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Economia e Fisco / Idee / Infrastrutture e Trasporti

Flixbus e l'omertà anti-concorrenziale

Flixbus e l'omertà anti-concorrenziale
Ve la ricordate la norma ‘anti-Flixbus’? Qualche mese fa, alcuni parlamentari presentarono un emendamento al decreto Milleproroghe per limitare il servizio di trasporto pubblico interregionale su gomma (compresi gli autobus ‘di linea’) alle sole società che svolgano quel servizio come “attività principale”. Una norma dal significato oscuro, che nascondeva un intento sin troppo chiaro: estromettere dal mercato Flixbus, un’azienda tedesca che, in meno di due anni, ha rivoluzionato il settore degli autobus di linea, un po’ come accaduto con Uber per il settore del trasporto pubblico urbano. Non a caso, il modello di Flixbus ricalca, per certi versi, quello di Uber: non possiede autobus e non ha autisti alle proprie dipendenze, ma si ‘limita’ a offrire una biglietteria online unificata a un sempre più vasto network di aziende di trasporto locali, le quali investono nell’acquisto degli autobus in cambio della pianificazione delle linee, dei servizi di marketing, della visibilità e del servizio di vendita garantiti dall’azienda madre. Tutti gli autobus di Flixbus hanno livrea verde, Wi-Fi a bordo, aria condizionata, toilette e sedili più comodi dei normali autobus; il tutto a prezzi ultra competitivi, anche di un euro a tratta o poco più. io svolgimento del trasporto di passeggeri su strada. La pressione mediatica ricevuta dalla vicenda qualche mese fa spinse la maggioranza e lo stesso gruppo parlamentare che presentò l’emendamento a estrometterlo dal decreto Milleproroghe, salvando Flixbus. Ebbene: sono passati solo pochi mesi ed ecco che la norma, uscita dalla porta, rientra dalla finestra. Sabato scorso, infatti, la commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla manovrina che ricalca esattamente quello espunto dal decreto Milleproroghe, limitando il servizio di trasporto interregionale su gomma alle aziende che lo esercitino direttamente, ed escludendo gli intermediari come Flixbus. Nel merito della vicenda, la diagnosi è chiarissima. Il nostro Parlamento, quasi senza eccezioni, non esita a rendere qualunque opera di liberalizzazione una tela di Penelope sempre a rischio di ritrovarsi disfatta. Per giustificare la difesa della libertà del mercato di trasporto interregionale su gomma basterebbe rilevare lo straordinario apprezzamento da parte dei consumatori per i servizi offerti da aziende come Flixbus in tutta Europa negli ultimi anni. A ben vedere, gli unici soggetti che sembrerebbero avere bisogno di “tutele”, nel mercato in questione, sono gli incumbent, abituati a operare in un mercato sostanzialmente immobile, in cui “concorrenza” significava semplicemente concordare prezzi e ripartizione geografica delle tratte con altre società, omologhe nel servizio e nei costi. E del resto le liberalizzazioni servono proprio a questo: a eliminare gli ostacoli – spesso superflui – allo scambio di beni e servizi che minano la libertà individuale, frenano la crescita economica e mantengono in vita rendite e privilegi. La vicenda è resa ancora più torbida dal ‘giallo’ venutosi a creare negli ultimi giorni, in cui né Liliana Ventricelli, autrice di una prima versione dell’emendamento, né Mauro Guerra, relatore della manovrina, hanno fornito una spiegazione chiara di come e da chi sia stato partorito l’emendamento. Un’omissione collettiva che racconta bene gli imbarazzi sopiti dentro il PD quando c’è da promuovere concretamente la concorrenza rispetto alla tutela delle rendite di posizione. Nelle ultime ore il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, ha finalmente svelato il mistero: la riformulazione sarebbe opera di Guerra, sostenuto dal parere favorevole del governo attraverso il viceministro Morando. Boccia ha aggiunto che “non è un emendamento anti-Flixbus”, ma il settore sarebbe “troppo deregolamentato”. Renzi è impegnato da qualche anno a raccontarci del PD come dell’unico motore del Paese a favore dell’innovazione, ma la realtà ci dice altro: UberPop è bloccato da due anni, Airbnb minacciato in continuazione da nuove tasse e normative, e oggi il PD blocca anche Flixbus. Quello della concorrenza, ahinoi, è ancora il partito che – almeno in Parlamento – non c’è. Ce lo facciamo arrivare? (Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Leoniblog)

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2 commenti

  1. Si tratta semplicemente di pacchetti di voti, già incredibile,ma in questo Paese esistono anche se non sono riconosciuti. Gli operatori tradizionali voteranno, come noi tutti, tra qualche mese, e logicamente vedono Flixbus come un pericolo, dato che affrontare questo tipo di concorrenza richiederebbe loro investimenti economici gravosi per rimanere sul mercato. Diversamente i fruitori di questi servizi sono i più vari, spesso non così informati e certamente non organizzati da poter essere considerati massa critica determinante.
    Più complesso ancora il discorso su Uber e taxi. Sicuramente parliamo di libera concorrenza e di innovazioni, che nel mercato portano a vere e proprie rivoluzioni; contemporaneamente ci troviamo dinnanzi ad imprenditori (i taxisti) che si trovano esposti per 150/200000 euro, ossia il costo di una licenza, un fatto che non può essere ignorato.
    Concordo che in questa situazione è ridicolo, se non stupido, il tentativo del legislatore di arrestare il progresso lasciando il Paese in un palude di immobilismo. Il progresso non si può fermare, ma penso che vada governato ed i periodi di transizione in cui due realtà economiche si scontrano e dove una è destinata ad evolvere o morire non possono essere trattati con miopia pensando al voto o con una visione idiologica. Però si possono chiedere sacrifici alle persone, anche gravi, ma bisogna avere chiara la metà e lavorare per il bene comune. Portiamo il Paese nel futuro, e la concorrenza in Parlamento, ma cerchiamo le risposte per chi rischia di venire schiacciato.

  2. concordo. Pd è partito della conservazione e dell’annuncio. Vuoto spinto.

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