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Cultura / Idee

Dalla Francia una speranza per l'Italia (forse!)

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Emmanuel Macron ha vinto (per ora) facile. Oltre Le Pen il nulla, zero avversari: i socialisti alla sfascio per l’infausta reggenza di Hollande non erano nelle condizioni di minacciarlo (Hamon della gauche todos caballeros è un vecchio arnese della sinistra mangiapreti molto simile ai nostrani “grilletti”, mentre Mélenchon ha solo stupito con gli effetti speciali, vedi i comizi in simultanea via ologrammi), mentre i gollisti avevano preferito affidarsi al rappresentante di una destra fuori tempo massimo, quel Fillon bloccato in partenza per via giudiziaria per gli incarichi ministeriali dei propri famigli (moglie e figlia. Ma se i gollisti avessero evitato le infauste primarie e mandato avanti d’imperio Juppé, attuale sindaco di Bordeaux, sarebbe forse andata in modo diverso, checché ne dica oggi sul Corrierone il buon Gerard Depardieu). Gli outsider in lizza, beh, proprio perché outsider non potevano far paura a nessuno. E infatti. Non siamo spaventati quanto il povero Hollande (“Non vi siete resi conto di quello che è successo domenica […] Il punto è che è passata Marine Le Pen“), anzi: da un lato siamo (quasi) tutti contenti perché l’enfant prodige from Rothschild è riuscito (per ora) nella grande impresa di trasformare un partito con 0 voti di consenso in un partito “presidenziabile” (dallo zero per cento al 23,7 per cento in una manciata di mesi) e la Jeanne d’Arc del Fronte Nazionale ci ha dovuto mettere cinque anni per passare dal 17,9 all’attuale 21,7, dall’altro siamo (spero tutti) speranzosi per lo scenario italico sulla base di quanto ci ha offerto quello d’Oltralpe. Il Belpaese  presenta uno schieramento composto di populisti alla vucciria (vedi i grilletti della Casaleggio & Associati), che a confronto coi populisti che fanno paura (Marine Le Pen in Francia, Nigel Farage in U. K., Geet Wilders in Olanda, Frauke Petry in Germania, Heinz-Christian Strache in Austria) suscitano soprattutto sorrisi (per loro i problemi d’interesse nazionale sono i vaccini e i vitalizi “dei politici”) e da una galassia di sinistra dalla quale ormai da venticinque anni è assente una componente a vocazione governativa socialista, liberale e garantista. Al momento attuale un centrodestra senza Berlusconi sarebbe destinato all’estinzione: ciò non toglie che, come ha recentemente affermato Stefano Parisi, l’azionista di maggioranza “deve scegliere un’alleanza popolare che dia un taglio netto con le politiche renziane e prenda le distanze dai cosiddetti sovranisti“, per “rivitalizzare l’area che c’è tra il Pd e i 5 Stelle“. Ma parlavo di speranze poco più sopra: penso che Stefano Parisi abbia tratto conforto non solo dalla quasi certa prossima sconfitta di Le Pen, ma anche da quello che En Marche!, il movimento politico di Macron, potrebbe rappresentare non tanto per l’Italia quanto per…le sue Energie («Mi piaceva Fillon, ma voterei Macron. La vittoria della Le Pen sarebbe una grave danno per la Francia ma anche per l’Italia», vedi l’intervista a Stefano Parisi di Amedeo La Mattina per La Stampa) Mi spiego: Macron sarà il Renzi de noartri, ma ha dimostrato che, mettendo (abbastanza) chiaramente in evidenza le contraddizioni e i limiti degli avversari e prospettando una serie di proposte per un buon governo e abbandonando lo schematismo destra/sinistra che si trova nella cassetta degli attrezzi del secolo scorso, si può incidere sullo scenario politico da protagonisti senza fanatismi. Certo le differenze sono macroscopiche: forse anche grazie al passato in Rotschild, En Marche! ha potuto contare sui capitali (la politica costa tanto, tantissimo) e, come si diceva poc’anzi, sulla pressoché totale assenza di concorrenti insidiosi. Qui, in Italia, Energie PER l’Italia ha davanti a sé uno scenario diverso: un sistema di comunicazione (radio, giornali, TV, web) fintamente indifferente quando non apertamente ostile, una schiera di avversari elefantiaci che non gliela vogliono far passare liscia e una strada lastricata di ostacoli che rallentano l’acquisizione di un’attitudine sexy per l’establishment (leggi: potere e capitale), ma le idee giuste, pragmatiche e chiare per governare non mancano. Bon, il ministro Calenda (che potremmo annoverare nella fauna politica dei “lib-lab”) ha esposto un decalogo, un contratto, non per gli Italiani ma per quei soggetti politici che ci vogliono stare: taglio delle imposte, liberalizzazioni, alleggerimento del debito pubblico, riforma del lavoro, riforma delle pensioni [per chi ce l’ha, n.d.r.]riduzione della burocrazia, riforma del processo penale, riforma delle intercettazioni, omogeneizzazione dei contratti di lavoro pubblico/privato, riforma del contratto collettivo. Un po’ tutti hanno fischiettato voltandosi dall’altra parte facendo finta di aver ricevuto una chiamata, ma Energie  PER l’Italia, c’è, ci può essere. E questi sono i macro-problemi, poi ci sono i micro-problemi come quello della Cultura, ma ça va sans dire, la via è lunga, quindi…en marche!

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1 commento

  1. Una scrittura fresca, scattante, convincente in alcuni casi, forse anche realistica a tratti.
    Ma : ” Al momento attuale un centrodestra senza Berlusconi sarebbe destinato all’estinzione: ciò non toglie che, come ha recentemente affermato Stefano Parisi, l’azionista di maggioranza “deve scegliere un’alleanza popolare che dia un taglio netto con le politiche renziane e prenda le distanze dai cosiddetti sovranisti”, per “rivitalizzare l’area che c’è tra il Pd e i 5 Stelle”.
    NO: che OGGI il centro destra senza Berlusconi NON ESISTA, è un dato di fatto, che con Berlusconi cesserà di esistere ancora a lungo è un altro dato di fatto. Chi è stato un PROBLEMA non può offrire SOLUZIONI, e le sue recentissime battute televisive sulla “seconda valuta” , buttate li, senza neppure dire di cosa si tratta, ne sono la conferma.
    E Stefano Parisi, sfortunatamente per lui, NON E’ MACRON , nel senso che non si trova nella posizione politica idonea a raccogliere il consenso di un vastissimo elettorato CONTRO qualcosa o qualcuno, perchè gli avversari sono almeno TRE : 5 Stelle, il PD e la Lega.
    Nessun miracolo ENERGETICO per le prossime elezioni politiche, quindi. Mentre il compito di Stefano avrebbe potuto essere un altro : preparare il terreno per ricostruire sulle rovine che altri produrranno presto. Ma per farlo serve una CREDIBILITA’ basata anche su altri elementi, quelli che, nella loro perdurante assenza, mi hanno tenuto a distanza da questo movimento (me e tanti altri) : LE REGOLE DEL GIOCO, che non si conoscono, che non si possono leggere.
    L’ennesimo partito personale di un uomo non invoglia a spendersi. Quando Stefano Parisi lo capirà sarà forse troppo tardi.

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