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Alleanze, legge elettorale e obiettivi. Il punto.

L'intervista a Stefano Parisi apparsa su La Stampa di oggi, a firma di Amedeo La Mattina.

"Un'alternativa è più facile trovarla nel centrodestra. Inutile unire tanti pezzettini solo per superare il 5%"

Stefano Parisi chiede chiarezza, coerenza e discontinuità ai partiti e ai movimenti che intendono costruire una nuova forza politica liberale e popolare. Ringrazia Alfano per avere pensato a lui come leader federatore, ma il punto centrale non è «mettere insieme tanti pezzettini per superare la soglia del 5%». «No a un'unione dell'ambiguità. È necessaria una proposta politica nuova che parta da due considerazioni: deve riprendere la fiducia degli italiani indignati; sarà alternativa a Renzi che ha combinato guai istituzionali ed economici».

Sta chiedendo ad Alfano e ai ministri di Ap di abiurare, di sconfessare quello che hanno fatto al governo? «E chiaro che Ap sta davanti ad un bivio: deve rompere con il renzismo e con le sue politiche. Hanno avuto un ruolo nell'avere evitato la crisi finanziaria, ma adesso siamo ad un cambio di fase radicale. Stiamo ridefinendo il profilo democratico del nostro Paese. La seconda Repubblica e il maggioritario ci hanno consegnato un debito del 133%, una giustizia che non funziona, crisi economica e disoccupazione. Siamo tutti più poveri. Siamo in una situazione economica e finanziaria simile a quella del 2011. Il sistema bancario rischia il fallimento. La crisi dei partiti ci consegna un voto di protesta che raggiunge il 30%».

Insomma, mai con Renzi e Berlusconi neanche se dopo le elezioni saranno necessari i voti dei suoi parlamentari per una grande coalizione? Sempre che riuscirete a superare il 5%. «È più facile trovare nella coalizione di centrodestra un'alternativa a Renzi».

Con Berlusconi e Salvini? «Anche con Salvini, ma anche lui è ad un bivio. Vuole salvare il Paese o continuare con il lepenismo? Vuole uscire dall'euro che farebbe crollare la nostra economia? Pensano di condannarsi all'opposizione per il resto della legislatura? Dobbiamo riequilibrare il centrodestra, le forze liberali possono tornare a essere la maggioranza».

Cosa nepensa della legge elettorate che sta venendo fuori? «E una buona legge elettorale. È necessario aggiungere un altro elemento importante del sistema tedesco: la sfiducia costruttiva. Per fare questo bastano cinque mesi di lavoro parlamentare. Cinque mesi anche per mettere in sicurezza il Paese, manovra economica per evitare l'aumento dell'Iva, sistemare le banche. Sarebbe un messaggio forte di stabilità e serietà ai mercati e alle famiglie italiane. Solo dopo si andrebbe al voto».

II suo appello per dare vita ad una forza politica è rivolto anche ministro Calenda? «Calenda è l'esempio più limpido di chi è stato nel governo ma ha detto cose molte chiare sul futuro del Paese. Ha fatto un salto di qualità politica: lo ha fatto parlando all'assemblea della Confindustria, prendendo le distanze da Renzi sulla politica economica».

Lei dice che non vuole rottamare. Porte aperte pure a Verdini? «No, direi proprio di no. Il mio appello è a forze che hanno un radicamento nel territorio, in alcune parti del Paese. Ap è tra queste. Il gruppo di Verdini è invece radicato solo nel Palazzo»

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