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Cultura

Valorizzazione delle conoscenze

Credo che la politica debba riappropriarsi dell’etica dell’azione disinteressata, poiché ritengo che sia l’unica etica da professare per arginare il dilagare dei populismi che, in un momento socio economico come quello attuale, rischiano di dividere così tanto la società da frantumarne irrimediabilmente il tessuto. La situazione sociale, di fronte a fenomeni congiunturali come l’immigrazione e la crisi economica, senza un rinnovato slancio etico, non sarà gestibile con le strategie populiste, buone solo a convogliare le masse e ad imbrigliarne le forze nel breve periodo. In tale ottica, la Cultura non potrà non essere la solida impalcatura sulla quale innestare le proposte economiche, quelle socio-assistenziali, quelle della sicurezza interna ed internazionale e la pacificazione sociale. U...

Marketing della cultura e territorialità

La cultura appartiene a quello che gli economisti definiscono un “bene di merito”, cioè fa parte di quei beni la cui produzione genera sistematicamente esternalità positive, o ritenute  tali dalla collettività. La cultura genera con la sua diffusione, cioè, vantaggi a tutta la collettività, e l’abitudine alla cultura crea dipendenza, produce, in chi la consuma, sempre nuovi e imprevedibili bisogni. E’ perciò compito del marketing della cultura non solo rispondere ai bisogni espressi dalla clientela, ma indurre bisogni che non sono percepiti, o che sono mal percepiti. Chi fa marketing della cultura non può così impostare le proprie politiche sulle richieste della “maggioranza” dei clienti, sui trend del mercato, ma deve lavorare sulla vocazione specifica dell’operatore e sui valori da affer...

L'antifascismo di maniera

L’antifascismo di maniera è tornato nuovamente alla ribalta. Sembrava che le categorie di fascismo e antifascismo fossero state definitivamente consegnate alla Storia, ma la proposta di legge di Emanuele Fiano ha riportato questa usurata dialettica all’ordine del giorno. Sgombriamo subito il campo da equivoci: la Resistenza e l’antifascismo sono imprescindibili per capire la storia della nostra Repubblica, negare il loro valore significherebbe ignorare le radici politiche del Bel Paese. Chi scrive non vuole assolutamente mettere in discussione questi valori, ma evidenziarne l’origine storica e l’uso strumentale che se ne è fatto negli ultimi anni. In questa sede non si analizzerà la proposta di legge nel merito, cosa peraltro fatta egregiamente in alcuni articoli ma ci si concentrerà sul r...

Cultura, Università, Pubblica Amministrazione

Per il rilancio del patrimonio culturale in Italia Concedere la gestione complessiva della massima parte dei siti culturali italiani a soggetti privati, lucrativi e onlus. In tal modo si può dare attuazione all’art. 57-bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio che prevede la possibilità di concedere l’uso dei beni culturali a terzi mediante concessione, pur mantenendo la proprietà degli stessi beni in capo allo Stato o agli altri enti pubblici territoriali (Regioni, province e comuni). Lo Stato e gli enti pubblici territoriali non hanno né risorse finanziarie né capacità gestionali tali da riuscire a garantire ottimali livelli di qualità di tutti gli istituti e luoghi della cultura. Lo stato di abbandono di molti luoghi pubblici e lo scarso rendimento economico ne sono la testimoni...

La scienza e la società

Tutto il XX secolo si è concentrato nell’applicazione dell’Illuminismo e dello scientismo al sociale. L’idea che la ragione e la scienza potessero essere applicate ai problemi della convivenza sociale ha percorso l’intero secolo , culminando nelle socialdemocrazie e nell’idea di Welfare State. Nei secoli precedenti la scienza era applicata esclusivamente ai fenomeni fisici ed il governo si interessava solo alle condizioni materiali del popolo. Il XX secolo ha prodotto un corpo solido, esteso e spesso anche efficace di teorie e di pratiche, applicate al sociale. Psicologia, sociologia, pedagogia (le scienza sociali) hanno reso la vita e la convivenza umana progressivamente migliori. Un secolo di scienze sociali ha registrato teorie e confutazioni, dibattiti e c...

Idee PER tornare a produrre cultura

L’Italia deve tornare ad essere un luogo di produzione culturale, oltre che di tradizione e conservazione. La cultura serve a valorizzare le nostre radici, perché custodire è civiltà: bisogna quindi  salvaguardare la nostra civiltà, base dell’integrazione con le altre culture (capirle e farsi capire). La civiltà occidentale affonda da secoli nelle radici giudaico-cristiane che hanno plasmato l’individuo come persona libera in quanto soggetto autonomo dotato del libero arbitrio, in grado di decidere della sua vita e del suo destino e rispettoso al tempo stesso della vita dell’altro come prossimo. Autonomia della persona, senso di responsabilità, rispetto per la vita propria e altrui sono i valori che ci distinguono dalle altre civiltà.  I valori della persona libera e le virtù civili ...

Politica e integrità

Con governanti burocrati a sinistra e governanti aziendalisti a destra, la classe politica italiana negli ultimi trent’anni ha ridotto il nostro Paese al disastro che tutti constatiamo. Eravamo la settima potenza industriale e ora continuiamo a perdere posizioni. I politici hanno speso troppo e sprecato molto sulla pelle nostra e dei nostri figli. Un Paese che spende senza investire e non promuove riforme per stare al passo con i cambiamenti non ha futuro. Oggi la figura del politico si presenta addirittura come il carrierista senza prospettive che si butta in politica perché non ha un  lavoro. Il popolo è esasperato ed arrabbiato in attesa di una legge elettorale che gli permetta di esercitare il suo sacrosanto diritto di eleggere i suoi rappresentanti. I partiti hanno perso qualsia...

Banda Larga, Italia ultima in UE: servono più investimenti anche nell'Educazione-IT

L’Italia appare in ritardo rispetto alla media UE in quasi tutti gli indicatori per quel che riguarda il mondo delle reti-web, ancorata a un 34,9% di persone che non usano internet regolarmente (fonte Istat) e al 55% di famiglie abbonate alla rete fissa, dato più basso d’Europa (fonte Libro bianco EY). (Fonte: ilSole24Ore) Banda Larga, siamo gli ultimi in UE Dieci anni di piani, comitati e risorse pubbliche – 4 miliardi tra somme già spese e impegnate – non sono bastati a staccare l’Italia dalle retrovie europee della banda larga. Nel 2017 si può idealmente celebrare il decennale delle politiche anti «digital divide»: nel 2007 nacque il Comitato interministeriale per la banda larga, si avviarono i Patti territoriali con le Regioni e l’anno dopo per la prima volta in una Finanzi...

Présidentielle 2017: un chiaro messaggio anche per l'Italia

I partiti tradizionali sono definitivamente tramontati. Questa è l’evidenza più chiara che giunge dal secondo turno delle presidenziali Francesi. I partiti pesanti del Novecento, e il conseguente panorama politico che hanno designato per alcuni decenni, si sono definitivamente esauriti. La contrapposizione tra partiti di destra e partiti di sinistra, in altre parole, si è ormai conclusa, perché le fratture da cui si erano originati e a cui avevano dato rappresentanza politica (i cleavages descritti da Rokkan e Lipset) si sono riassorbite a causa dell’omologazione provocata dalla globalizzazione. Si pensi alla frattura città/campagna o alla frattura tra Stato /Chiesa: la globalizzazione e il progresso hanno sanato le divisioni a cui avevano dato voce i partiti tradizionali. Anch...

Dalla Francia una speranza per l'Italia (forse!)

Emmanuel Macron ha vinto (per ora) facile. Oltre Le Pen il nulla, zero avversari: i socialisti alla sfascio per l’infausta reggenza di Hollande non erano nelle condizioni di minacciarlo (Hamon della gauche todos caballeros è un vecchio arnese della sinistra mangiapreti molto simile ai nostrani “grilletti”, mentre Mélenchon ha solo stupito con gli effetti speciali, vedi i comizi in simultanea via ologrammi), mentre i gollisti avevano preferito affidarsi al rappresentante di una destra fuori tempo massimo, quel Fillon bloccato in partenza per via giudiziaria per gli incarichi ministeriali dei propri famigli (moglie e figlia. Ma se i gollisti avessero evitato le infauste primarie e mandato avanti d’imperio Juppé, attuale sindaco di Bordeaux, sarebbe forse andata in mod...

Identità di popolo e progetto politico

Un Paese che dimentica la sua storia, oscurando le proprie radici culturali, e si apre così tanto alla diversità da perdere se stesso non è in grado di costruire una politica di largo respiro per il futuro dei suoi figli. Perde infatti la sua identità, o se tale identità era già debole come nel caso dell’Italia, rischia di non riconoscere più le sue origini. Delineare un progetto politico di durata almeno trentennale è oggi una priorità per il nostro Paese e nell’approssimarsi della scadenza elettorale i cittadini dovrebbero essere chiamati a dare il loro consenso a un programma che, di coalizione o meno, sia chiaro e preciso sul come e verso dove si intende indirizzare il Paese, precisando conseguenze e prevedendo i possibili risultati delle scelte del nuovo governo. Gli eletti avranno la...

PD: Il partito senza identità

Perché il Partito democratico non è il partito delle riforme Il dibattito pubblico degli ultimi due mesi si è concentrato morbosamente sulle tensioni all’interno del Pd e sulla conseguente scissione della sua sinistra interna, poi costituitasi in Dp – sigla evocativa per i nostalgici del massimalismo nostrano. La scissione della minoranza dem era inevitabile per l’impostazione eccessivamente personalistica della leadership renziana e per la sicumera mostrata verso le correnti più di sinistra. Tuttavia, a differenza della celebre scissione di Livorno del 1921, tra massimalisti e socialisti riformisti, questa scissione non si è consumata su programmi politici e piattaforme programmatiche, ma è stata una frattura apertasi a causa della personalità di Renzi. Perché? Lo psicodramma Piddino può ...

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