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Esteri

Business immigrazione irregolare: come i trafficanti di uomini illudono i migranti.

Come i governi africani stanno reagendo all’emigrazione illegale e che cosa fa ( o non fa ) la UE.

Come i governi africani stanno reagendo all’emigrazione illegale e che cosa fa ( o non fa ) la UE.

*su Open_Esteri gli articoli dei partecipanti del gruppo Esteri di Energie per l'Italia. Segui il dibattito.*

di Caterina Simon

Nell’animata (e, spesso, animosa) discussione sul fenomeno migratorio, incuneata fra chi parla di costruire “ponti e non muri” e chi, all’opposto, vorrebbe sigillare le frontiere, c’è un convitato di pietra: l’Africa.

Il punto di vista africano, o quantomeno il domandarsi se ce ne sia uno e quale questo  potrebbe essere, non viene preso in considerazione né dai fautori dell’accoglienza né dai suoi oppositori.

Eppure in Africa si moltiplicano le campagne da parte di governi, istituzioni religiose e associazioni non governative, per contrastare l’emigrazione illegale dei propri cittadini. Infatti, le conseguenze economiche e sociali dovute alla continua emorragia di risorse umane, perlopiù giovani, cominciano a preoccupare i governi di diversi stati africani.

Il governo del Senegal è tra i più attivi in questo senso. “Stiamo perdendo la forza lavoro necessaria per costruire il nostro paese” ha detto il Segretario di Stato Souleymani Diop “Quasi ogni giorno uomini donne e bambini partono attratti da una speranza che alla fine si dimostra solo un’illusione. Migliaia di giovani muoiono nel Mediterraneo e gruppi organizzati di criminali continuano ad organizzare la morte per qualche migliaio di euro.” Ha quindi concluso richiamando “famiglie, genitori e guide religiose al loro senso di responsabilità affinché s’impegnino a far capire ai loro figli e ai loro fedeli che in Europa non c’è più niente da fare, non vale la pena andare.” Il governo del Senegal si è inoltre impegnato a riportare in Patria tutti i senegalesi all’estero che si trovino in difficoltà.

Anche la Costa d’Avorio ha messo in piedi un organismo per prendersi cura degli emigrati che rientrano in patria non essendo riusciti a raggiungere l’Europa. Inoltre ha coinvolto sacerdoti, imam e capi tradizionali in incontri nel corso dei quali vengono spiegate, tramite filmati e testimonianze, le condizioni estremamente difficili in cui avviene l’emigrazione illegale.

“Il mio Eldorado è il Mali. Stop all’emigrazione irregolare” è la campagna lanciata dal governo del Mali nel 2014. «Il nostro governo – ha detto il ministro per i maliani all’estero Abdramane Sylla durante la cerimonia di presentazione della campagna – ha posto come suo obiettivo prioritario la lotta contro l’emigrazione irregolare». Gli sforzi del governo del Mali si sono concentrati anche nel contrasto al traffico di minori. Infatti sono sempre di più le famiglie che affidano i minori, bambini ed adolescenti, ai trafficanti, sapendo che, una volta giunti a destinazione, non verranno rimpatriati ed anzi avranno diritto al ricongiungimento familiare. Tanto per dare qualche numero, nel 2016 il 92% dei minori sbarcati in Italia sono arrivati da soli, circa il 12% del totale ed il doppio rispetto al 2015. Pertanto nel 2014 il governo del Mali ha varato una legge che punisce i genitori che costringono i figli ad emigrare.  

A questo proposito, è bene farsi un’idea di quale giro d’affari ci sia intorno all’emigrazione illegale. Secondo dati Europol risalenti al 2015 (quindi inferiori rispetto agli anni successivi), il fatturato delle organizzazioni di trafficanti per quanto riguarda la sola rotta europea, si aggira intorno ai 6 miliardi di dollari, con circa 40.000 persone coinvolte in un centinaio di paesi diversi e un fatturato medio per ciascun addetto intorno a 150.000 euro. Si stima che nel 2015 si siano rivolti ai trafficanti il 90% degli emigrati giunti in Europa. Difronte a queste cifre non stupisce che le organizzazioni dei trafficanti siano sempre più attive nel promuovere l’emigrazione illegale illudendo le persone con false promesse e ricorrendo ad ogni sorta di trucchi per convincere le persone, soprattutto i giovani, i genitori di minori e le donne, ad emigrare. Secondo Frontex i trafficanti “ricorrono ai social media per farsi pubblicità ed attirare con tariffe promettenti migliaia di disperati che poi restano in loro balia”. Inoltre sono sempre più evidenti il coinvolgimento dei trafficanti in altri tipi di criminalità ed in particolare lo spaccio di droga e la tratta a scopo di sfruttamento, di quest’ultima sono vittime soprattutto donne e minori.

A questo proposito, la Nigeria ha cominciato una campagna contro l’emigrazione irregolare rivolta, in particolare, alle giovani donne, preda di trafficanti che le attirano con promesse di lavoro e di matrimonio per poi, invece, avviarle alla prostituzione. Per mettere in guardia famiglie e ragazze sono comparsi dei manifesti che racano questa scritta «Diffida degli estranei che fanno offerte allettanti: un lavoro all’estero, un matrimonio… I trafficanti di uomini conoscono molti trucchi. Rifiuta!».

Anche il Niger ha varato una legge che punisce la tratta di uomini con pene fino ai 30 anni, sequestro dei veicoli e multe tra i 4.500 e i 45.000 euro.

L’Etiopia, dopo che 28 emigranti etiopi cristiani furono giustiziati dall’Isis in Libia nel 2015, ha avviato una campagna volta a combattere l’emigrazione clandestina e ad informare la popolazione circa i rischi dell’emigrazione irregolare.

Anche il presidente del Gambia, Yahya Jammeh, in un discorso rivolto alla nazione, ha parlato del crescente numero di giovani gambiani morti nel viaggio verso l’Europa “Tutti abbiamo visto in televisione gli europei parlare della crisi economica che ha colpito il loro continente” ha detto “eppure ci sono famiglie che pagano per mandare figli e figlie a morire nel Mediterraneo. Ci sono genitori a cui non importa come i figli si guadagnano da vivere in Europa, basta che mandino denaro a casa. Non si comporterebbero così se fossero buoni musulmani.” Ha poi concluso, facendo leva sul fatto che oltre il 90% della popolazione gambiana è musulmana.

Persino la Somalia, unico paese africano insieme all’Eritrea i cui cittadini potrebbero avere diritto all’asilo, ha deciso di combattere l’emigrazione irregolare chiudendo l’accesso al Sudan, porta attraverso la quale transitano i flussi migratori dall’Africa orientale diretti verso Libia e Sinai.

Dal quadro complessivo che emerge da queste informazioni, sembrerebbe quindi non solo che l’Europa stia trascurando di considerare quale sia la posizione dei governi africani, ma che, continuando a sostenere i doveri ed i benefici dell’accoglienza, stia addirittura finendo col fare un favore alle organizzazioni criminali dei trafficanti d’uomini.

È curioso notare tra l’altro, che mentre in Europa le associazioni cattoliche e il Papa stesso sono tra i più attivi nel predicare l’accoglienza illimitata, in Africa sono viceversa proprio le Conferenze Episcopali ad essere totalmente impegnate nel prevenire e scoraggiare l’emigrazione illegale. Monsignor Nicolas Djomo, vescovo di Tshumbe e presidente della Conferenza episcopale della Repubblica Democratica del Congo si è rivolto ai giovani africani con queste parole «Non permettete che delle false prospettive di ricchezza vi inducano a lasciare i vostri paesi in cerca di inesistenti impieghi in Europa e in America. Non cercate soluzioni ai vostri problemi lontano, ma lottate invece per costruire una società migliore in Africa. Utilizzate i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione per rinnovare e trasformare il nostro continente e per la promozione di giustizia, pace e riconciliazione durature in Africa. Voi siete il tesoro dell’Africa.».

A conclusione di tutto ciò si può dire che, quindi, l’appoggio ai governi africani impegnati nel contrastare l’emigrazione illegale dei loro cittadini può essere un valido strumento, fin qui trascurato, per frenare i flussi diretti in Europa.

L’Unione Europea si è impegnata a sostenere finanziariamente il Mali a creare posti di lavoro e rafforzare le frontiere ma occorre fare di più.

Bisogna che le persone intenzionate ad emigrare illegalmente siano informate sulla realtà sia del viaggio per raggiungere l’Europa che sulle reali condizioni di vita e di prospettive una volta giunti a destinazione.

Occorre sostenere con convinzione i governi impegnati nel contrasto all’emigrazione illegale appoggiandoli in campagne di informazione capillare e ben organizzata, coinvolgendo a tal scopo ambasciate, consolati, mass media, associazione di volontariato e non governative, agenzie delle Nazioni Unite, diocesi, missioni, reti delle moschee, capi tradizionali.

Occorre definire modalità di immigrazione legali verso i paesi europei che corrispondano a reali esigenze ed interessi  economici sia dei paesi di origine che di destinazione

Vanno pubblicizzati, tramite i canali che riescano a raggiungere il maggiore numero di persone, i reportage sui naufragi, rese note le sofferenze, le privazioni e gli abusi a cui sono sottoposti gli emigranti nel loro viaggio verso il Mediterraneo. Se per esempio venisse reso noto il rapporto dell’Unicef sul trattamento inflitto ai bambini dai trafficanti, un rapporto, come testimoniato da un servizio della BBC che documenta “con particolari talvolta raccapriccianti storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali subiti dai bambini”, e se questo rapporto fosse letto per esempio il venerdì in moschea, la domenica a messa e pubblicizzato dai mass media, probabilmente ci sarebbero meno genitori che affiderebbero i loro figli ai trafficanti.

Altrettanto, se non di più, servirebbero informazioni vere sulle condizioni di vita degli emigranti una volta giunti in Europa ed in Italia, in particolare. La difficoltà a trovare lavoro, la mancanza di prospettive, i limiti dell’assistenza, il lavoro nero, il pericolo concreto di finire coinvolti in attività illegali, sia per necessità che perché costretti.

Affiancare perciò i governi africani in questo sforzo è una strada trascurata e tutt’ora poco battuta di contrasto all’emigrazione illegale e al traffico di esseri umani.

 

Fonti:

Anna Bono “Migranti? Migranti? Migranti?”, edizioni Segno

“L’Eldorado è in Africa, l’appello inascoltato dei vescovi” La Nuova Bussola Quotidiana

“il tesoro che l’Africa sta buttando in mare” Tempi.it

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1 Commento su "Business immigrazione irregolare: come i trafficanti di uomini illudono i migranti."

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Cristina Svegliàti
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Ottima analisi, Caterina!

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