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Cultura

PD: Il partito senza identità

Perché il Partito democratico non è il partito delle riforme Il dibattito pubblico degli ultimi due mesi si è concentrato morbosamente sulle tensioni all’interno del Pd e sulla conseguente scissione della sua sinistra interna, poi costituitasi in Dp – sigla evocativa per i nostalgici del massimalismo nostrano. La scissione della minoranza dem era inevitabile per l’impostazione eccessivamente personalistica della leadership renziana e per la sicumera mostrata verso le correnti più di sinistra. Tuttavia, a differenza della celebre scissione di Livorno del 1921, tra massimalisti e socialisti riformisti, questa scissione non si è consumata su programmi politici e piattaforme programmatiche, ma è stata una frattura apertasi a causa della personalità di Renzi. Perché? Lo psicodramma Piddino può ...

L'onestà non basta

Negli ultimi tempi, forse negli ultimi venticinque anni, la politica italiana, con la piena complicità dell’opinione pubblica, si è concentrata quasi esclusivamente sul tema dell’onestà. L’onestà, dopo il terremoto politico di Tangentopoli, si è configurata come il carattere specifico della politica nostrana, come il centro della vita pubblica italiana. La politica, nel corso degli anni, si è infatti ridotta alla questione morale – maschera non troppo riuscita di un grave vuoto programmatico e ideale –, trasformandosi, infine, in puro moralismo. Questo processo ha raggiunto il suo apice con l’avvento del movimento 5 stelle e con la sua concezione garrula di onestà. I pentastellati tramite un processo riduzionistico, hanno ridefinito la politica come spazio esclusivo della...

Per una valorizzazione delle conoscenze

Un programma politico che si basa sulla valorizzazione delle “conoscenze” sarebbe certamente una novità assoluta nel panorama politico italiano che, salvo le vuote ostentazioni di Berlinguer della fine degli anni ’70, non ha mai promosso l’elevazione culturale quale strumento di progresso politico e sociale. Potrebbe essere sufficiente partire da pochi e mirati interventi: Introduzione di norme che facilitino (anche con DD.LL.), sotto il profilo burocratico, le sponsorizzazioni di restauri ed interventi di conservazione da parte di privati, con possibilità di pubblicizzare la sponsorizzazione economica, con rapporto direttamente proporzionale tra entità del contributo e numero di anni di “pubblicità”; Introduzione di norme (anche con DD.LL.) che promuovano l’affidamento ai privati della ge...

Perché non creare la Camera dell'Arte?

Mi vorrei ricollegare alla proposta di Emanuele Beluffi: creare a Milano la Camera dell’Arte (e del Design?, e della Cultura?…per ora la chiamo solo dell’Arte), a modello della Camera della Moda Italiana. Credo infatti sia necessario un punto di riferimento che disciplini, coordini e promuova lo sviluppo dell’arte contemporanea, proponendosi di tutelare e potenziare la diffusione della cultura e dell’arte, sia in Italia, sia all’estero. La Camera dell’Arte dovrà essere il punto di riferimento e l’interlocutore privilegiato per tutte quelle iniziative volte a valorizzare e a promuovere l’arte. È importante che vi sia un organismo in grado di raccogliere e far dialogare tutti gli interlocutori in gioco: gli artisti, i musei, le fondazioni private, le gallerie, le fiere, le agenzi...

Perché non dare più visibilità agli scienziati?

Analisi del bisogno: è indispensabile che i cittadini siano consapevoli e a conoscenza dei fatti scientifici salienti. Devono conoscere le implicazioni a livello planetario delle azioni che l’uomo intraprende. Una conoscenza ambientale mirata a mettere in luce quali sono i rischi e le opportunità di certi comportamenti. La mancanza di conoscenze scientifiche o perlomeno dei loro effetti è deleteria. Può provocare una serie di comportamenti, anche inconsapevoli, lesivi dell’ambiente e delle condizioni di vita per tutta la comunità. Si devono anche tener presenti le ripercussioni a livello sociale e morale che possono comportare le innovazioni della scienza. Ciò che non si comprende non può nemmeno essere amato. L’opinione pubblica diviene uno strumento manipolabile da chiunque che, di front...

Sulla ricerca scientifica

Premessa La conoscenza è un bene in sé e prima o poi i risultati dell’attività di ricerca troveranno uno sbocco nel migliorare la qualità della vita. La tecnologia procura benessere alla popolazione ed è quindi necessario innovare e sostenere la produzione di beni in cambio di profitti. L’elemento più importante è il tempo: il lungo periodo per i ricercatori, il breve o medio periodo per le imprese. Lo Stato si dovrebbe far carico dei tempi lunghi, i privati di quelli brevi. Quello che accade nei paesi anglosassoni, dove la scienza fa parte della cultura -è essa stessa cultura- è che la ricerca viene considerata un bene comune e condiviso e i ricercatori sono dei benemeriti. Inoltre c’è un interscambio fruttuoso tra accademia e impresa e i ricercatori migliori fanno da consulenti di grandi...

Metodi per liberare la cultura

La cultura è un rapporto fra produttore e consumatore e non ha colori politici. Se da un lato lo Stato non deve intervenire per fare cultura, dall’altro può porre le condizioni per la libera attivazione di ogni produzione culturale, sia privata che di interesse nazionale. Le sovvenzioni sono dannose perché sacrificano la qualità, hanno carattere esclusivo e non hanno come obiettivo il profitto (risultato: produzioni inutili). Le politiche culturali devono quindi essere inclusive. L’obiettivo di una politica culturale innovativa e di lungo periodo non è la democratizzazione del consumo culturale o il suo accrescimento quantitativo, ma la massimizzazione della qualità, che si ottiene attraverso le risorse del settore privato (il mondo produttivo: industria, moda, aziende creditizie) co...

Monitorare le best practice nella cultura

Premessa La società italiana è più meritevole del suo ceto politico e dirigenziale. Il Paese è imbrigliato e sono necessarie profonde riforme per affrontare le sfide presenti e quelle che ci attendono. Occorre lavorare su obiettivi di medio e lungo periodo favorendo un virtuoso ricambio tra società e classe dirigente. Individuare le migliori pratiche è possibile e metterle in atto è il nostro compito. Attraverso il nostro lavoro si libereranno le energie dell’Italia. Quale approccio adottare? Si deve passare attraverso un portentoso lavoro di ascolto e di sintesi. Ascoltare ed osservare direttamente la società stabilirà un nuovo tipo di legame tra rappresentati e rappresentanti e porterà consenso in tempi rapidi. Obiettivo Viste le necessità politiche, serve formulare in tempi ristretti le...

Verso un manifesto del Liberalismo Popolare

Nel mondo occidentale la libertà non è solo una parola e neppure una teoria, è una specie di “istinto” che appartiene a ciascun individuo come parte del suo DNA. L’Italia appartiene alla civiltà occidentale e la sua cultura ne è parte fondante. L’istinto della libertà non è mai morto nel popolo italiano: si è espresso al massimo nell’Umanesimo rinascimentale collocando l’Uomo al centro dell’universo, “artefice del proprio destino”; è sopravvissuto  allo scientismo illuminista, all’ideologia marxiana e al tecnicismo odierno. E  l’esigenza di maggiori libertà riemerge oggi con molta forza dal popolo italiano: libertà di esprimere e scrivere  le proprie opinioni senza essere tacitati dal conformismo del politically correct; libertà dallo strapotere dello Stato, della pubblica amministrazione,...

Intitolare una via a Craxi? Sì, ma prima #parliamodicraxi

Intitolare una via a Craxi, ad oggi, è inutile. È inutile perché ci si allontana dal cuore del problema, ovvero la necessità di aprire un serio dibattito storico-politico sull’ex leader del Psi. Diciassette anni dopo la sua morte, Craxi non ha pace: la sua figura desta ancora scalpore, perché non è stata debitamente analizzata e storicizzata. I convegni riguardanti l’operato dell’ex presidente del Consiglio – eccetto i preziosi incontri organizzati dalla fondazione Craxi – si concentrano esclusivamente sugli scandali di Mani Pulite e non ne considerano l’intera vicenda. L’impostazione giudiziario-moralistica del discorso ha impedito di comprendere il ruolo di Craxi nella storia italiana e nella storia della sinistra nostrana. Considerare Craxi un semplice ladro, insomma, ha allontanato, e ...

Cultura non è una parola di sinistra

Forse il più grande limite dei conservatori, dei moderati e dei liberali, in Italia e nel mondo, è quello di non essere riusciti a conquistare gli intellettuali, e di aver lasciato nella cultura campo libero alla sinistra, che da sempre la utilizza come arma ideologica per diffondere e fare accettare le proprie convinzioni presso il grande pubblico. L’elemento fondamentale di questo ‘monopolio culturale’ è che l’ideologia di sinistra arriva al grande pubblico sì attraverso la mediazione di “artisti”, scrittori e cantanti (si pensi a tutti quelli che ad ogni elezione si schierano immancabilmente con la sinistra, ad esempio durante l’ultima campagna elettorale americana), ma solo come ultimo anello di una catena di trasmissione che trova il suo principio nelle scuole, nelle aule universitari...

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