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Idee / Scuola e Università

Educazione: completare l'istruzione per una nuova scuola

Perché occorre arricchire e completare l’istruzione italiana con l’educazione

In lingua inglese, il termine istruzione si traduce con “education”. La radice è eminentemente latina e racchiude dentro di sé un significato importante: educare significa condurre fuori le potenzialità, le capacità e le competenze di chi è sottoposto all’insegnamento. Invece istruzione si limita ad un’idea più legata al nozionismo. Per certi versi la scuola italiana è ottima nell’istruire. Purtroppo però pecca nell’educazione, cioè nell’aiutare gli studenti a far sbocciare le qualità nascoste in ciascuno di essi. Partiamo quindi dalla base. Se l’istruzione deve essere completata dall’educazione, non deve però smettere di essere se stessa. Perciò occorre creare un sistema scolastico basato su di un programma minimo nazionale obbligatorio, più contenuto di quelli previsti adesso. Sarebbe poi indispensabile testare con valutazioni periodiche nazionali le conoscenze dei ragazzi, con metodi che assicurino l’effettiva conoscenza. È importante infatti che gli alunni abbiano una cultura minima imprescindibile. Il programma minimo dovrebbe essere pensato per ogni materia in modo differenziato tra elementari, medie e tra i diversi istituti superiori. Il resto dovrebbe essere lasciato alla libera offerta formativa dei singoli istituti ed insegnanti, con un tetto massimo di ore settimanali non superabile: in questo novero dovranno essere completati in toto i programmi minimi, integrabili liberamente dalle scuole, in modo da creare una sana e prolifica competizione tra gli istituti, non più ingabbiati dallo Stato, nemmeno nelle assunzioni. I dirigenti scolastici infatti, se liberi di assumere persone qualificate, preparate ed entusiaste, avrebbero vita più facile nella promozione del proprio istituto e migliorerebbero il livello di proposta didattica. Per stimolare questa forma di educazione libera, tanto i docenti quanto gli alunni più meritevoli dovrebbero essere valorizzati e premiati: i primi con aumenti di stipendio, in relazione al completamento del programma minimo e alla qualità del lavoro integrativo svolto; i secondi con premi e borse di studio da assegnare in competizione su progetti e lavori prodotti dagli stessi o ancora con semplici aumenti in termini di voti. Questo favorirebbe la maturazione di ragazzi talentuosi, stimolati dai laboratori proposti dagli insegnanti, assunti per capacità e merito e non più per anzianità. Ma non basterebbe. Infatti, non esiste solo lo studio, che è solo una parte del mondo dei giovani. Il tetto massimo di ore settimanali, è pensato proprio per concedere agli studenti gli spazi per dedicarsi alle loro passioni. In tal senso la scuola dovrebbe diventare anche il canale attraverso il quale i giovani possano essere indirizzati verso società ed istituti in grado di offrire la maturazione delle loro passioni e dei loro talenti. Tutto ciò potrebbe avvenire dalle elementari e medie fino ai primi due anni di superiori, grazie agli insegnanti di educazione fisica, musica e arte. Programma minimo di base, libertà per le scuole, per gli insegnanti e libertà per i giovani di crescere istruiti ed “educati”: queste sono i mezzi di un sistema scolastico capace di far davvero crescere e preparare le persone.  

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2 commenti

  1. Concordo. Ritengo che la scuola sia il primo luogo in cui si formi il cittadino del domani, per questo è importante avere un ottima scuola che formi cittadini che siano preparati ad affrontare le sfide del domani.
    Al momento la nostra scuola non offre dei veri strumenti utili per affrontare queste sfide o essere un cittadino del mondo, per questo è necessaria una riforma radicale della scuola, praticamente ferma ancora a quella di Gentile, che sia pensata soprattutto per gli studenti e non solo per gli insegnanti.
    La nostra scuola tende a essere nozionistica, senza dare un significato e un utilità per la vita quotidiana; le scienze sono relegate a delle materie di secondo livello, concentrandosi piuttosto sulle materie umanistiche e in particolare letterarie; materie per capire il mondo moderno, quali l’informatica o l’economia, sono oggetto di studio solo per scuole a indirizzo specializzato; non c’è un collegamento reale tra i vari insegnamenti; in un epoca in cui ormai perfino i bambini delle elementari hanno uno smartphone in tasca si usano ancora libri di carta o lavagne in gesso, rendendo noiosa e obsoleta la scuola; tutto questo porta solamente a una dispersione scolastica, senza dare un qualcosa in più a chi è capace di suo (oltre che semplici nozioni appunto) e lasciando nella mediocrità chi ha difficoltà ma è volenteroso.
    Una vera riforma della scuola dovrebbe invece: dare più sostegno alle materie scientifiche già dalle elementari, con l’utilizzo ad esempio di laboratori, dare basi di informatica (non solo informatica pura ma anche come comportarsi su internet, per evitare fenomeni di cyberbullismo o truffe informatiche), economia (oggi per esempio siamo bombardati dalla propaganda euro/no-euro scegliendo giusto per tifo e non per competenza) ed educazione civica a tutti (per evitare il dilagare dei populismi); collegare le materie in modo da dare una visione più ampia, per esempio collegare la storia con la filosofia e le altre materie umanistiche (letteratura, arte, musica etc.) per capire veramente un determinato periodo storico e fare analogie col mondo moderno, ridando alla storia il suo ruolo di maestra, con un occhio particolare alla storia locale, e integrandole con le uscite a scopo didattico nei musei o luoghi di interesse delle città, in modo da valorizzare l’immenso patrimonio artistico e storico italiano; collegare anche materie diverse tra loro, esempio le materie scientifiche con l’inglese (proporrei addirittura l’insegnamento bilingue per queste materie), per sapere termini tecnici e scientifici, saper leggere paper, o informatica e italiano, per capire il fenomeno delle bufale, riconoscendole e non diffondendole; indirizzare per bene gli studenti all’università e creando collegamenti concreti col mondo del lavoro. Renderla più smart, usando meno libri di carta e più digitale e laboratori.
    Ovviamente per questo servirebbero soldi, ma direi che l’istruzione è uno dei punti su cui si dovrebbe investire maggiormente.

  2. L’articolo che ho letto e che qui condivido è sicuramente valido, chiaramente contiene concetti che non si possono non condividere, tuttavia chi lavora dentro la scuola sa che almeno una parte è purtroppo solo utopica perché molte sono le variabili che si frappongono tra l’ideale e il reale, tra queste anche il merito dei docenti che certo va considerato e valorizzato anche economicamente (quanto ho lottato in collegio docenti per difendere il bonus di merito! a livello di significato), ma che non è facile da rendere così oggettivamente come ben si è evidenziato lo scorso anno con i vari criteri individuati dalle commissioni per il bonus. Criteri diversi da scuola a scuola, cifre suddivise in modo diverso da scuola a scuola, cifre inconsistenti, discussioni tra colleghi per nulla…
    Le ore in più che potrebbero caratterizzare le scuole non potranno essere più di tanto distintive altrimenti alcune scuole non avrebbero utenza, insomma idee belle sicuramente, ma da ponderare e organizzare in dettagli notevoli che non sempre potranno darci quanto desideriamo. Punterei di più, anche se non solo, sul rigore con gli studenti, a partire dalla primaria, fermando con coraggio e determinazione chi non raggiunge quegli obiettivi imprescindibili di cui si parla nell’articolo, guidando meglio chi è in difficoltà, parlando di più alle famiglie che spesso non capiscono le difficoltà dei figli.
    Dal lato docenza mi chiedo invece perché i Dirigenti non possano richiamare e infine, se necessario, licenziare i docenti non adatti o inefficienti (e qui criteri più oggettivi ci sarebbero). Migliori studenti e migliori docenti faranno una scuola migliore, poi naturalmente con docenti migliori potremo pensare a contenuti, abilità e competenze più adeguate, ma non direi che la nostra scuola è così indietro riguardo a ciò. Puntare solo sulle competenze è rischioso, la competenza è punto di arrivo e si attuerà in situazione reale, quindi difficilmente a scuola, ambito protetto e di simulazione per sua stessa natura.

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