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Adesso non parole, ma unità d’intenti

Genova e il dramma del Ponte Morandi. Pubblichiamo di seguito l'intervento di Giorgio Mosci, referente per la Liguria di Energie PER l'Italia. Il testo è apparso oggi sulle pagine del Secolo XIX.

Tante parole! Quante parole! Inutili parole! All’ennesimo disastro, naturale o provocato dall’uomo come nel caso del Ponte Morandi, le parole non mancano mai, da parte di tutti, nessuno escluso, parole che vogliono individuare i responsabili e che sentenziano verità chissà dove trovate o conosciute. È il nostro male, il male degli italiani, così pronti peraltro a gesti di solidarietà straordinari, gesti che vengono dalla stessa gente pronta a condannare il malgoverno ed il malaffare. La gente che purtroppo non riesce poi a cambiare un sistema così ormai consolidato e difficile da smontare per poter costruire qualcosa di veramente nuovo e volto al benessere di tutti.

Prima dei processi e delle condanne, l’attenzione deve essere rivolta con grande impegno alle famiglie delle vittime, senza inutili parole di circostanza ma cercando di capire le singole realtà dando a ciascuno il giusto sostegno, non solo economico ma anche morale e sociale. E pari assistenza a tutte le famiglie e persone che sono evacuate e che in ogni caso dovranno trovare nuove abitazioni e quindi nuove situazioni di vita. Questo è l’impegno più importante gravoso cui le istituzioni con l’aiuto del terzo settore dovranno dedicarsi con impegno reale. Poi c’è la parte di natura economica e sociale, derivante dal venire meno per tanta gente di una importante infrastruttura che comporterà disagi non solo per Genova, ma per tutto il nostro Paese, con impatto anche a livello europeo.

Le manifestazioni di cordoglio per Genova e le vittime sono state tante straordinarie, ma le vittime non sono genovesi o solo genovesi (molti, abbiamo constatato, sono arrivati da terre lontane), però sono vittime a prescindere da dove hanno perso la vita, così come il problema non è di Genova ma di tutto il Paese.

Il problema infrastrutturale che nella nostra città è costantemente all’ordine del giorno (incluso purtroppo il rischio del crollo del Ponte Morandi) è rimasto troppo un argomento locale, invece che essere un problema nazionale e governativo. Com’è possibile sostenere inutili discorsi sulle infrastrutture necessarie allo sviluppo economico e sociale del paese in particolare anche della nostra città di fronte a situazioni che sono davanti agli occhi di tutti? Come è possibile non essere intervenuti negli anni sul Morandi nonostante continue dichiarazioni a proposito del suo stato (che oggi vengono ovviamente palesate nei media)?

Come è possibile che un governo appena insediato, a prescindere dalle sue note posizioni anti-infrastrutturali (quantomeno la parte più esposta mediaticamente), possa esprimere sentenze e dichiarazioni “gratuite”? Revoca delle concessioni? Con effetti non controllabili sul mercato? Perché nel nostro paese ad ogni sciagura le dichiarazioni politiche sono sempre le stesse, fatte di promesse e di impegni regolarmente non mantenuti? Perché non c’è più umiltà e dignità nel dire: "che disastro, ci impegniamo a migliorare speriamo di riuscirci!".

Perché nel nostro paese di fronte a sciagure come queste, inequivocabilmente causate dall’uomo stesso (e non da un evento naturale, anche se per questo l’uomo del suo ce lo mette) non si sente dire: "scusate, forse colpa nostra, avremmo potuto intervenire ma…?". Non sarebbe tutto più bello e semplice e umano?

Nella nostra città c’è stato recentemente il crollo della Torre piloti e stiamo ancora cercando i colpevoli? Forse diventeremo tutti più razionali, ci sarebbero meno parole, la politica si sentirebbe obbligata a impegnarsi più seriamente con i cittadini, a collaborare. Non possiamo lasciare sempre la responsabilità del passato a indagini giudiziarie che durano anni, trovano magari colpevoli, generalmente di carattere più legale che sostanziale. I tempi giudiziari infiniti portano a prescrizioni o al decesso degli imputati stessi, e durante questi anni il sistema è continuato come sempre.

Ora Genova e le istituzioni hanno il grande compito di gestire una situazione molto complessa che avrà importanti ripercussioni. Sarà necessario l’impegno di tutti, nessuno escluso. E triste dire che questa sciagura potrà servire per una vera svolta della gestione della cosa pubblica, perché dovrebbe esserlo a prescindere. Ma se può essere utile allora che lo sia veramente, e che questa svolta parta da subito evitando le tante inutili parole da parte di tutti, impegnandosi con serietà per il bene comune anche soprattutto nel ricordo delle vittime, del Ponte Morandi e di tutte le sciagure provocate dall’uomo.

Ma questa svolta deve partire da dentro ognuno di noi nel rispetto e nell’aiuto reciproco, a prescindere dal proprio pensiero politico, dalla nazionalità e dal credo religioso. Se non pensiamo che per una convivenza civile sociale ognuno debba prima impegnarsi per il prossimo e per lui rinunciare comunque a qualcosa, temo che ancora una volta non cambierà nulla.

 

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