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La politica anti-sistema che degrada l'Italia

Il 2 aprile scorso si è svolta la maratona cittadina sia a Roma che a Milano. Sì, lo stesso giorno. Un episodio che, in un contesto che vive di logica localistica e anti-sistema, scivola via nell’indifferenza generale. Questa palese mancanza di coordinamento e comunicazione tra le due principali città italiane è sintomatica di una politica che guarda in piccolo, agisce senza visione e così facendo degrada gli interessi del sistema-Paese. La politica diventa anti-sistema. Perché costringere uno sportivo o un semplice appassionato (magari straniero) a scegliere tra Milano o Roma? Davvero non era possibile immaginare due date diverse? Immaginate realistico pensare che New York e Boston possano organizzare la maratona lo stesso giorno? Da quest’anno avremo non una, bensì due fiere ...

Una nuova casa per il centro destra

Il Movimento 5 Stelle può vincere le prossime elezioni. Per l’Italia sarebbe un disastro. Le loro proposte sono di estrema sinistra, i loro metodi sono da regime. Solo il centro destra oggi può evitare questo rischio. Può evitarlo se riesce a offrire soluzioni serie per far uscire l’Italia dalla crisi economica e sociale in cui si trova. Può evitarlo se prende atto che gran parte del suo popolo lo ha abbandonato per l’astensione o per il voto indignato al 5Stelle. Può evitarlo se ammette con umiltà che la propria offerta politica va aggiornata in coerenza con i tempi drammatici che stiamo vivendo e che solo questa può recuperare quel popolo perduto. Può evitarlo se prende atto che le diverse anime del centro destra non sono in competizione tra loro ma che il nostro avvers...

Europa e Islam: creare cittadini, non fedeli

L’Europa oggi si confronta con un Islam – talvolta radicale e violento – che le cresce dentro. Se, come molti sostengono, l’islamismo radicale rappresenta il fallimento delle tipologie di integrazione vigenti nei vari paesi, è però possibile trovare una risposta politica comune ed efficace. Una risposta comune che deve basarsi sulla volontà politica di non commettere l’errore fatto dal dittatore Tito nella Jugoslavia del secondo dopoguerra; un errore di cui ancora oggi noi paghiamo conseguenze che si concretizzano in un crescente fondamentalismo islamico balcanico. Tito creò, al fianco delle nazionalità croata, serba, slovena, macedone, ecc.. anche quella dei musulmani, andando così a sradicare dalle comunità di appartenenza su base linguistica, culturale ed etnica, individui e...

La narrazione renziana: come si costruisce il populismo di governo

Si sa, Renzi è un grande comunicatore. La sua onnipresenza mediatica ha mostrato all’opinione pubblica quanto l’ex sindaco di Firenze sappia comunicare ed emozionare: insomma narrare. La narrazione, almeno comunicativamente, è stata la cifra della sua ascesa politica. Si pensi agli efficacissimi frame lanciati da sindaco di Firenze: la rottamazione della vecchia classe dirigente piddina, la palude in cui si trovava l’Italia durante l’esecutivo Letta e il celeberrimo #enricostaisereno. Tuttavia la narrazione è stata anche la condanna di Renzi perché la sua figura si è andata sempre più identificando con una retorica falsa e ampollosa. Bisogna riconoscere che almeno durante la sua ascesa, Renzi era riuscito a rendere la propria comunicazione funzionale al messaggio ch...

Se siete sovranisti, combattete il debito

Tu chiamalo, se vuoi, sovranismo. È il trend politico del momento e accomuna leader e movimenti politici in tutto l’Occidente, da Nigel Farage a Donald Trump, da Matteo Salvini a Geert Wilders, da Norbert Hofer a Marine Le Pen. E non è certo un caso se il sovranismo viene spesso accostato al populismo, nei programmi dei movimenti politici che rappresentano queste istanze così come nella percezione dell’opinione pubblica. La domanda politica populista chiede di rimettere nelle mani della scelta collettiva (cioè della democrazia) ciò che rule of law, capitalismo, e globalizzazione hanno rimesso alla scelta individuale, ribaltando l’accezione negativa della dittatura della maggioranza e trasformandola in virtù, se non addirittura in un diritto da restituire ai cittadini. In campo economico, i...

Ricostruiamo un grande Paese

Per tornare a essere un Grande Paese gli italiani hanno bisogno di una rappresentanza politica nuova, coesa, onesta, libera, riformatrice.  Pronta a ricostruire lo Stato e le istituzioni su basi democratiche, popolari, federaliste. Lo Stato deve far sentire gli italiani sicuri, padroni del loro destino, forti in un paese forte.  Lo Stato è degli italiani. Oggi siamo sudditi di uno stato arrogante, costoso e inefficiente. Una nuova politica deve ricostruire un nuovo Stato, che si limiti a regolare in modo trasparente e efficiente il libero dispiegarsi della nostra società, delle nostre comunità. Per consentire il libero dispiegarsi delle energie private, lo Stato deve mettere tutti, individui e imprese, nella condizione di dare il meglio di sé e per questo esserne ricompensati. Il merito e ...

Perché serve un centro destra liberale e popolare

Siamo alla fine di un’epoca. La crisi del 2008, e la lunga stagnazione che ne segue, ha messo in crisi l’idea che un mondo globale, integrandosi, avrebbe dato vantaggio a tutti. Era un’idea che puntava sul ruolo propulsivo della finanza e ha fatto il successo della sinistra di Bill Clinton e di Tony Blair. Portava con sé diritti individuali per tutti, ingerenza umanitaria, individualismo senza limiti, legalismo iper-invadente, la convinzione che tutte le culture sono ugualmente buone. Diritti, multiculturalismo, Stato e spesa pubblica. Questa visione ideologica non ha retto l’impatto con la realtà del mondo globale e della rivoluzione digitale. Gli straordinari flussi migratori, l’impoverimento dei ceti medi, la mancanza di prospettive di futuro, il radicalismo religioso violento e assassi...

Per un'Italia liberale e popolare

L’Italia non è un Paese finito. Abbiamo una grande e diffusa creatività imprenditoriale, lavoratori straordinariamente capaci, famiglie responsabili e lungimiranti, persone che si mettono in gioco per il loro prossimo e per il bene di tutti. L’Italia non è un Paese finito. Da troppo tempo però la politica italiana si nutre di illusioni: l’illusione che la crescita si faccia indebitando i nostri figli; l’illusione che la solidarietà basti a garantire l’integrazione; l’illusione che basti lamentarsi dell’Europa perché l’Europa cambi; l’illusione che un leader che distribuisce ottimismo basti a far ripartire il Paese. L’Italia non è un Paese finito. Ma è un Paese in crisi profonda, che in nove anni ha perso un quarto della sua produzione industriale, un Paese incapace di attirare cervelli e c...

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