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“Così rinascerà il Centro”

“Così rinascerà il Centro”
“Vero, lo spazio c’è, però serve più coraggio”. Stefano Parisi, fondatore di Energie PER l’Italia, interviene nel dibattito in corso in questi giorni sulle pagine de Il Tempo circa la prospettiva di creare una nuova area di centro. E risponde a Carlo Calenda, leader di Azione, Roberto Giachetti per Italia Viva e Benedetto Della Vedova di +Europa che si erano confrontati sul punto.

“Esistono due elementi – argomenta Parisi – Il primo è che è probabile che si torni al sistema proporzionale che cambierà la geografia politica in Italia. Energie PER l’Italia è nata in questa logica nel centrodestra per ricostruire l’area liberale, popolare e riformista”.

L’altro elemento?

È il vuoto lasciato da Forza Italia. Oggettivamente è così, nonostante qualcuno racconti una storia diversa. A Roma Forza Italia non c’è più, lo stesso nel Centro-Nord. All’interno del Centrodestra c’è un nuovo equilibrio, che pende a favore dei partiti di destra, e lo dico senza dare alla parola alcuna accezione negativa. Superano il 40%. È un elettorato di Centrodestra a cui va offerta una nuova casa.

Che intende dire quando sostiene che serve più coraggio?

È abbastanza singolare che a voler colmare questo vuoto politico siano delle formazioni provenienti dal Pd fatta eccezione per +Europa. Questo progetto, se nasce come succursale del Centrosinistra, composto da forze che sono in contrasto con il Pd, rischia di essere la somma di debolezze. Il nuovo centro deve essere un progetto forte, autenticamente nuovo e credibile, che propone riforme radicali, e una leadership plurale e coesa. Altrimenti l’elettorato popolare, che prima votava per Berlusconi e oggi vota per Salvini e Meloni, non tornerà mai.

Non lo è quindi, nei presupposti?

Non direi. Serve una netta discontinuità con il Pd, coraggiosa, e una disponibilità ad assumersi le conseguenze di questo. Così come noi abbiamo fatto nei confronti di Salvini. Al contrario, vedo molte difficoltà nel tagliare questo cordone ombelicale, da parte degli amici di Italia Viva e di Azione. Se vuoi ridurre il peso di Salvini non puoi ritrovarti a cantare “Bella Ciao” con Zingaretti. Non puoi parlare di progetto liberale e poi appoggiare a Roma Centro Roberto Gualtieri, un ministro di sinistra che invoca più Stato nell’economia, artefice di una manovra di tasse, bonus e mantenimento del reddito di cittadinanza. I processi politici sono complicati e lunghi. Renzi, ad esempio, fa incursioni nel Centrodestra con una tardiva svolta garantista, il riconoscimento della figura di Bettino Craxi, la proposta di Mara Carfagna in Campania, corteggiando parlamentari, ma non attrae il nostro elettorato. E poi c’è anche un altro dato.

Prego.

Se veramente si vuole presiedere l’area di Centro, dobbiamo guardare a due elementi. Il primo è l’Italia che lavora e delle imprese che, torno sul tema, respinge le idee assistenzialiste e stataliste di Zingaretti. Il secondo punto è che al centro c’è l’elettorato cattolico e +Europa deve rendere compatibile con esso la sua vocazione radicale. È un elettorato che dà alla famiglia un ruolo centrale, così come al volontariato e all’associazionismo.

Parole dure, Parisi. Quindi pare di capire che non sarete della partita in Puglia, dove Italia Viva, Azione e +Europa presenteranno una candidatura alternativa a Emiliano.

Ma no. Non serve a nulla appoggiare un esponente comunque di area Pd o anche sia un ex Pd. E poi, anche solo a livello regionale, se lanci un terzo polo, che sicuramente non è vincente ma può avere un indubbio ruolo politico, devi farlo ovunque non solo dove c’è l’Emiliano di turno. Devi avere il coraggio di farlo anche in Toscana, nelle Marche, non serve a niente e rimane una cosa confinata a questioni interne al centrosinistra.

Primo step, quale potrebbe essere? L’uscita di Italia Viva dal Governo?

Certo quello è un dato ma non è “il” dato. Perché l’uscita di Italia Viva dal Governo sarebbe un passo necessario ma non sufficiente. Devono sancire in maniera chiara la discontinuità con il PD. E poi, da lì, iniziare un confronto serio, partendo dai programmi, dai valori, dal lavoro comune per amalgamare un nuovo gruppo dirigente e una organizzazione capillare sul territorio. C’è tempo per fare tutte le cose nel modo migliore, visto che a quanto pare non si voterà prima di due anni. Ma se dessimo l’idea di una operazione che nasce come la somma di piccoli partiti o dall’incontro tra Stati maggiori, sarebbe una operazione persa in partenza.

Tratto da Il Tempo, intervista di Pietro De Leo

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