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Energia e Ambiente

Auto-produzione di energia elettrica: novità e prospettive per il prosumer

A novembre 2016, un nuovo Energy Package della Commissione Europea finalizzato, tra le altre cose, a consentire che i cittadini siano facilitati nel produrre la propria energia rinnovabile; da marzo 2017, meno oneri generali di sistema per l'auto-produzione. Il dado è tratto? Forse.

Negli ultimi tempi, anche in ambito energetico, si parla sempre più spesso di prosumer, vale a dire un soggetto che, al contempo, è produttore e consumatore di energia elettrica.
A oggi, a livello europeo, non esiste una definizione di auto-consumatore (o auto-produttore) di energia né, tanto meno, una disciplina unitaria. Pertanto, gli Stati Membri si sono dotati di differenti legal framework che hanno condotto a un elevato grado di frammentazione e a livelli diversi di implementazione della disciplina dell’auto-consumo in Europa.

Il quadro europeo

Il 30 novembre 2016, la Commissione Europea ha presentato il «Clean energy for all Europeans», un pacchetto (anche detto «Winter Package») di 8 proposte legislative, finalizzate a guidare la transizione verso un’energia pulita.
Secondo la Commissione UE, questo pacchetto può produrre un aumento dell'1% del PIL nell'arco del prossimo decennio, oltre a creare 900.000 nuovi posti di lavoro.
Tra le proposte legislative, vi è quella di revisione della attuale Direttiva 2009/28/CE sulle energie rinnovabili, con l'introduzione, tra le altre cose:
(i) della definizione giuridica di auto-consumatore (prosumer) di energia da fonti rinnovabili;
(ii) dell'obbligo per gli Stati Membri di autorizzare e regolare l'auto-consumo senza che esso sia soggetto a procedure e oneri sproporzionati;
(iii) di un articolo dedicato alla produzione, al consumo, allo storage e alla vendita di energia da parte delle cosiddette renewable energy communities (comunità produttrici/consumatrici di energia rinnovabile o comunità energetiche), che possono essere anche PMI.
Ai sensi della proposta di revisione della Direttiva 2009/28/CE, l'auto-consumatore di energia rinnovabile è un cliente [...] "che consuma e può immagazzinare e vendere energia elettrica
rinnovabile generata nei suoi locali; rientra nella definizione un condominio, un sito commerciale o di servizi condivisi o un sistema di distribuzione chiuso, purché, per gli auto-consumatori di energia rinnovabile diversi dai nuclei familiari, tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale".
La direttiva revisionata dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2021 e (ad eccezione di alcune previsioni) dovrebbe essere recepita nell'ordinamento nazionale entro il 30 giugno 2021.

Il quadro italiano

In Italia, nell'ambito dell'auto-produzione di energia elettrica, possiamo distinguere, principalmente, due gruppi di sistemi:
- sistemi di distribuzione chiusi (SDC);
- sistemi semplici di produzione e consumo (SSPC).
Gli SDC, considerati reti elettriche private, riforniscono, generalmente, clienti industriali e commerciali e hanno più di un cliente finale.
Un esempio di SDC è un centro commerciale in possesso di uno o più impianti utili ad alimentare le utenze dei diversi negozi; esso ha, quindi, più di un cliente finale, diversamente dagli SSPC che, invece, devono avere un solo cliente finale.
Un esempio di SSPC, considerato invece attività di auto-approvvigionamento energetico (non è, quindi, una rete elettrica), è un utente domestico con un impianto fotovoltaico.
Sia gli SDC sia gli SSPC si suddividono in diversi sottoinsiemi; in particolare, all'interno degli SSPC possiamo individuare:
- i sistemi efficienti di utenza (SEU); e
- lo scambio sul posto di tipo A (SSP-A).
Entrambe le qualifiche sono rilasciate dal GSE in presenza di una serie di condizioni e si applicano unicamente ai sistemi i cui impianti di produzione sono alimentati da fonti rinnovabili (per gli SSP-A, la potenza dell'impianto di produzione, entrato in esercizio dal 1° gennaio 2015, non deve essere superiore fino a 500kW) ovvero operanti in regime di cogenerazione ad alto rendimento (cfr. DM n. 55593 del 4 agosto 2011).
Sia gli SDC sia gli SSPC possono avere l'impianto di produzione alimentato da fonte fossile (nel caso degli SSPC, essi rientrano in sottoinsiemi diversi con regole parzialmente diverse).

Con specifico riguardo agli oneri generali di sistema (che rappresentano parte dei costi che ognuno di noi paga per la rete elettrica), si è dibattuto a lungo su quanto SDC ed SSPC dovessero farsene carico e se fosse, specificamente, corretto conteggiarli rispetto all'energia prelevata o rispetto all’energia consumata (vale a dire se anche su quella auto-prodotta).
Il 1° marzo 2017 è entrata in vigore la Legge n. 19 del 27 febbraio 2017 che ha convertito in legge il D.L. n. 244 del 30 dicembre 2016 (Milleproroghe 2017).
L'art. 6, comma 9, del Milleproroghe 2017 ha abrogato una serie di disposizioni, con la conseguenza che gli oneri generali di sistema sono ora corrisposti solamente sull'energia prelevata dalla rete per tutti gli SDC e gli SSPC, senza ulteriore distinzione.
Questo si traduce in un risparmio sugli oneri generali di sistema per tutti i sistemi di auto-produzione attualmente operanti e che saranno eventualmente realizzati, determinando un evidente favor verso tale meccanismo.

È quindi, ormai, tutto risolto?

È possibile realizzare facilmente e vantaggiosamente sistemi di auto-produzione? non proprio.

Occorre infatti precisare quanto segue:
1) non tutti i soggetti possono realizzare un sistema di distribuzione chiuso o un sistema semplice di produzione e consumo. Ad esempio, chi voglia installare un impianto di cogenerazione in un condominio, non lo può realizzare facendolo rientrare in un SEU perché gli utenti finali sarebbero più di uno; si tende anche a escludere che si possa realizzare un sistema di distribuzione chiuso perché esso, in via generale, non rifornisce clienti civili. Se la nuova definizione di auto-consumatore di energia rinnovabile di cui alla proposta di revisione della Direttiva 2009/28/CE dovesse essere implementata nell'ordinamento nazionale potrebbe senz'altro facilitare l'auto-produzione di energia elettrica al di là del nucleo familiare in senso stretto;
2) l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), da ultimo intervenuta sul tema con la segnalazione n. AS1288 del 26 luglio 2016, ha osservato che "eventuali ostacoli all'esistenza di reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grandi dimensioni e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell’elettricità alle unità di consumo, che riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce l’evoluzione delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possano utilmente contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali di convenienza dell’energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza";
3) sul piano legislativo, è all'attenzione del Senato il disegno di legge cosiddetto "Concorrenza", relativamente al quale sono stati presentati emendamenti che riguardano inter alia la costruzione e l’esercizio dei sistemi di distribuzione chiusi e che potrebbero, pertanto, agevolare lo sviluppo della generazione distribuita al fine, sostanzialmente, di vendere e scambiare, anche tra privati, energia elettrica da fonti rinnovabili o ottenuta da cogenerazione ad alto rendimento. Tuttavia, è possibile che tale disegno di legge sia approvato mediante l'apposizione della fiducia, eventualmente richiesta dal Governo; ciò potrebbe comportare il venir meno degli emendamenti in questione e, quindi, non ci sarebbe il passo avanti sperato sul tema in questione.

Va da sé che solo attraverso disposizioni chiare e adeguate è possibile eliminare un certo tipo di barriere, garantendo il diritto al prosumer di generare energia elettrica per l’auto-consumo e vendere l’eventuale eccesso alla rete, tenendo conto dei costi e benefici per il sistema elettrico nel suo complesso, anche mediante una idonea partecipazione dello stesso auto-consumatore alla corresponsione degli oneri di rete.

Molto probabilmente, in questo senso, la normativa europea può essere di grande aiuto perché va nella direzione auspicata. Nondimeno, occorrerà comprendere come la Direttiva 2009/28/CE sarà in concreto modificata e se conserverà quelle innovazioni che ci si aspetta e che, in caso, dovranno essere recepite dal legislatore nazionale. Sempre che quest'ultimo, improvvisamente e mai così troppo spesso illuminato, non voglia anticipare l'Europa come ha invero già fatto in altre occasioni.

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