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Disegni di legge / Riforme istituzionali

Bene il sistema tedesco, ma manca ancora qualcosa

di Giovanni Savoia

Pare che l’accordo su una legge elettorale “alla tedesca” tra le maggiori forze politiche in Parlamento sia stato trovato, e sia solido.
È certo un bene, dopo mesi e mesi trascorsi nella palude originata dalla sonora bocciatura della riforma costituzionale nel referendum del 4 dicembre scorso.
In attesa di leggere il testo definitivo del disegno di legge che verrà portato all’approvazione delle Camere – perché, in questa materia, i dettagli contano, eccome – si possono formulare alcune considerazioni sul sistema elettorale tedesco e sulla sua applicabilità al contesto italiano.

In primo luogo, si tratta certamente di un sistema che favorisce la rappresentanza delle opinioni politiche presenti nel Paese, e ciò in virtù della sua base sostanzialmente proporzionale. I seggi in Parlamento, cioè, sono attribuiti proporzionalmente al numero di voti ottenuti da ciascuna lista.
Inoltre, prevedendo l’attribuzione dei seggi in parte attraverso i collegi uninominali e in parte attraverso liste bloccate ma corte (di quattro o cinque candidati), si favorisce il legame tra candidato ed elettori, che hanno modo così di conoscere i nomi e i profili dei candidati nel proprio collegio, valutarne la linea politica e scegliere liberamente chi votare.
Infine, la presenza di una (seria) soglia di sbarramento, al 5%, favorisce la riduzione dei partiti presenti in Parlamento, evitando così eccessiva frammentazione e agevolando la formazione di maggioranze di governo stabili.

In linea teorica, dunque, pare che quello tedesco sia un sistema elettorale dalle caratteristiche apprezzabili, ma la verità è che, in teoria, tutti i sistemi elettorali sono dei “buoni sistemi”. Non è forse un buon sistema anche il maggioritario a turno unico inglese? E non lo è anche il maggioritario a doppio turno francese?
La vera questione è capire perché in Germania il sistema elettorale funziona e se esso può funzionare anche in Italia.

E qui cominciano i problemi, perché in Germania ci sono due elementi senza i quali, con ogni probabilità, non vi sarebbe stata la tradizionale stabilità tedesca dal dopoguerra in avanti che tutti invidiamo. Anzitutto, sono fondamentali due caratteristiche dell’assetto istituzionale tedesco: l’applicazione della legge elettorale alla sola Camera bassa (Bundestag) e la presenza dell’istituto della sfiducia costruttiva.
La presenza di una sola camera eletta direttamente dal corpo elettorale, infatti, evita che la stessa legge elettorale dia esiti diversi, qualora applicata in un Parlamento bicamerale. E qui bisognerà prima o poi ragionare nuovamente sul nostro bicameralismo paritario, riformandolo possibilmente in maniera più razionale di quanto si sia tentato di fare con la (pasticciata) riforma Renzi-Boschi.

La sfiducia costruttiva, dal canto suo, assicura contro il rischio di crisi di governo al buio, imponendo a chi intenda sfiduciare il Governo di presentare un nuovo Governo che goda della maggioranza in Parlamento. Il vero motivo della stabilità tedesca risiede proprio in questo istituto costituzionale. E molto bene ha fatto Stefano Parisi a presentare un disegno di legge costituzionale in tal senso.
In secondo luogo, in Germania esiste un radicato e consolidato sistema di grandi partiti (in particolare CDU e SPD), che durano da molti decenni e si contendono la guida del Governo. Essi inoltre sono regolamentati da una legge che ne assicura la democrazia interna.

Tutto ciò in Italia non c’è: il Parlamento è caratterizzato da un bicameralismo paritario, non esiste la sfiducia costruttiva e i partiti nascono e muoiono nel giro di qualche anno, senza un reale radicamento sul territorio e senza una vera partecipazione degli iscritti, che qualcuno vorrebbe scimmiottare attraverso oscuri sistemi sul web.
Bene, dunque, il sistema tedesco, purché la prossima legislatura sia dedicata – oltre alle urgenti riforme economiche e sociali di cui il Paese ha estremo bisogno – anche al rafforzamento della stabilità delle istituzioni e della democrazia interna ai partiti. Solo così potremo dirci realmente “tedeschi”.

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1 Commento su "Bene il sistema tedesco, ma manca ancora qualcosa"

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Roberto Pisani
Iscritto
Scrive Roberto Pisani Segretario Nuovo PSI Area Metropolitana Genova (Energie per l’Italia) Preg.mo Giovanni Savoia Concordo, ma ci sono oltre dei problemi di importanza notevole nell’eventuale applicazione del sistema elettorale Tedesco alla Costituzione Italiana. 1) la quota di sbarramento al 5% non può essere applicata a livello nazionale per le Elezioni al Senato, ma solo a livello regionale 2) le schede elettorali dovranno essere costituzionalmente due distinte una per Camera e l’altra per il Senato 3) non possono essere assegnati per Costituzione Seggi aggiuntivi come in Germania 4) la soglia di sbarramento al 5% a livello nazionale e regionale (al… Leggi di più
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