a incarichi importanti senza l'accordo con almeno una parte del centro destra».

Il suo movimento Energie per l'Italia alle politiche ci sarà. E alle regionali?

«Sicuramente sì. Sosterremo il candidato del centrodestra. Forza Italia ha convinto due nostri consiglieri regionali a dimettersi dal gruppo per obbligarci a raccogliere le firme. Operazioni di palazzo che discreditano la politica. Non è un grave problema. Le raccoglieremo. Però spesso il diavolo fa le pentole ma non i coperchi...».

La soglia nazionale del 3 per cento non è facile da superare. Pensate di farcela?

«Certo. Siamo presenti in tutta Italia, abbiamo fatto un grande lavoro di radicamento. In Campania ci siamo in tutte le province. E siamo l'unico soggetto politico realmente nuovo di questa tornata elettorale, con candidati diversi dalle solite facce e un programma chiaro. C'è un pezzo di opinione pubblica che oggi non ha rappresentanza: penso agli astenuti e voti persi dal Pd».

Domani a Roma presenterete i vostri candidati. Qualche anticipazione?

«Con noi correranno l'ex segretario Radicale Giovanni Negri, il generale Mario Mori, l'ex assessore della giunta Moratti Edoardo Croce. Ci sarà l'apporto del mondo civico e cattolico con l'associazione Costruire Insieme e il gruppo dei Civici e Innovatori (ex montiani, ndr) tra cui il deputato Guglielmo Vaccaro».

Tre punti fondamentali del vostro programma?

«Taglio concreto e realistico della spesa pubblica. Taglio delle tasse su impresa e seconde case: l'Irpef viene dopo, meglio uno stipendio in più in famiglia che 80 euro a chi lavora già. E riforma della giustizia con separazione delle carriere e divieto di riprendere la toga per chi ha fatto attività politica».

Lei dove si candiderà?

«Nel collegio di Milano. E guiderò più di un listino per fare da traino al movimento».

(Tratto da Il Mattino, intervista di Federica Fantozzi)

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