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Idee

Altro che Ius soli: l’Italia deve preoccuparsi di salvare il suo suolo

"Più che della fame è lo sciopero del grottesco. Accade solo in Italia: metà Cilicio metà Ramadan, mezzo governo con il ministro Delrio, la presidente Bindi, schiere di ex ministri e sottosegretari digiunano - bontà loro a staffetta - per lo Ius soli. Contro chi? Di fatto contro il PD, il loro partito, quello che li ha eletti, quello al quale chiederanno di essere rinominati fra un pugno di settimane", lo scrive oggi Giovanni Negri in un articolo apparso sul quotidiano Libero, di cui vi riproponiamo ampi stralci perché mette bene in luce le contraddizioni della sinistra di governo.

Negri punta il dito sui "digiunatori a staffetta", i "potenti digiunatori" che girano per le scuole per "predicare la buona novella" dello ius soli agli studenti. L'ennesimo uso strumentale di un tema buono per fare campagna elettorale ma, osserva Negri, "più che in quella elettorale lorsignori dovrebbero immergersi nella campagna italiana vera, nel suo suolo reale, perché in Italia lo ius soli da conquistare è un altro, tanto per gli immigrati quanto per gli italiani. Il Suolo appunto, il diritto-dovere di renderlo fecondo, produttivo, capace di dare frutti e lavoro".

"Da lungo, lunghissimo tempo il suolo italiano non merita la loro attenzione, non merita una politica, non è difeso né promosso", prosegue Negri ricordando che di questi temi si parlerà nel grande convegno sull'agricoltura promosso da Stefano Parisi e da Energie per l'Italia il prossimo 12 novembre a Brescia. Negri ricorda che nel Belpaese sono migliaia le piccole aziende agricole che falliscono e che non riescono a dare lavoro né agli italiani né agli immigrati: "altro che ius soli e diritto al lavoro, siamo alla bancarotta di un mondo che ha il solo torto di non meritare telecamere e digiuni a staffetta. Eppure è forse questo il principale comparto tricolore che agli immigrati - sì proprio agli immigrati - potrebbe dare lavoro, dignità e cittadinanza se solo si vedesse restituito il suo ius soli".

Non è così, sottolinea Negri, "i media italiani grondano di romantici articoli sulle scelte dei giovani disoccupati di città che si trasferiscono in campagna, un po' per poesia un po' per necessità: peccato che il loro sogno frani in qualsiasi filiale di banca perché il credito alle imprese agricole è stato ridotto del 60% in un decennio". Tv e grandi giornali non parlano delle condizioni in cui versa la nostra agricoltura, delle produzioni italiane "schiacciate dalla distribuzione globale". In Italia non abbiamo grandi marchi della distribuzione come in Francia, Auchan, Carrefour, ma uno Stato "imbelle"  e incapace di proteggere le nostre produzioni.

"I piani di sviluppo rurale definiti fra Bruxelles e Berlino sono la proiezione di un'agricoltura astratta, stanziano soldi che le regioni italiane non sanno spendere e quando spesi non arrivano neanche in spiccioli a ciò che resta del sistema produttivo. E la ricerca scientifica? Ha già generato nuove coltivazioni in grado di proteggere la produzione italiana da malattie e mutamenti climatici, ma vade retro Satana: la sinistra digiunante per lo ius soli è la stessa che dell'ambientalismo ha fatto un business, decretando una guerra cocciuta alla modernità, all'innovazione", conclude Negri.

In un sistema economico come quello italiano, che non sembra in grado di ripartire né dal manifatturiero, né dal terziario o dalla finanza, rinunciamo dunque anche al Suolo, all'agricoltura, al turismo e al nostro patrimonio culturale. O l'Italia "riparte da qui,  o non ripartirà proprio. Dal proprio ius soli senza il quale non ci sarà ius soli per nessuno, con o senza inutili, grotteschi potenti digiunatori a staffetta".

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