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Cultura / Idee

Cultura e federalismo identitario per un’Italia più unita, forte e competitiva nell'era della globalizzazione

Cultura e federalismo identitario per un’Italia più unita, forte e competitiva nell'era della globalizzazione
Per aiutare il paese ad essere efficiente e forte, capace di gestire da protagonista (e non subire) le dinamiche della globalizzazione, occorre rafforzare l’identità italiana operando sulla cultura, sulla gestione dei beni culturali, ovvero sull’architettura della res publica. Nello specifico occorre:
  • Riorganizzare il sistema delle autonomie e degli enti territoriali della Repubblica italiana in senso democratico, ovvero (vista la storia politica e culturale del paese) in senso federale, così da responsabilizzare i cittadini e le comunità con autonomia e autogoverno. Occorre però che tale federalismo non sia di tipo burocratico (quello che guarda solo al numero di abitanti e km) ma che sia ispirato dal rispetto per le specificità delle singole comunità, per le identità territoriali storiche, attribuendo – con referendum o procedure simili a quelle usate per la delimitazione delle aree geografiche di applicazione della legge 482/1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche – alle collettività locali la libertà di scegliere quanta autonomia darsi, quale forma di governo locale sia più adatta tra quelle esistenti (comune, area metropolitana, unione intercomunale, provincia e regione), crearne di nuove se necessario (cantoni, dipartimenti), così da ridisegnare anche i confini di tali entità. In tal maniera si eviterebbe l’applicazione di schemi gestionali uguali per tutta Italia.
  • Attribuire la gestione dei Beni culturali alle comunità che li hanno prodotti. Alle strutture centrali della Repubblica Italiana andranno funzioni soprattutto di indirizzo e controllo metodologico, avvalendosi degli organismi internazionali. Questo per responsabilizzare le comunità locali, e far decidere a loro le priorità di intervento (considerando l’immensità del patrimonio – e l’impossibilità di conservare tutto – occorre decidere dove intervenire, ed è pedagogicamente positivo far sì che a decidere siano i cittadini comunità locale per comunità locale).
  • Dare più spazio alle culture demotiche, territoriali e ai beni demo-etno-antropologici e immateriali nelle istituzioni (scuola, musei, biblioteche, programmi culturali, nei mass media, nel mercato culturale);
  • Avviare una politica seria di salvataggio dei dialetti (sociolinguisticamente intesi come tali) da far condurre a professionisti del settore secondo le linee metodologiche esistenti ormai da decenni.
  • Promuovere una cultura “economica” nella gestione dei beni culturale e nelle attività culturali: dare il giusto riconoscimento alle professionalità della cultura (evitando, per esempio, che il volontariato – a cui va riconosciuta piena libertà e dignità, avendo spesso indicato prima di altri nuove occasioni di tutela dei beni culturali, ambientali e di gestione della cultura e dell’educazione – perda il suo carattere originario e si trovi a sostituire figure lavorative già esistenti), introdurre ancor di più logiche di mercato e aspirare all’autosufficienza economica della cultura (nei limiti del possibile);
  • Liberalizzazione del mercato dei beni culturali (antiquari compresi) e revisione delle leggi n. 1089 e n. 1497 del 1939, considerando che tra i danni maggiori del mercato nero non c’è solo l’esportazione illecita, ma anche la perdita di possibilità di tassazione e (danno maggiore da un punto di vista scientifico) la perdita dei dati sulle opere trafugate (collocazione originaria, fotografie di qualità). Per portare avanti questo programma dovranno essere istituiti servizi nuovi, magari riorganizzando le istituzioni già esistenti (soprintendenze, musei e istituzioni già esistenti ma non funzionali al suddetto riassetto), che – in forma dinamica e “leggera” – vadano a porsi al servizio della ricerca, conservazione e – soprattutto – divulgazione e didattizzazione del patrimonio culturale e della cultura secondo le finalità di riattivazione della cultura italiana.

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