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Programma

Taglia la spesa!

Abbiamo creato questa sezione del sito per permettere a tutti di dare un contributo positivo a un’opera titanica! Ridurre la spesa pubblica e combattere sprechi, e inefficienze che tanto costano al Paese: sia in termini di spesa pubblica, ma anche in lentezze, bizantinismi burocratici e mancate opportunità per chi -come le aziende- spesso con questo Stato deve combattere. Abbiamo bisogno del vostro contributo: che ci aiutiate a focalizzare i problemi, e soprattutto che ci suggeriate soluzioni; raccontandoci quello che avete già fatto nelle vostra amministrazione comunale, o nel vostro “piccolo” per ridurre gli sprechi e rendere efficiente l’amministrazione pubblica. E’ una sezione del sito in cui, chiunque si sia registrato, può lasciare la propria piccola ricetta. Con la consapevolezza che queste voci non saranno inascoltate e anzi, saranno spunto per tanti, e potranno diventare disegni di legge o di decreti attuativi. Aiutaci con la TUA esperienza!

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9 commenti

  1. Penso che se da un lato si debba tagliare la spesa “improduttiva” e aumentare l’efficienza della P.A., dall’altro si debba mettere mano a un importante programma di investimenti in infrastrutture su tutto il Paese, finanziato dalla Stato ma con la partecipazione dei privati, per ricostruire strade, porti, aeroporti, ferrovie, strutture ricettive turistiche e per rimodernizzare scuole e ospedali soprattutto al Sud. Un New Deal italiano, di cui c’e’ enorme bisogno, accompagnato da un taglio alle tasse dirette per individui e imprese e un allentamento generale della pressione del fisco sugli operatori economici. Chi spende deve poterlo fare senza la paura di controlli fiscali kafkiani. Questo tipo di politica creerebbe una rottura con le regole europee, ma hanno un buon fine perché non si riduce il debito con un Paese allo sfascio. La spesa per investimenti deve essere tenuta fuori dal patto di stabilita’ e dal fiscal compact. Il taglio delle tasse deve essere finanziato con tagli alla spesa improduttiva e con riduzione degli sprechi. La lotta all’evasione deve concentrarsi sui grandi evasori e non penalizzare famiglie e piccole imprese.
    Se Energie per l’Italia supporta un programma del genere, non tipicamente liberista, allora e’ una forza che puo’ avere appeal nel paese. Se si concentra su politiche liberiste piu’ che liberali, non penso che avrà’ grande successo onestamente data la situazione in Italia oggi.

  2. Salve
    Non trovo il modo di inserire testi se non attraverso i commenti al Post di Parisi che invita a lasciare idee e proposte.
    Prima di farle io vorrei inserire una premessa, che serva, a mio modo di vedere, a focalizzare alcuni aspetti dei problemi che ci affliggono.
    Taglia la spesa e Disegni di Legge
    Premessa
    Il World Economic Forum di Davos pubblica ogni anno un volume intitolato Global Competitive Index. È una approfondita analisi della capacità di competere delle economie. Nell’ultimo volume, 2016-2017, le economie prese in esame sono state 138.
    Il primo posto, che definisce l’economia più competitiva, è occupato quest’anno dalla Svizzera. All’ultimo si piazza lo Yemen. Gli USA figurano al 3° posto, la Germania al 5°, la Cina solo al 28°, l’Italia al 44°. Ci precedono paesi come l’Azerbaigian (37°), la Federazione Russa (43°), il Cile (33°), Austria (19°), Svezia (6°).
    Il Report del WEF pubblica per ogni paese una scheda di dettaglio, dove sono riportati tre Subindexes, che sono (A) Basic requirements, (B) Efficiency Enhancers e (C) Innovation and sophistication factors. Ciascuno di questi Subindexes è composto di vari Pillars, i pilastri che contribuiscono a definire complessivamente il Subindex, e questi ultimi l’indice di competitività complessivo del paese.
    Per l’Italia, la tabella 2016-2017 è la seguente:
    Global Competitiveness Index 44 (138)
    Subindex A: Basic requirements 47
     1st pillar: Institutions 103
    2nd pillar: Infrastructure 25
     3rd pillar: Macroeconomic environment 98
     4th pillar: Health and primary education 23
    Subindex B: Efficiency enhancers 43
     5th pillar: Higher education and training 43
     6th pillar: Goods market efficiency 67
     7th pillar: Labor market efficiency 119
     8th pillar: Financial market development 122
     9th pillar: Technological readiness 40
     10th pillar: Market size 12
    Subindex C: Innovation and sophistication factors 28
     11th pillar: Business sophistication 25
     12th pillar: Innovation 32
    Come si può vedere, siamo solo al 103° posto per ciò che attiene le Institutions, il Pillar che rappresenta l’insieme dell’efficienza complessiva del quadro legale e sociale nel quale si muovono individui, imprese, PA, giustizia, ecc.
    Così, ad esempio, siamo al 136° posto (su 138) in due indici chiave: 1.09 Burden of government regulation (cioè il peso delle norme e dei regolamenti) e 1.10 Efficiency of legal framework in setting disputes, cioè nella giustizia amministrativa. Abbiamo uno sviluppo del mercato finanziario assolutamente inadeguato, siamo al 122° posto, per non parlare dell’efficienza del mercato del lavoro (119° posto). Su 138 paesi esaminati.
    Fatta l’analisi di dettaglio dei singoli indici, il Report riporta, per ciascun paese, una tabellina come quella che segue, che, fatto 100 l’indice di “mancanza di competitività”, stabilisce il peso dei singoli fattori.
    Most problematic factors for doing business
    Tax rates 19,6
    Inefficient government bureaucracy 18,9
    Access to financing 12,8
    Tax regulations 12,6
    Restrictive labor regulations 11,5
    Corruption 6,4
    Inadequate supply of infrastructure 5,0
    Insufficient capacity to innovate 3,7
    Policy instability 3,0
    Inadequately educated workforce 2,4
    Poor work ethic in national labor force 2,2
    Crime and theft 0,9
    Inflation 0,5
    Government instability 0,2
    Poor public health 0,2
    Foreign currency regulations 0,1
    Al primo posto, com’era da aspettarsi, il fattore che più frena la competitività del paese è il livello di Tassazione: pesa quasi il 20% (19,6).
    Ma la Government Bureaucracy, vale a dire la Pubblica Amministrazione in tutte le sue espressioni, è un fattore frenante che vale 18,9, cioè all’incirca quanto valgono le tasse.
    Non solo. Se compariamo il peso della PA (18,9) con quello della Insufficiente capacità di innovazione (3,7), abbiamo che l’effetto negativo della PA vale 5,10 volte quello dell’Innovazione. Se alla PA sommiamo le Tax regulations (12,6) e le Restrictive Labor regulations (11,5) arriviamo ad un totale di 43,7!
    Cioè quasi il cinquanta per cento della mancanza di competitività del paese è da imputare a norme, regole, leggi e burocrati.
    Di ciò va tenuto debito conto quando si affronta il problema complessivo della competitività: non è solo una questione di taglio della spesa, cioè di diminuzione delle tasse, e di aumento di produttività.
    Migliorare questi aspetti, diminuendo le tasse ed aumentando la produttività, potrebbe non essere sufficiente a rilanciare il paese.
    Vedremo che tutti i paesi europei soffrono della stessa malattia, per ciò che attiene alle burocrazie e alle regole e norme. C’è una dimensione europea del problema che va affrontata.
    Segue….

  3. In tema di taglio della spesa non si può non prendere in considerazione il sistema scolastico italiano basato al 75% sulla scuola statale che copre quasi l’88% degli alunni (dati 2009). Ogni alunno costa in media 8.000 (!) euro all’anno. In media una retta di una scuola privata non supera i 3.000 euro all’anno.
    Insomma, questi 5.000 euro di differenza non possono finire solo in costi per la scuola di montagna!
    E’ chiaro che la scuola paritaria, oltre ad essere baluardo di libertà, sarebbe anche una fonte di risparmio per l’Italia che invece, con gli ultimi governi, non ha fatto altro aumentarne i costi assumendo altri docenti per scopi puramente elettorali.
    Sarebbe interessante un modello di scuola paritaria i cui costi per alunno siano sostenuti dallo stato. Risparmiando 5000 euro ad alunno e “servendo” il 10% della popolazione scolastica totale (7.500.000 studenti tra elementari, medie e superiori) il risparmio sarebbe di 3,75 Miliardi (non milioni…..) all’anno, l’importo dell’ultimo aggiustamento di bilancio…
    Caro Stefano, ci facciamo un pensierino sopra uscendo dall’ideologia e guardando i semplici numeri ?

  4. In parte è dovuto all’applicazione delle nomre comunitarie, ma occorrerebbe semplificare le pratiche ed uniformare le dizioni della normativa del trasporto merci

  5. Quello di tagliare la spesa pubblica è un argomento che rispunta ad ogni campagna elettorale e dopo ogni elezione, perché fa molto presa sull’opinione pubblica…ed in effetti sarebbe il modo più logico per risparmiare soldi.
    Sappiamo però che è anche il modo più difficile (come dimostrano le varie spending review finite nel nulla) e che richiede più tempo, dovendo scontrarsi con miriadi di interessi e con una burocrazia quasi invincibile.
    Più semplice secondo me sarebbe aggredire un altro “cancro” dell’economia italiana: l’evasione fiscale.
    Perché è vero che dover versare più del 50% dei propri ricavi al fisco è intollerabile, ma altrettanto intollerabile è che ci siano 200 miliardi di euro di evasione tra IRPEF e IVA.
    Intollerabile è che, come riportato dagli studi di settore pubblicati in questi giorni, i ristoranti dichiarino in media 18400€ e le discoteche 4600€.
    Intollerabile è che i dipendenti dichiarino più dei datori di lavoro.
    Intollerabile è che i figli di liberi professionisti usufruiscano della borsa di studio all’università per motivi di reddito.
    Io non sono un discepolo di Padoa Schioppa che sosteneva che pagare le tasse è bello, ma dico che sarebbe bello che le pagassero tutti per pagarne molto meno!
    E penso che non sia assolutamente di sinistra affrontare questi argomenti, anzi. Penso che un movimento di centro-destra serio come voi ritenete di essere debba proporre delle misure efficaci contro l’evasione, senza aver paura di scontentare il suo presunto elettorato di riferimento, fatto di classe media, piccoli imprenditori, liberi professionisti. Una proposta seria in questo ambito sarebbe anzi il modo di allargare la propria base elettorale a quei lavoratori dipendenti che sono stanchi e arrabbiati di essere i soli a pagare!
    Se invece anche voi, come tutti gli altri partiti di centro destra, riterrete questo argomento poco importante o addirittura un taboo, o non lo sfiorerete neppure per paura di scontentare questa o quella categoria (tipo i poveri tassisti), finirete col dare l’immagine che danno i partiti di cui sopra, cioè organizzazioni a cui tutto sommato della legalità non importa poi tanto e che ritengono l’evasione fiscale (Berlusconi dixit) un male necessario ed una forma di autodifesa.
    E dopo questa lunga premessa vengo alla mia proposta.
    Credo che un modo abbastanza semplice per contrastare l’evasione ed allo stesso tempo far emergere il sommerso sia tassare sia i versamenti che i prelievi di contanti in banca.
    Diciamo che si potrebbe applicare un prelievo del 20%, cifra del tutto ipotetica.
    In questo modo l’evasore che dichiara poco o nulla è costretto quantomeno a versare al fisco il 20% dei suoi proventi; ma questo probabilmente non sarebbe nemmeno il risultato più rilevante.
    L’effetto più importante sarebbe quello indiretto: se il comune cittadino che va a prelevare al bancomat si vede trattenere ogni volta il 20% della cifra che preleva, ha tutto l’interesse a pagare qualsiasi prestazione o acquisto di beni con moneta elettronica e quindi tracciabile, fornendo così un validissimo strumento di intralcio al lavoro nero e al sommerso. Va da sè che andrebbero rinegoziate le commissioni sulle negoziazioni con carta di credito o bancomat in modo da renderle sostenibili sia per i commercianti che per i clienti.
    Credo che sia una proposta abbastanza semplice, facilmente applicabile e che darebbe risultati in tempi pressoché immediati.
    E penso altresì che sarebbe una proposta veramente rivoluzionaria e che inciderebbe in modo tangibile sulla vita degli Italiani che all’inizio magari ne rimarrebbero un po’ spiazzati o magari anche spaventati, ma che, non essendo stupidi, capirebbero rapidamente che ne trarrebbero un gran vantaggio (quelli onesti ovviamente).

  6. Un meccanismo semplice ma di grande impatto per liberalizzare la scuola potrebbe essere il seguente.
    Ogni cittadino, pagando le tasse per tutta la vita, finanzia la scuola statale. Se decide di non usufruire del servizio ottiene delle piccole detrazioni. Per questo la scuola paritaria resta quasi esclusivamente un bene di lusso: se la può permettere solo chi è in grado di pagare 2 volte. Prima le tasse e poi la retta. La mia proposta è che le detrazioni continuino per TUTTA LA VITA del contribuente calcolate in modo che corrispondano in media a quello che ogni cittadino paga per la scuola statale. In questo modo si potrà creare una vera concorrenza alla pari fra scuola statale e privata. Ed è chiaro a tutti che la scuola statale sarebbe destinata a ridimensionarsi in maniera drastica e a migliorare per cercare di sostenere la concorrenza.

  7. Suggerisco una attenta lettura dei due volumetti sul taglio della spesa scritti dagli economisti Cottarelli e Perotti, che prima l’uno e poi l’altro si sono cimentati col compito di commissari alla spending review: ottime persone … non a caso cacciate da Renzi, eheheheh. I due libri, indipendenti ma con richiami al primo da parte di quello di Perotti che ha condotto un’esperienza successiva, sono interessanti sia per inquadrare i problemi che per i suggerimenti operativi che propongono.
    Buona lettura.

  8. Come non tagliare la spesa:
    tempo addietro qualcuno si “accorge” che il corpo forestale dello stato ha le divise dello stesso colore della Guardia di Finanza. Non va bene! Vanno cambiate!
    Secondo voi quali furono cambiate? Quelle dei Finanzieri (60.000) o quelle dei circa 7000 forestali? Ovvio quelle dei finanzieri!
    Poi, non contenti, un paio di anni dopo si accorpa la Forestale ai Carabinieri, così rifacciamo le divise anche a loro!
    Ma chi le prende queste decisioni ?

  9. Ah si? e se prelevo 250 euro perchè vado all’estero per un viaggio, o perché voglio fare un regalo a mio figlio per la promozione ? Gli devo fare un bonifico?
    Attenzione che il fisco già vuole contezza di cosa se ne fa dei soldi prelevati se questi superano una certa soglia giornaliera o mensile.
    Il nero si alimenta di nero non di prelievi al bancomat!
    Lo chieda ai poveri greci che potevano prelevare 50 euro al giorno!
    Invece di immaginare nuove tasse e costringere i cittadini a adempimenti e controlli che sanno tanto di vessazioni si pensasse a tagliare la spesa pubblica! A un obeso non si dà da mangiare!

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