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Cultura / Idee

I Musei da promuovere in Italia

Stefano Parisi, Energie per l'Italia, Energie per l'Italia, centrodestra, manifesto, movimento, liberalismo,
Si dimentica che i più famosi e visitati musei del mondo hanno strutture imponenti per i depositi e i laboratori di restauro e ricerca, basti ricordare il British Museum di Londra e lo Smithsonian Institution di Washington, il Getty di Los Angeles. Uno dei punti nodali nel discorso di valorizzazione, conservazione, gestione e tutela, termini che in Italia molto spesso sono stati in antitesi, sono quindi i depositi. Oggi quindi la riserva (è meglio usare questo termine se facciamo riferimento a Beni Artistici che normalmente non sono esposti) costituisce un fondo straordinario al quale attingere per le attività previste dal museo: prestiti, mostre, attività didattiche e. perché no?, per esposizioni diffuse nelle periferie. Queste mostre costano poco e rendono molto in termini di crescita culturale e civile. Dobbiamo combattere con una visione sacrale della cultura, che è all’origine del distacco della popolazione italiana dal patrimonio culturale: costruiamo quindi una alleanza tra patrimonio culturale e cittadini, suscitiamo emozioni. Bisogna istituire Fondazioni di diritto privato (esempio: Fondazione Torino Musei) perché, guadagnando in autonomia, il risultato è: più flessibilità e meno burocrazia! E’ necessario abbattere la barriera che divide l’esposizione permanente dai depositi: ciò che non si vede è come se non esistesse. Un punto fondamentale: trasparenza. Non solo dei depositi, ma anche per creare valore attraverso la diffusione dei dati e l’utilizzo dei social media. OPEN DATA. Rendiamo accessibili e utilizzabili l’elenco delle opere con le immagini, le informazioni sui restauri, sui prestiti, l’affluenza del pubblico la tipologia di biglietto emesso e le metriche social e web. Per rigenerare le città, i centri storici e le periferie, abbandonando una visione elitaria della cultura, ma facendone un elemento di sviluppo di lavoro e di miglioramento delle condizioni di vita. Quali strumenti abbiamo a disposizione? Art Bonus, fund raising, crowdfunding, job act, nuovo codice degli appalti pubblici, forme speciali di partenariato: alleanza tra imprese, privati e cultura.

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1 commento

  1. Condivido molte cose che hai detto… solo un piccolo dubbio: cosa intendiamo con sacralità della cultura? Perché se vogliamo definirla come un qualcosa che i cittadini sentono lontano, perché troppo colto, troppo distante da quelli che sono stati i propri studi e le proprie esperienze personali, sono d’accordo sullo “sdoganare” questo stereotipo. L’arte, la musica, la scrittura e chi più ne ha più ne metta è per tutti i cittadini, indistintamente dalle proprie origini, magari c’è chi riesce a cogliere un particolare di un’opera, chi forse è una persona del settore e riesce a capirne di più, ma questo non significa che qualcuno non possa riuscire a comprenderne di più un giorno. In questo sono molto vicino al pensiero di V. Sgarbi, che premetto non mi sta molto simpatico: il museo o il teatro o quant’altro deve essere un luogo dove l’uomo può studiare, può capire, può e deve divertirsi, può e deve riflettere, perché la cultura apre la mente e aiuta a comprendere meglio la realtà. Ma, allo stesso tempo, la cultura è sacra, perché è il segno di ciò che l’umanità lascia sulla terra e portale per imparare. Allora dobbiamo trovare delle soluzioni efficaci per avvicinare tutte le fasce d’età all’arte, ai musei e cosi dicendo. Partiamo dalle basi. Io sono un ragazzo che ha finito le superiori da un anno e che ora frequenta una facoltà universitaria che non ha nulla a che vedere con l’arte nuda e cruda, anche se devo dire che la mia vacanza ideale è girare per le città a visitare musei e quant’altro: sono da poco stato a Roma e ad Amsterdam. La cosa che non capisco se effettivamente sia un problema o un dato generazionale è il fatto di vedere sempre meno giovani interessati alla cultura, nel vedere essa come qualcosa di noioso o troppo impegnativo. Non so bene quali siano le cause, anche se nutro molto sospetto su ciò che hanno proposto e propongono spesso i social network o i mass media, però bisogna avvicinare i giovani all’arte. Si deve iniziare fin dalle elementari: è necessario che gli insegnanti valorizzino e avvicinino il più possibile i bambini alla cultura, senza dare alcuna nozione tecnica di essa, ma facendoli capire che questa è una cosa bella, che ci si può divertire anche imparando direttamente dalle opere, di qualsiasi natura esse siano. L’importante è insegnare ai bambini ad avere curare del proprio passato e del passato dell’umanità, poiché il rispetto della cultura è un valore (aggiunto) del cittadino, essendo fonte di apprendimento diretto , ma anche ludica. Ripeto: non penso proprio che bisogna insegnare ai bambini che cosa sia l’espressionismo tedesco, ad esempio, perché il bambino, per quanto curioso sia, non è ancora fisicamente maturo a comprendere effettivamente il significato, e inoltre potrebbe rivelarsi controproducente, poiché l’individuo troverebbe noioso e fastidioso ascoltare qualcosa di cui riesce a comprendere poco. L’idea è quella di spingere sulla valorizzazione del passato e del presente( cosa che comunque tanti insegnanti delle elementari fanno, io ho avuto per fortuna un’educazione molto simile) che se coltivata fin da piccolo non porta soltanto l’individuo ad andare al museo per acculturarsi, ma è anche un punto di partenza per un percorso che porterebbe ad una vera e genuina civilizzazione. Alle scuole medie, invece, molte persone potrebbero ricevere l’unico insegnamento di musica o arte della loro vita: urge perciò dare nozioni solide degli argomenti più importanti, ma allo stesso tempo lanciare molti spunti, sempre nei limiti del programma scolastico che spesso non si riesce ad esaurire all’interno dell’anno, di artista minori o meno conosciuti. Il tutto deve essere incentivato da una campagna scolastica nazionale volta ad informare i ragazzi sulla presenza dei musei, sulle opere teatrali, sulle iniziative matematiche e letterarie nel territorio (sembra cosa scontata, ma ahimè è un falso mito: come controesempio porto una mia esperienza personale, praticamente nessuno dei miei amici, molti di loro appassionati di arte, non sapevo dell’esistenza della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Roma, che dovrebbe essere la più grande d’Italia, io l’ho scoperto soltanto venti giorni fa), rendendo loro consapevoli che quasi sempre o non pagano per entrare(quindi avrebbero la possibilità di acculturarsi gratuitamente) o spesso ci sono forti riduzioni per studenti o per ragazzi sotto i 25.
    Sulla questione depositi, che effettivamente era una delle questioni centrali dell’articolo, l’idea delle mostre in periferia, e quindi non soltanto nelle grandi città, è un’idea grandiosa. Secondo me bisogna trovare il modo anche di integrare mostre d’arte con altri piccoli eventi, poiché la gente possa avere la possibilità o un suggerimento ad entrare in museo. Ad esempio, nella mia cittadina, Portogruaro (Ve) per diversi mercoledì d’estate si svolgono i cosiddetti “Mercoledì musicali”, rassegne musicali dove in diverse zone del centro storico vi sono dei complessi che suonano ogni tipo di musica, l’ho sempre visto come uno degli unici momenti di vita del mio paese d’estate. Spesso venivano allestite piccole mostre di fotografia, se non sbaglio, dove l’ingresso di solito era libero, ma poco importa. Ora non voglio affermare che si debba allestire una mostra per un specifico giorno, perché sarebbe un’opera ovviamente utopica dal punto di vista della logistica e dei costi, ma potrebbe essere un’idea conveniente sfruttare degli specifici eventi cittadini, dei festival, per mostre di 1 o 2 settimane dove possano essere esposti i capolavori, perché lo sono, dei depositi dei diversi musei. Allo stesso tempo le logistiche sui prezzi dei biglietti dovrebbero essere le stesse di quelle dei musei. Questa potrebbe essere una stupida, ma magari piccola idea per avvicinare di più i cittadini alla cultura. Un’altra idea potrebbe essere quella di aprire alcuni musei fino a sera, iniziando gradualmente a farlo in alcuni giorni della settimana.
    Prima di chiudere con il mio commento, vorrei dire che il patrimonio culturale italiano è una risorsa a cui possono partecipare attivamente tutti, attraverso iniziative di vario tipo o attraverso organizzazione come il Fai, che ogni anno cerca di valorizzare un patrimonio culturale che è molto ampio, ma spesso anche sconosciuto. E’ importante cercare di pubblicizzare, non soltanto le mostre, ma anche questi enti. Lo sviluppo di enti pubblici e privati alla salvaguardia del nostro patrimonio immenso, invidiato e abbandonato, eliminando l’eccessiva burocrazia, pubblicizzando i musei di più all’estero, finanziando questi non soltanto per il restauro, ma anche per le risorse tecniche, come i computer, che sono rimasti in molti musei quelli di 20 anni fa, allestendo siti web efficaci e dotati di notevoli nozioni, può essere una piccola risorsa economica che aiuterebbe anche a creare nuovi posti di lavoro

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