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Idee / Sicurezza

Serve un piano di Difesa Civile Nazionale

Serve un piano di Difesa Civile Nazionale

Se per le situazioni di “emergenza” (situazione ordinaria) esistono piani integrati, la stessa cosa non si può dire per le “crisi” (situazione eccezionale): a fronte di minacce crescenti la Difesa Civile Nazionale è oggi più che mai essenziale. Ma chiariamo subito, la Difesa Civile non è la Protezione Civile.

Le situazioni di “crisi” – attacchi terroristici di rilevante entità, pandemie, flussi migratori di massa, incidenti nucleari e radiologici, attacchi cibernetici a infrastrutture strategiche integrate, ecc.. – sono potenziali minacce che mettono in discussione la sicurezza dello Stato e della Nazione; tali minacce sono tematiche di Difesa Civile che rendono necessaria l’adozione di strumenti per garantire la continuità dell’azione di governo, la salvaguardia degli interessi vitali dello Stato, la protezione della popolazione, la protezione della capacità economica, produttiva, logistica e sociale.

Ma a cosa serve un Piano Difesa Civile Nazionale? Come ha ben compreso la Germania molto recentemente, serve a preparare i propri cittadini e il proprio apparato statale: è una difesa da parte dello Stato che deve definire le misure di sicurezza e salvaguardia anche a livello individuale (chi deve fare cosa, e cosa si deve fare) per rispondere a catastrofi, conflitti, pandemie, attacchi terroristici, tipo CBRN (chimico, batteriologico, nucleare, radiologico), e incidente atomici – basti pensare alle centrali nucleari ai nostri confini –, ecc.

E’ dunque evidente che il cuore dell’azione della Difesa Civile non è l’intervento successivo ad un evento, bensì l’organizzazione preventiva per fare in modo che le conseguenze di tale evento siano ridotte e brevi.

Ma al momento, purtroppo, non vi è nulla di efficace nelle mani degli operatori della difesa e della sicurezza, poichè non esiste un vero e proprio piano di difesa civile, bensì una semplice quanto inadeguata linea guida discendente dal D.Lgs 300 del 1999. Una normativa che, come si può ben comprendere, è poco più di una linea guida generale, e non un piano strutturato, non è adeguata all’evoluzione della minaccia terroristica contemporanea, non è stata sinora in grado di testare la reale capacità di risposta del “sistema nazionale”, non prevede una figura unica che abbia la responsabilità e il ruolo di Autorità esclusiva.

Inoltre, nel frattempo, è stato sviluppato e adottato il nuovo “concetto strategico della Nato” (del 2010) che ha introdotto il proprio approccio alla “Sicurezza generale” con implicito riferimento alla “Difesa civile” di cui qui si discute. Dunque siamo molto indietro, sia in termini di azioni che di intenzioni, rispetto a quanto sarebbe necessario per garantire la sicurezza ai cittadini italiani e questo nonostante il Manuale Nazionale di Gestione delle Crisi derivante dal DPCR 5 maggio 2010: la cui struttura, stabilita per DPCR e non per Legge ordinaria, lo rende succube di attività proprie delle Amministrazioni che operano in virtù di leggi primarie e in maniera autonoma. Dunque nessun “sistema”.

Ciò che serve oggi è dunque è un piano nazionale di difesa civile, definito all’interno di una Legge (fonte primaria) da cui deve discendere l’istituzione dell’Autorità per la Difesa Civile Nazionale, a capo del Comitato Nazionale per la Difesa Civile in sostituzione del Comitato del Ministero degli Interni.

Ciò che si impone come imprescindibile, inoltre, è il passaggio di responsabilità della Direzione Centrale per la Difesa Civile dal Ministero dell’Interno-dipartimento dei Vigili del Fuoco alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a garanzia di un’efficace gestione della duplice componente militare e civile fornita dai due rispettivi ministeri. A ciò deve seguire la redazione del piano, composto da una prima parte “non classificata” (procedure individuali) e delega alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per Decreto “classificata” (procedure d’intervento dello Stato), contenente un piano nazionale di difesa civile per attacchi di tipo CBRN; misure adeguate e attuali di sicurezza da attacchi a infrastrutture critiche; disposizioni standardizzate aggiornate per una risposta sanitaria in caso di attacco terroristico.

È una questione di volontà, ed è di urgente necessità.

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2 commenti

  1. Completamente d’accordo con il dott. Bertolotti, all’inizio dell’avventura di Energie Per L’Italia ho inviato una proposta simile.
    Un cordiale saluto da Alpino ad Alpino.
    PROPOSTA
    RIPRISTINO DELL’OBBLIGO AL SERVIZIO DI LEVA PER GIOVANI UOMINI E DONNE
    ILLUSTRAZIONE
    Senza addentrarmi in tecnicismi che non mi sono propri segnalo che tale azione possa tornare ad essere quella cinghia di collegamento tra la fine del ciclo scolastico e l’inserimento nel mondo lavorativo dei giovani. La Nuova Leva potrebbe integrarsi con i molteplici settori del volontariato e della protezione civile (Quarto settore potenzialmente espansivo nel futuro) e perciò i vantaggi per la società sarebbero molteplici: aggregazione, insegnamento, valori, mobilità interna sul territorio, sicurezza e aiuti in caso di necessità, monitoraggio medico statistico, rilancio edilizia pubblica di manutenzione, creazione di nuove figure professionali, ecc. La Nuova Leva dovrebbe essere aggiornata alle nuove esigenze della società, perciò, non legata esclusivamente all’azione militare ma integrata con corsi e formazione per creare figure adatte all’utilizzo nelle nuove emergenze.
    COSTI
    Sicuramente il Servizio di Leva dovrebbe essere finanziato con risorse adeguate. Dalla revisione seria della spesa pubblica ritengo che si possano trovare tali risorse che, incanalate in questo progetto, si trasformerebbero in un reddito di cittadinanza attiva (togliendo il monopolio di tale proposta ai 5 Stelle) e fattiva di sviluppo della società.
    OBIEZIONI
    Sento già l’eco delle obiezioni possibili sul fatto che lo Stato dovrebbe utilizzare risorse ingenti per eseguire questo programma ma, secondo me, tale critica viene superata dalla estrema necessità di ricostruire una visione prospettica sul futuro di giovani che risultano sempre più isolati in una società senza punti fermi. Inoltre una persona formata al rispetto della cosa pubblica e delle regole valoriali di uno Stato che si riconosce nella Bandiera sarà il miglior difensore della libertà individuale (l’America insegna).
    SINTESI FINALE
    Se ben realizzata la proposta del Servizio di Leva Obbligatorio creerebbe nuovi cittadini consapevoli dell’essere parte di uno Stato che chiede un piccolo sacrificio con l’obiettivo di rilanciare l’identità dei giovani, la formazione verso settori di sviluppo futuro, stimolare le capacità individuali con l’inserimento professionale in settori sia pubblici che privati.
    Grazie per l’attenzione, cordiali saluti.
    Manlio Boccolini

  2. Grazie Manlio, la Difesa Civile (dai più ancora sconosciuta) è uno degli elementi cardine della sicurezza-safety nazionale che più interesserà e dovrà essere implementato dalla politica.

I commenti sono chiusi per questo articolo.

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