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Cultura

Cultura: un bene prezioso per la Lombardia

La cultura non è mai stata tra le priorità dei nostri governi e gli investimenti sulla cultura sono da sempre trascurati. La cultura è la Cenerentola delle politiche di investimento. Eppure è la cultura che identifica un popolo: senza cultura un popolo perde la sua identità e le comunità perdono la loro coesione sociale.

In Italia dal dopoguerra ad oggi la cultura è stata una sorta di instrumentum regni nelle mani della sinistra per quel tacito accordo politico che affidò a comunisti e socialisti il monopolio di tutti gli spazi e le istituzioni culturali, dalla scuola alle istituzioni artistiche alla TV e all’editoria. A settant’anni di distanza parte della sinistra ha sdoganato Marx e il socialismo reale ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un blocco culturale illiberale fondato su non ben identificati “valori antifascisti” impedisce alle nuove idee e ai nuovi progetti di avanzare e diffondersi. Conformismo, appiattimento delle menti, scarsa creatività, clientelismo, un confuso multiculturalismo, disgregazione sociale sono le conseguenze di tale monopolio ideologico.

L’espressione “cultura” rimanda al nostro straordinario patrimonio artistico-culturale nazionale in cui la Lombardia eccelle. La nostra regione con undici Siti Patrimonio dell’Umanità, vanta il maggior numero di Siti Unesco tra le regioni italiane. Questo patrimonio va salvaguardato e potenziato.

Non è in discussione la salvaguardia del nostro patrimonio artistico, per la quale Regione Lombardia ha già fatto molto. Tale patrimonio necessita comunque di maggiore libertà dalla presenza ingombrante dello Stato come una maggiore detassazione e semplificazione legislativa, al fine di favorire una migliore organizzazione di tutte le istituzioni culturali.

Ma cultura è anche produzione di cultura, creatività oltre che tradizione e conservazione, è ricerca di nuove idee, nuovi talenti e nuovi spazi al di fuori dei luoghi istituzionali per portarla in mezzo alle persone, nei quartieri delle nostre città, nei nostri paesi.

E’ ora di spezzare il monopolio ideologico- culturale non solo per liberare le energie creative ma soprattutto per ricostituire quel tessuto identitario e territoriale che è andato perso o soffocato dagli ideologismi e dallo statalismo.

Occorre produrre cultura per ricostituire la nostra identità, per ritrovare le nostre radici annacquate dalla globalizzazione e dal conformismo delle idee mediatiche della sinistra. Il “chi siamo” e il “dove stiamo andando” sono domande scomparse dal nostro ambito culturale, soffocate da un presente appiattito da una politica che considera la cultura l’ultima delle priorità, nella mancanza di una qualsiasi visione del futuro.

In questa sorta di stallo culturale nascosto dietro una politica che privilegia la quantità sulla qualità, i numeri dei visitatori dei musei e delle mostre d’arte alla qualità degli interventi, produrre cultura significa valorizzare le nostre radici perché custodire è civiltà. Occorre ripensare e ricordare il “chi eravamo”, ossia risalire alle nostre radici più o meno lontane per ricostruire le fondamenta del “chi siamo oggi” e tornare ad avere una visione del futuro.

Senza la cultura della memoria come conoscenza del nostro passato, delle nostre radici, della nostra storia di regione non è possibile ricostruire quell’identità di popolo che ci contraddistingue e che fa da supporto a tutte le altre forme di cultura: la cultura del patrimonio artistico, l’educazione alla bellezza, la produzione di nuovi talenti, la cultura civica e civile, la cultura politica.

Definire l’identità di popolo non significa sentirsi superiori ad altri e neppure voler imporsi come migliori. Significa semplicemente ancorarsi al proprio territorio nella consapevolezza delle sue caratteristiche specifiche. Occorre partire da qui per ricostruire il senso civico che fa grande una comunità e favorisce la ricostituzione di un tessuto sociale che ingloba il diverso. L’identità di un popolo nasce dalla memoria della sua storia, delle sue tradizioni, della sua produzione artistica e culturale. E i valori della persona libera insieme alle virtù civili rafforzano tale identità cherende più grande ogni comunità.

La mancanza o la debolezza di identità culturale genera la paura del diverso, di chi porta con sé usi, costumi, religioni differenti. Il confronto, l’accettazione nascono dalla saldezza della propria identità. Fondamentalismi e relativismo portano a divisioni e conflitti.

E quanto più l’identità si rafforza tanto più la comunità accetta senza paura la diversità mediante il comune accordo ragionevole e il pacifico confronto tra le parti, per convivere tra culture diverse, nel rispetto delle leggi e delle regole.

Il nostro obiettivo culturale come Liberali popolari è rinforzare e potenziare il senso di identità del popolo oggi appannato e indebolito per trasformare la nostra regione in una grande comunità aperta e cosmopolita.

 

 

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Foto del profilo di Susanna Creperio Verratti
Politologa e saggista

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