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Semplificazione e Digitalizzazione

Commissione di inchiesta sull’Italia Digitale: i risultati

Torniamo a parlare dei risultati d'indagine della commissione parlamentare d'inchiesta sulla digitalizzazione della PA.
L'ultima volta (potete rileggere l'articolo a questo link) avevo descritto sinteticamente le soluzioni che la commissione aveva trovato per risolvere il problema:
"più competenze, più investimenti".

Rispetto alle competenze mi trovo completamente d'accordo, anche se ciò significa chiedersi che risultati ha avuto l'estenuante ricerca di personale specializzato condotta negli utlimi anni, ma la situazione in realtà è nettamente peggio di così e ce lo dicono i numeri:
32.000 dipendenti pubblici più altri 10.000 delle controllate lavorano nel settore ICT, significa che potenzialmente la PA ha già a disposizione 42.000 figure assunte per le loro competenze informatiche.
Se ci stiamo dicendo che mancano ancora competenze abbiamo un problema enorme.

Ma passiamo all'argomento investimenti:
5,5 miliardi di spesa, poco più di 85 euro a cittadino.
Tanti, pochi?
Sicuramente troppi per gli scarsi risultati fin ora raggiunti.
Basti pensare che da un prospetto di spesa per la digitalizzazione della Sanità (previsto dall'Agenda Digitale Italiana) con poco meno di 2 miliardi di Euro si potrebbe portare nel futuro il servizio sanitario di tutte le regioni, con un risparmio stimato di 3.2 miliardi annui!

Servono quindi più investimenti?
Non credo si possano risolvere così i problemi incontrati fin ora, quanto già stanziato sarebbe stato più che sufficiente per portare avanti una vera rivoluzione digitale della PA, il problema rimane il metodo scelto per i progetti di digitalizzazione e la palese incapacità di gestire contratti e progetti tecnologici affidati a fornitori esterni.

Si tratta di tematiche ICT presenti anche in aziende private, la differenza è come si reagisce ad una situazione problematica come questa: nel privato si prende di petto il problema, lo si analizza, ci si riorganizza, si cercano supporti esterni e alla fine si raddrizzano le cose.
Nel Pubblico tutto va avanti come se nulla fosse con un circolo vizioso di progetti digitali finanziati, sviluppati senza alcuna guida o visione "cittadino-centrica", messi in campo e mai utilizzati per comprovata inutilità e senza alcun problema si riparte con un altro progetto che seguirà esattamente la stessa strada con gli stessi risultati.

Come si può intervenire?
Con una revisione completa e radicale di tutti i processi e le organizzazioni atte alla gestione dell'Agenda Digitale.
Un esempio su tutti è l'applicazione della norma del 2005 (sì avete letto bene, 12 anni fa) che prevedeva la nomina di un responsabile per la trasformazione digitale in ogni amministrazione publica.
Nella fase d'indagine la commissione parlamentare ha chiesto questi riferimenti, risultato? Nessuna PA aveva una figura di resposabile della trasformazione digitale.
Serve responsabilità, qualità che manca da troppo tempo nel quadro politico e istituzionale del nostro Paese.

Fonti: Agi.it

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