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Economia e Fisco / Idee

È diminuita la spesa pubblica per investimenti: la narrazione renziana fa i conti con la realtà

Sabato scorso, nella convention di Energie PER l’Italia, Stefano Parisi ha citato un termine, definendolo “la grande presa in giro dell’opinione pubblica”. Il termine è narrazione. Il suo protagonista Matteo Renzi.

Ad inizio 2016 la narrazione renziana raccontava dei ragionieri di Bruxelles che, ancorati al fiscal compact, bloccano gli investimenti necessari per la crescita e sviluppo. Ed il governo nel suo position paper asseriva “in un contesto di ripresa lenta e fragile gli investimenti costituiscono la priorità assoluta per sostenere la crescita” rimarcando che “i Paesi dovrebbero utilizzare pienamente i margini di bilancio per accrescere gli investimenti”.

La flessibilità sul deficit è stata accordata da Bruxelles. La spesa pubblica per investimenti non è però cresciuta anzi, è diminuita. Lo dimostrano i dati provvisori sulla contabilità pubblica per l’anno 2016, riportati da Claudio Virno in un suo articolo su lavoce.info. “Gli investimenti fissi lordi della pubblica amministrazione sono passati da 36.686 milioni di euro nel 2015 a 34.714 milioni nel 2016, con una diminuzione del 5,4 per cento. Ciò viola una delle condizione poste dalla Commissione europea per concedere la clausola di flessibilità relativa agli investimenti”.

Lo spazio finanziario offerto dalla clausola di flessibilità, lo 0,25% del Pil, non è stato utilizzato per incrementare gli investimenti, ma per fare altro: aumentare la spesa corrente. Ma qui non siamo più nella narrazione, bensì nella realtà.

Di Roberto Valentini

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