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Esteri

Cosa c'è di nuovo nei rapporti tra Italia e Libia

Qualcosa si muove dopo il summit italo-libico di pochi giorni fa ad Agrigento.

di Raffaele de Pace

*su Open_Esteri gli articoli dei partecipanti del gruppo Esteri di Energie per l'Italia. Segui il dibattito.*


C'è qualcosa di nuovo (e speriamo di incoraggiante) che si muove nei rapporti fra Italia e Libia, proprio nel mezzo della crisi sui migranti. Un consorzio italiano si è aggiudicato i lavori relativi all'aeroporto di Tripoli: realizzerà due terminal per voli nazionali e internazionali da 30mila metri quadrati da ultimare, rispettivamente, entro dodici e diciotto mesi in virtù un investimento da 80 milioni di euro.
Un primo significativo passo anche nella direzione di una maggiore consapevolezza del potenziale libico da parte di Roma, che si somma ai frutti del summit italo-libico di pochi giorni fa ad Agrigento a cui hanno preso parte soggetti significativi dei due paesi: i ministri libici dell’Economia Nasir Shaghlan e della Finanza Abubaker Ghafal e i rappresentanti di CDP-Sace, Confindustria, Unicredit, FSI, Leonardo.
In quell'occasione, il Vice Premier libico Ahmed Maetig ha designato il presidente di Libyan Wings, Wesam Almasri, quale capo della delegazione degli imprenditori libici. Chi è Almasri? Si tratta di un giovane imprenditore che si è formato in Inghilterra e che ha intuito, prima di altri, le potenzialità nell'intreccio italolibico di un collegamento aereo diretto. Al momento il nodo è rappresentato dalla chiusura dello spazio aereo decisa da Roma dopo i fatti del 2011.

Ma si trattava di un'altra era “geologica”e non erano stati compiuti, seppur tra mille disomogeneità, i passi fatti nell'ultimo biennio sull'asse Serraj-Haftar-tribù. Con Roma e Il Cairo a tentare di svolgere un ruolo non secondario rispetto, ad esempio, a Parigi e Londra che ormai da tempo hanno truppe in pianta stabile nel paese e curano in prima battuta i propri interessi.

Un volo della Libyan Wings, anche se di Stato, è stato il primo ad atterrare dalla Libia all'aeroporto Fontanarossa di Catania per partecipare al forum italolibico promosso dalla Farnesina e a cui hanno aderito più di cento soggetti imprenditoriali italiani. Quelli stessi imprenditori che hanno maturato crediti certificati e che potrebbero vedere, finalmente, la luce in fondo al tunnel dal momento che il Governatore della banca di Libia si è ufficiosamente detto ben disposto a rinegoziare i termini degli accordi risalenti al Trattato di Amicizia che legava i due Paesi, e che venne poi sotterrato dalle bombe francesi.

Se accanto al volo diretto per Tripoli, da Fiumicino e Malpensa, si costruisse una cerniera di sicurezza in loco grazie all'Enac, con il coinvolgimento perché no della manutenzione di quei velivoli affidata all'Italia, si potrebbe immaginare di offrire una soluzione anche al dossier migrazioni, con un controllo finalmente serio sulle 50 miglia di costa da dove continuano a partire migliaia di migranti alla volta dell'Italia.

Ecco che, qualora si riuscisse da un lato a bypassare il dualismo autolesionistico tra Serraj e Haftar, e dall'altro a dare uno scatto di reni alle intenzioni italiane in Libia, anche grazie ad volo diretto, si potrebbe davvero avviare una fase assolutamente nuova tra i due paesi. Nella consapevolezza che il frammento settentrionale dell'Africa non può continuare ad essere per Roma un elemento secondario, ma deve diventare parte attiva delle sue politiche proprio perché fonte di scenari assolutamente dirimenti per l'intero versante euromediterraneo.

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