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Cultura

La politica deve riscoprire l’ideologia del bene comune

In questi tempi il nostro paese sta vivendo il periodo politico sicuramente tra i più bui dalla Seconda Repubblica. Il tempo trascorre inesorabilmente e sembra quasi non ci si renda conto dello stato di degrado ideologico nel quale ci troviamo. Quelle ideologie tanto vituperate oggi e che erano il fondamento dei partiti e della politica dal dopoguerra fino alla loro frantumazione cui stiamo assistendo da inizio secolo. Oggi queste ideologie sono state cancellate, non fanno parte della cultura politica e questa è diventata proprietà di leader politici che si impongono grazie aquesto generale impoverimento. Politici che liberi da ogni ideologia cambiano partito o movimento come fossero squadre sportive. Come è possibile che quello che era il Centrodestra a guida Forza Italia alleata di una L...

Il manifesto di Calenda non fa i conti con il passato della sinistra

Perché non firmo il Manifesto europeista di Calenda Oggi mi ha chiamato Andrée Shammah, amica di lunga data, per invitarmi a firmare il manifesto europeista di Calenda.  Sono in treno e mi è difficile spiegarle, con la linea che cade di continuo (come avviene purtroppo in Italia), perché non lo firmo, anzi, non lo posso firmare.  E allora le scrivo. Cara Andrèe, l’iniziativa di Calenda è sicuramente lodevole, utile a rilanciare la sinistra in Italia e si muove nel solco dell’Ulivo e di tutti i tentativi fatti negli ultimi 25 anni di allargare il fronte di sinistra sempre lacerato da profonde divisioni e personali rancori. Però quello non è il mio manifesto. Io credo che una nuova forza politica che voglia sconfiggere la cultura dell’invidia, dell’odio, del rancore, dell’uno vale uno, dell’...

Cultura: un bene prezioso per la Lombardia

La cultura non è mai stata tra le priorità dei nostri governi e gli investimenti sulla cultura sono da sempre trascurati. La cultura è la Cenerentola delle politiche di investimento. Eppure è la cultura che identifica un popolo: senza cultura un popolo perde la sua identità e le comunità perdono la loro coesione sociale. In Italia dal dopoguerra ad oggi la cultura è stata una sorta di instrumentum regni nelle mani della sinistra per quel tacito accordo politico che affidò a comunisti e socialisti il monopolio di tutti gli spazi e le istituzioni culturali, dalla scuola alle istituzioni artistiche alla TV e all’editoria. A settant’anni di distanza parte della sinistra ha sdoganato Marx e il socialismo reale ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un blocco culturale illiberale fondato ...

Cinquant'anni fa, la primavera di Praga

Sembrano in pochi a ricordarlo, ma Energie PER l’Italia non può non farlo. In quell’inizio anno il riformista slovacco Alexander Dubcek salì al potere, e continuò a governare  fino al 20 agosto dello stesso anno, cioè fino all’invasione dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati del Patto di Varsavia. I Comunisti italiani, che in Ungheria nel ’56 si erano schierati in blocco con l’Urss, iniziarono timidamente a prendere le distanze. Non ruppero però con Mosca. Contro i carri armati in quegli anni i giovani comunisti balbettavo e fra i giovani socialisti emergeva Bettino Craxi. Questi, anche per la profonda conoscenza delle dinamiche del socialismo reale, non esitò un attimo e fin dal primo momento si schierò per le libertà. Nel ’68 divenne, per la pr...

L'industria culturale in Italia c'è ma non si ve(n)de

Leggiamo poco: e questo si sapeva. Siamo i penultimi in Europa a esportare il nostro patrimonio culturale: non ne eravamo certi ma saperlo non ci sorprende. Infine il settore cultura non dà lavoro: sappiamo anche questo, citofonare ex neolaureati attualmente impegnati nei call center. Dire che il quadro offerto dall’Istat sia a tinte fosche è dir poco: qui la situazione pare drammatica. I dati forniti dall’Istituto di Statistica risalgono al 2015 e chissà se nel corso degli ultimi due anni la situazione è cambiata (in peggio). La lettura dell’articolo di Marco Cobianchi pubblicato sul Giornale ci dice chiaramente una cosa: la cultura in Italia sarebbe (condizionale d’obbligo) un comparto a dir poco florido, ma c’entrano poco gli investimenti pubblici nel settore. L’Italia nel 2015 ha stanz...

Proposta per una cultura critica

Il mondo in cui ci troviamo a vivere oggi è assai arretrato perché arretrata è la politica culturale proposta, sebbene spesso sia completamente assente. Personalmente credo, infatti, che soltanto attivando una politica culturale seria e lungimirante, volta all’apertura del mondo della cultura anche al mondo dei privati, si possa riuscire a proporre sempre più qualità e meno mediocrità, sempre più bellezza e meno immondizia, sempre più cultura e meno ignoranza.Fare cultura significa porre le basi per l’accrescimento sociale basato su di una popolazione sapiente e cosciente, capace di prendere decisioni e soprattutto di saper scegliere. Il Mondo di oggi è in continua evoluzione e non sempre questo significa fare un passo avanti verso “l’umanizzazione” dello stesso, anzi spesso significa alim...

I Musei da promuovere in Italia

Si dimentica che i più famosi e visitati musei del mondo hanno strutture imponenti per i depositi e i laboratori di restauro e ricerca, basti ricordare il British Museum di Londra e lo Smithsonian Institution di Washington, il Getty di Los Angeles. Uno dei punti nodali nel discorso di valorizzazione, conservazione, gestione e tutela, termini che in Italia molto spesso sono stati in antitesi, sono quindi i depositi. Oggi quindi la riserva (è meglio usare questo termine se facciamo riferimento a Beni Artistici che normalmente non sono esposti) costituisce un fondo straordinario al quale attingere per le attività previste dal museo: prestiti, mostre, attività didattiche e. perché no?, per esposizioni diffuse nelle periferie. Queste mostre costano poco e rendono molto in termini di crescita cu...

PRIVATIZZARE LA CULTURA? MA ANCHE SÌ

“Quando salite in macchina, vi sentite in ansia perché l’ha costruita un’azienda privata? Quando andate al cinema inorridite al pensiero che il film della Walt Disney che state vedendo è stato pagato da un produttore privato e proiettato in un multisala privato?“ E ancora: “Trovate preoccupante che Dante, Omero, Shakespeare, Leopardi, D’Annunzio, Calvino, non siano tutelati da un ente pubblico ma siano diffusi, pubblicati, ripubblicati da industrie editoriali private come Mondadori, Garzanti, Rizzoli?” È il gemello diverso, diversissimo, di Tommaso Montanari, nel senso che anche lui è storico dell’arte e non è uno che le manda a dire, ma a differenza della superstar del ceto medio riflessivo, Luca Nannipieri afferma che la sola via per salvar...

Cultura e federalismo identitario per un’Italia più unita, forte e competitiva nell'era della globalizzazione

Per aiutare il paese ad essere efficiente e forte, capace di gestire da protagonista (e non subire) le dinamiche della globalizzazione, occorre rafforzare l’identità italiana operando sulla cultura, sulla gestione dei beni culturali, ovvero sull’architettura della res publica. Nello specifico occorre: Riorganizzare il sistema delle autonomie e degli enti territoriali della Repubblica italiana in senso democratico, ovvero (vista la storia politica e culturale del paese) in senso federale, così da responsabilizzare i cittadini e le comunità con autonomia e autogoverno. Occorre però che tale federalismo non sia di tipo burocratico (quello che guarda solo al numero di abitanti e km) ma che sia ispirato dal rispetto per le specificità delle singole comunità, per le identità territoriali storich...

Cultura, lavoro, sistema televisivo e istituti italiani di cultura all'estero

Censimento ed emersione di spazi con potenziali per utilizzo culturale La provincia italiana è piena di piccoli tesori, teatrini poco utilizzati o da ristrutturare, fabbriche abbandonate da riconvertire, auditorium mai aperti, sale cinematografiche chiuse, scuole abbandonate. Tutto questo patrimonio può essere catalogato e utilizzato creando lavoro e servizi per nuovi spazi di formazione, commercializzazione, scambi, aggregazione, sperimentazione. Questo al fine di creare un visibile fermento creativo e un dinamico risveglio culturale in settori diversi, coordinati tra di loro: musica, design, pittura, multimedia, teatro, cinema, scienza. Nuova politica servizio pubblico Rai A questa “rivoluzione” si deve aggiungere un nuovo e totale utilizzo di una rete Rai che rappresenterà d...

La difficile costruzione di un'identità europea

I processi politici e istituzionali che hanno portato alla creazione della Comunità Europea prima, e dell’Unione europea più tardi, sono stati concepiti come progetti di natura elitaria portati avanti da ministri e capi di stato sostenuti da un’armata di funzionari altamente qualificati in un angolo remoto dell’Europa: prima il Lussemburgo e poi Bruxelles. L’Unione europea è stata concepita per rimanere quanto più distante è possibile dai propri cittadini e protetta da qual si voglia forma d’interferenza popolare. Le ragioni di questa scelta non sono difficili da identificare: l’Europa ha sofferto molto durante un lungo periodo di attiva partecipazione popolare e di politici populisti. I due principali esempi sono stati il fascismo (di stampo Italo-Iberi...

Cultura motore dell'Italia

Cultura e Economia Il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera 89,7 miliardi di euro e coinvolge altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale e creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia). E se nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con...

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