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Energia e Ambiente / In primo piano

“Gli imprenditori fuggono perché al Governo ci sono PD e 5 Stelle”

“Gli imprenditori fuggono perché al Governo ci sono PD e 5 Stelle”
“È evidente che questo governo disastroso sta allontanando gli investitori italiani e quelli internazionali perché cambiare le carte in tavola, e cambiare le condizioni legali in cui l’investimento si realizza è gravissimo. Nessuno investirà più nel nostro Paese”.

Non ha dubbi il leader di Energie per l’Italia, Stefano Parisi, nel colloquio telefonico con Il Tempo, in merito al disimpegno di ArcelorMittal con relativa decisione di recedere dal contratto di affitto e poi di vendita degli asset aziendali dell’ex Ilva. Manager di lungo corso, ex direttore generale di Confindustria ed ex amministratore delegato di Fastweb, ora a capo di Energie PER l’Italia, chi meglio di Parisi può aiutarci a comprendere una situazione che sta tenendo in scacco l’esecutivo e il Paese. 

Dottor Parisi, come se ne esce da una vicenda che sta diventando sempre più complicata, con ricadute occupazionali che coinvolgono migliaia di lavoratori?

“Non è chiaro capire se la ventilata richiesta di esuberi da parte della multinazionale derivi dal fatto che, venendo meno la garanzia dello scudo penale, siano a rischio investimenti che debbono essere fatti. Stiamo parlando di un intervento enorme di risanamento ambientale, e per noi mantenere aperto l’altoforno di Taranto è strategico, è fondamentale. Ci ritroviamo, purtroppo, in una condizione in cui da tempo non abbiamo mai avuto alcuna forza contrattuale verso chi avesse voluto investire sull’ex Ilva. Non è un problema di oggi, è una questione che viene da lontano”.

A cosa o a chi si riferisce, in particolare?

“Ricordo che sono stati sequestrati magazzini e che è stata messa in ginocchio un’azienda, senza che ci sia ad oggi una sentenza definitiva sui Riva. Il nostro sistema giudiziario ha piegato la più grande industria siderurgica europea, siamo stati costretti a vendere l’ex Ilva a qualcun altro ed è chiaro che chiunque intervenga oggi, qualunque fosse stata la cordata, attraverso un ricatto occupazionale avrebbe tenuto sotto ricatto il governo. Così come è evidente che quella produzione di acciaio era un gigantesco concorrente per gli investitori internazionali. Questa è la questione vera. Abbiamo svenduto per l’ennesima volta l’Italia per il comportamento della magistratura. A questo proposito, tra i governi del passato quello guidato da Mario Monti provò – grazie all’allora ministro dell’Ambiente Corrado Clini – di avviare un piano di risanamento ambientale, pur in presenza dell’indagine e dei sequestri ordinati dalla Procura”.

Il governo, intanto, fa la voce grossa, il titolare della Farnesina Luigi di Maio afferma che “lo Stato deve farsi rispettare” e che il tema dello scudo penale è solo “un distrattore di massa”.

“Gli imprenditori vanno via dall’Italia perché ci sono i Di Maio, i Patuanelli, c’è incertezza del diritto e il governo fa scappare le imprese. Fanno bene gli imprenditori ad andarsene: non voglio buttare soldi in presenza di un governo con all’interno la vecchia e la nuova sinistra, ostili alle aziende. È quella la cultura. Il ministro per gli Affari regionali e per le Autonomie Francesco Boccia, che è del Partito Democratico ed è pugliese, dice che la cultura del Pd è omogenea con quella del Movimento 5 Stelle. Patuanelli ha affermato che non bisogna fare profitti. Nel nostro paese c’è un cultura antindustriale, antimpresa gravissima, una cultura che è presente non solo all’interno del Pd e del Movimento Cinque Stelle, ma anche nella magistratura e in parte dei media. Di Maio può dire tutte le cose che vuole, ma quando ci sono di mezzo contratti, o vengono rispettati o vengono superati”.

Tra le ipotesi in campo, c’è anche quella della nazionalizzazione. Una questione che sta dividendo l’esecutivo…

“Dopo Alitalia, ci manca solo che nazionalizziamo l’ex Ilva e facciamo veramente un disastro. Sono assolutamente contrario, ovviamente, a qualsiasi ipotesi in tal senso. Dobbiamo ridurre il debito pubblico e l’azionista pubblico, poi, è inefficiente”.

Qual è, in definitiva, la sua ricetta per uscire dall’impasse? 

“Fare immediatamente la norma sullo scudo penale e poi confrontarsi con l’azienda affinché mantenga gli impegni. Se il governo italiano mantiene i suoi impegni, anche ArcelorMittal farà lo stesso”.

(Tratto da Il Tempo)

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