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Cultura / Idee

Valorizzazione delle conoscenze

Credo che la politica debba riappropriarsi dell’etica dell’azione disinteressata, poiché ritengo che sia l’unica etica da professare per arginare il dilagare dei populismi che, in un momento socio economico come quello attuale, rischiano di dividere così tanto la società da frantumarne irrimediabilmente il tessuto.

La situazione sociale, di fronte a fenomeni congiunturali come l’immigrazione e la crisi economica, senza un rinnovato slancio etico, non sarà gestibile con le strategie populiste, buone solo a convogliare le masse e ad imbrigliarne le forze nel breve periodo.

In tale ottica, la Cultura non potrà non essere la solida impalcatura sulla quale innestare le proposte economiche, quelle socio-assistenziali, quelle della sicurezza interna ed internazionale e la pacificazione sociale.

Un programma politico che si basa sulla valorizzazione delle conoscenze sarebbe certamente una novità assoluta nel panorama politico italiano che, salvo le vuote ostentazioni di Berlinguer della fine degli anni Settanta, non ha mai promosso l’elevazione culturale quale strumento di progresso politico e sociale.

A seguire alcuni punti programmatici, assolutamente schematici, solo per accennare i settori dove, con strumenti normativi “a costo zero” per lo Stato, si può intervenire con efficacia ed in tempi rapidi:

1. Sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale materiale italiano
  • Introduzione di norme che facilitino (anche con DD.LL.), sotto il profilo burocratico, le sponsorizzazioni di restauri ed interventi di conservazione da parte di privati, con possibilità di pubblicizzare la sponsorizzazione economica, con rapporto direttamente proporzionale tra entità del contributo e numero di anni di “pubblicità”;
  • Introduzione di norme (anche con DD.LL.) che promuovano l’affidamento ai privati della gestione e promozione di beni culturali, con procedure di selezione europee delle aziende disponibili;
  • Promozione (con DD.LL. ma anche con regolamenti ministeriali) di attività ed eventi coorganizzati tra pubblico/privato, presso importanti beni culturali, ove il privato sopporti tutti gli oneri economici e sia destinatario di una percentuale (anche maggioritaria) degli incassi. La selezione di progetti di coorganizzazione potrebbe essere effettuata da una commissione ministeriale (presso il Ministero dei Beni Culturali), con potere di autorizzare direttamente l’iniziativa, tagliando tutti i passaggi intermedi;
  • D’intesa con il MIUR e con gli uffici scolastici prevedere l’introduzione di una visita annuale “obbligatoria”, per gli studenti delle scuole primarie e secondarie, di uno o più musei presenti nell’ambito della stessa città o circondario;
2. Sulla tutela e promozione del patrimonio culturale immateriale Italiano
  • Creazione di un censimento dei beni culturali immateriali italiani, da effettuarsi per il tramite degli assessorati alla cultura dei Comuni Italiani e dei Consigli Comunali, valorizzando la Convenzione Unesco del 2003;
  • Promuovere:
  1. la deducibilità dal reddito delle erogazioni liberali in favore delle Associazioni Culturali, Fondazioni, Onlus;
  2. la detrazione d’imposta sulle erogazioni liberali in favore delle Associazioni Culturali, Fondazioni, Onlus;
  3. la deduzione delle erogazioni liberali delle imprese alle Associazioni Culturali, Fondazioni, Onlus;
  • Elaborare un contratto di comodato d’uso gratuito per le associazioni culturali che si impegnino a riqualificare, attraverso progetti che saranno vagliati ed approvati dai comuni, gli immobili in stato abbandono/degrado/occupazioni abusive, etc.;
  • Elaborare una forma di regolarizzazione del lavoro saltuario effettuato nell’ambito di associazioni ed enti culturali, anche attraverso voucher o compartecipazione diretta del lavoratore agli incassi;
  • D’intesa con il MIUR, elaborare progetti e programmi scolastici che incentivino la conoscenza dei beni culturali italiani e che, anche attraverso la prestazione d’opera degli studenti delle scuole secondarie, permettano la “co-gestione” degli stessi beni o di servizi a supporto della fruizione dei beni culturali stessi;
  • Aumentare la tassazione a carico delle aziende operanti in settori “eticamente inferiori” (quali quelli del gioco online e del fumo) e creare un Fondo (capitolo di bilancio) che sarà utilizzato esplicitamente e completamente per finanziare le attività culturali sopra indicate, ovvero prevedere un alleggerimento fiscale maggiore per le medesime aziende che si impegnano a finanziare direttamente associazioni ed enti culturali italiani (individuate dal Ministero dei Beni Culturali), cosicché anche le aziende fiscalmente penalizzate ottengano una promozione commerciale, in termini di immagine

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