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“Alla politica serve chi ha lavorato”

ecco il testo dell'intervista rilascia a Pietro De Leo de Il Tempo oggi 10 luglio.

«II Niet di Sergio? Un vero peccato Chance persa dalla classe dirigente»

Con Stefano Parisi, leader di Energie per l'Italia, analizziamo la chiusura della boutade Sergio Marchionne leader del centrodestra. Dopo la propostadi Berlusconi, lanciata dal Tempo e Libero, la vicenda ha tenuto banco nel dibattito politico del week end fin quando, ieri, il diretto interessato ha messo la parola fine: «Non ci penso proprio», ha detto il numero uno di Fca.

«È un peccato -spiega Parisi, imprenditore da poco più di un anno in politica- perché io penso che in Italia ci sia troppa divisione tra politica ed estabilishment. Quest'ultimo deve capire che occorre impegnarsi in politica».

E qual è il risultato di questa divisione? «Ci sono troppi esponenti politici, troppi candidati in pectore, che non hanno né arte né parte. Occorre che invece ad occuparsi di politica sia chi ha lavorato, ha dato tanto al Paese e magari anche ha avuto tanto. L'Italia continua ad essere in grave crisi economicae rischia molto ad avere persone di governo senza esperienza».

Lei può parlare per esperienza diretta: quali ostacoli si trova di fronteun imprenditore che decide di scendere in campo? «Sicuramente una classe politica che si chiude a riccio, oppone rifiuto, mette il timbro di "Papa straniero" se qualcuno dal mondo dell'impresa vuole impegnarsi. E poi c'è un altro aspetto: la politica è dura e difficile perché non è concreta, è popolata da persone che non prendono decisioni, è tutta comunicazione e poca sostanza. Chi fa un lavoro, chi è abituato a prendersi carico dei problemi di un'azienda, in un contesto del genere fa molta fatica. Per me è stato ed è così. Ma, a parte questo, è una cosa da fare. Per questo Berlusconi fa bene a coinvolgere nelle liste persone provenienti dal mondo dell'impresa, o a immaginarle in una futura compagine di governo».

Però dalle fila di Forza Italia non c'è mai troppo entusiasmo. «Vero. E non vedo per quale motivo debba esserci sempre una reazione così negativa. Ci fu anche contro di me. Sento sempre dire: "Bisogna premiare persone all' interno del partito". Ma all'interno di cosa? La politica è aperta a tutti. La reazione che c'è stata all'ipotesi di Marchionne, con toni un po' ironici e un po' aggressivi, secondo me è stata profondamente sbagliata. È bene che facciano politica persone con esperienza».

Archiviato il capitolo Marchionne, rimane il nodo della leadership del centrodestra. Come se ne esce? «Non mi pare un problema. Se andiamo verso il proporzionale, governerà chi ha preso più voti. Il tema centrale è avere persone di qualità... un Marchionne appunto, o magari un Draghi. Le leadership non si fanno a tavolino, ma si costruiscono attraverso un percorso di democrazia interno ai movimenti politici, oppure attraverso i risultati elettorali. E poi la sinistra ha lo stesso problema. Chi è il leader, da quelle parti? Mi pare che Renzi sia ormai in forte crisi, nonostante oggi (ieri per chi legge n.d.r), quasi tutti i quotidiani pubblichino stralci del suo libro, dimostrando grande attenzione per uno che ha completamente fallito la sua esperienza di governo».

Quella dello scorso anno fu la sua "estate calda", con l'impegno in prima persona nel contesto nazionale. Dopo dodici mesi, qual è il bilancio? «Molto positivo. Sapevo che costruire un movimento per riportare tante persone ad avere fiducia nellapolitica non sarebbe stata una passeggiata. Però dopo un anno sono contento, perché il movimento è presente in tutta Italia, molti stanno lavorando con noi con entusiasmo e alle prossime elezioni politiche saremo presenti».

Con quale formula? «Con il centrodestra! Di cui siamo la quarta casa. Mi raccomando, cen-tro-de-stra, non centro. Lo scriva in neretto per favore».

E come la mette con la Lega? Il confronto tra voi non è mai stato facilissimo. «I liberali e i popolari del centrodestra devono discutere con Lega, non andarci a rimorchio. Io, ad esempio, ho sempre detto che l'uscita dell'Italia dall'Europa e dall'euro sarebbe un disastro. Avere un confronto sui contenuti è legittimo e, oltretutto, salutare. Non per niente Berlusconi e Bossi hanno governato una decina d'anni insieme e laproposta liberale era quella prevalente nel centrodestra, anche dal punto di vista numerico. Oggi c'è una Lega che ha più voti di Forza Italia lì si crea il problema. Non si rinuncia alle proprie idee perché Salvini ha qualche punto in più dei sondaggi, ma in Forza Italia qualcuno lo fa, ed è sbagliato. Più in generale, credo che la Lega abbia davanti a sé un bivio: o continuare sulla strada lepenista, perdente. Oppure cominciare a ragionare su come si possa riformare l'Europa e aumentare il ruolo dell'Italia al suo interno. In questo modo acquisirebbe un profilo di governo».

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