Responsive Ad Area

Condividi

Infrastrutture e Trasporti / Programma

Codice degli appalti: i mali dell’Italia, ipertrofia normativa e sindrome dell’acquario

Nel settore dell’edilizia, della realizzazione delle infrastrutture e opere pubbliche, delle politiche urbane e del territorio, l’Italia è malata. Una malattia grave. E, come scritto nel programma di Energie PER l’Italia, uno dei principali mali che ne frenano la crescita è l’ipertrofia normativa. Leggi e regolamenti cresciuti ingiustificatamente, che limitano la libertà delle persone e delle imprese senza alcun beneficio per la società, compresa, come dimostra la cronaca quotidiana, la lotta alla corruzione. Una malattia che attanaglia il Paese anche nel caso delle emergenze. Come gli interventi da realizzare d’urgenza in caso di frane o dissesti, o nel caso addirittura della ricostruzione post sisma. Cosa che purtroppo ho toccato con mano come coordinatore del Piano di ricostruzione del centro storico dell’Aquila. Ormai è evidente a tutti il fallimento dell’apparato legislativo del settore. In particolare il riformato Codice degli appalti e i relativi provvedimenti di secondo livello che avrebbero dovuto avere, secondo il legislatore, la forma della “soft low” e che invece si stanno rivelando norme dal peso insopportabile, che si aggiunge a quello, già intollerabile, della legge. Il nuovo Codice ha letteralmente smontato un sistema che oramai, se non altro, era collaudato, rimandando la regolamentazione di settori fondamentali alle "linee guida", le soft low dell'ANAC, di cui non si capisce neanche la natura. Queste si sovrappongono l'una sull'altra senza alcun coordinamento con la legislazione vigente e spesso in difformità alle stesse direttive comunitarie, basti pensare alle modalità di interpretazione dell’art. 80 comma 5 lett. c) del Codice per cui, secondo l’ANAC una impresa è esclusa dalle gare di appalto per 3 anni se ha avuto una semplice penale in un precedente contratto.

Ma l’altro terribile male che attanaglia il Paese è quella che potremmo definire sindrome dell’acquario. Una malattia che colpisce legislatori e regolatori, anime belle sempre alla ricerca di costruire un mondo perfetto ma, ahi noi, artificiale e chiuso all’interno di quattro pareti. Un mondo apparentemente magnifico ed efficiente ma in cui non si tiene alcun conto della realtà, e neanche delle leggi e delle norme circostanti. Per individuare la sintomatologia di questa sindrome basta citare alcuni brani dei provvedimenti attuativi del Codice.

Per esempio i CAM, i Criteri Ambientali Minimi oggetto del relativo decreto del Ministero dell’Ambiente, da applicare alla progettazione delle opere pubbliche. Basta citare il titolo del punto 2.1.2 “Diritti umani e condizioni di lavoro“, oppure il punto 2.2.3 dove è scritto che “il progetto non può prevedere nuovi edifici o aumenti di volume di edifici in aree protette di qualunque livello o genere”. E quindi i CAM si sovrappongono ad altre leggi, norme e atti amministrativi, anche programmatici, quali ad esempio i Piani dei parchi e delle aree protette, mettendo i piedi sulle prerogative costituzionali di altri soggetti pubblici.

Un ulteriore esempio, ancora più eclatante è il decreto del MIT in corso di approvazione che regolamenterà i contenuti dei progetti. Nella versione approvata dal Consiglio Superiore del Lavori Pubblici si legge che il progetto di fattibilità tecnica ed economica dovrà contenere il DOCFAP, il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali. E, tra le altre attività, l’incaricato del progetto dovrà anche valutare localizzazioni alternative per l’opera, e finanche l’opzione zero, ovvero la possibilità che l’opera non sia affatto realizzata. E quindi il progettista dovrebbe smentire o comunque valutare le scelte già effettuate dall’amministrazione e anche addirittura quelle contenute negli atti programmatici da essa approvati. Come per esempio il piano urbanistico che per sua natura ha individuato dove realizzare una scuola o un ospedale. Quindi secondo il MIT l’amministrazione si dovrebbe affidare a un progettista, ovviamente retribuito, per fargli valutare propri atti già approvati attraverso procedure che, come nel caso degli strumenti urbanistici, durano anni.

Così per il MIT il processo progettuale è l’aspirazione a un mondo perfetto dove tutto è obbligatoriamente oggetto di valutazione e migliorabile all’infinito, purtroppo però ignorando tutta la legislazione, e i relativi effetti amministrativi, fuori dal perimetro di tale processo.

E così che le splendide creature dai mille colori possono illudersi che l’acquario sia il vero mondo, unico, perfetto e possibile, fino a quando però non vengano a conoscenza di quello che c’è fuori. Come nel caso del bravo manager che, nominato ai vertici del più grande soggetto attuatore statale, l’ANAS, una volta lì si rende conto che le norme, per quanto belle e perfette, non funzionano. E quindi convince Governo (ovvero il Ministro autore della riforma) e Parlamento che per rendere più efficiente l’azienda che conduce è necessario “liberala” dall’obbligo di applicazione del Codice degli appalti. E così si varano i provvedimenti per il trasferimento della proprietà dell’ANAS alle Ferrovie dello Stato, dove si compie il miracolo: le norme che valgono per tutti i soggetti pubblici lì non si applicano o, più precisamente, si applicano in modo soft! I pesci finalmente possono nuotare nelle acque libere del mare profondo dei c.d. “settori esclusi”. Che consentiranno di realizzare le strade nazionali con norme più snelle di quelle che dovranno applicare gli altri soggetti gestori di altre reti stradali, Regioni, Città metropolitane, Comuni.

Perché quindi non estendere ciò che si sta facendo per l’ANAS e creare nuove norme per una moderno sistema di pubblic procurment applicabile a tutti?

Nella prossima legislatura bisogna subito rottamare il Codice ed estendere a tutte le opere pubbliche le norme applicate nei settori esclusi modificandone, ove strettamente necessario, i contenuti al fine di meglio aderire ai principi e alle direttive comunitarie in materia.

Che significa passare dalla stagione della semplificazione delle procedure a quella della rottamazione delle procedure, sia per la realizzazione di opere pubbliche come in materia di governo del territorio e di ambiente.

 

 

Condividi

Scrivi un commento

Diventa il primo a commentare!!

wpDiscuz

Password dimenticata

Registrati