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Idee

Di Finanziaria in Finanziaria rimaniamo gli ultimi in Europa

Il Pd e il segretario Matteo Renzi sono in festa. Parlano di crescita, di quello che hanno fatto per lanciare il Paese su vette altissime. “Il merito è mio se l’economia è ripartita”, diceva Renzi interpretando i dati di Banca d’Italia di giugno. Mercoledì, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha detto che cresceremo del 2% di Pil nel 2017. Appena a fare i conti è chi non ha interessi politici, le cifre vengono ridimensionate, e di molto. Per la Commissione europea che ha rilasciato giovedì un documento sull’economia italiana, faremo l’1,5% in più. Quale che sia l’entità, il dato è positivo, ma non buono, un numero del quale si può essere contenti, ma non felici. Quello a cui bisogna guardare sono i prossimi anni, e la crescita è prevista al ribasso. Secondo i calcoli della Commissione europea nel 2018 il Pil farà +1,3% e nel 2019 +0.9%. Una tendenza fortemente negativa.

Il perché del girigio futuro è presto detto: si chiama aritmetica. Sulla testa dell’economia Italiana pesa l’aumento dell’Iva previsto dal patto di Stabilità e crescita. La Commissione europea non può ritenere disinnescate le clausole di salvaguardia se non con un corrispondente taglio della spesa strutturale di uguale entità o un aumento del Pil che ne copra il fabbisogno. Si può criticare senza fine l’impegno che abbiamo sottoscritto. Possiamo votarne la deroga in parlamento, e l’abbiamo fatto. Ma la partita si gioca con le carte che si hanno in mano, e non bluffando. Così, l’Europa matrigna, riporta tutti con i piedi per terra. E continuerà a farlo se a ogni finanziaria si guarderà alle elezioni e non al futuro, continuando e fare nuovo deficit (10,9 miliardi di euro solo quest’anno) e a aumentare le tasse (5 miliardi di euro in più) solo per tirare a campare e farsi belli.

Il documento della Commissione europea ci dice che il debito pubblico nei prossimi tre anni non scenderà sotto il 130% del Pil. La riforma del lavoro, se riforma può chiamarsi una misura che sprigiona effetti limitati nel tempo, ultimerà i suoi effetti nel triennio e gli occupati cresceranno in maniera sempre inferiore. Per finire, anche se si potrebbe continuare, i salari non aumenteranno e la capacità di spesa interna non riprenderà vigore. Di questo passo la nostra economia rivedrà i valori precrisi solamente nel 2020, ha detto il Centro studi di confindustria martedì. I governi, di qualsiasi colore, continuano a mettere la testa sotto la sabbia e a dimostrarsi non all’altezza.

Un governo serio dovrebbe farsi carico non dei capricci di leader azzoppati, ma delle necessità di chi rappresenta il futuro della comunità. Chiedere all’Europa flessibilità (ovvero soldi che non abbiamo) per finanziare la spesa corrente, vuol dire affossare i giovani e togliere loro la speranza di vivere domani in un Paese prospero. Non rimodulare la spesa pubblica vuol dire continuare a non finanziare le borse di studio ai bisognosi e meritevoli. Non responsabilizzare le Regioni in spesa pubblica significa obbligare anziani del Sud a usufruire del loro diritto alla sanità in un’altra regione, lontani dai propri affetti. Tutto questo si fa con la legge finanziaria. Noi, invece, di finanziaria in finanziaria continuiamo a rimandare. Dicano pure che l’Italia è tornata a crescere, ma si ricordino almeno che è ancora una volta ultima in Europa. La domanda è se ci meritiamo tutto questo.

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