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Cultura / Idee

Sulla ricerca scientifica

Stefano Parisi, Energie per l'Italia, Energie per l'Italia, centrodestra, manifesto, movimento, liberalismo,
Premessa
  • La conoscenza è un bene in sé e prima o poi i risultati dell’attività di ricerca troveranno uno sbocco nel migliorare la qualità della vita. La tecnologia procura benessere alla popolazione ed è quindi necessario innovare e sostenere la produzione di beni in cambio di profitti.
  • L’elemento più importante è il tempo: il lungo periodo per i ricercatori, il breve o medio periodo per le imprese. Lo Stato si dovrebbe far carico dei tempi lunghi, i privati di quelli brevi. Quello che accade nei paesi anglosassoni, dove la scienza fa parte della cultura -è essa stessa cultura- è che la ricerca viene considerata un bene comune e condiviso e i ricercatori sono dei benemeriti. Inoltre c’è un interscambio fruttuoso tra accademia e impresa e i ricercatori migliori fanno da consulenti di grandi imprese con un reciproco giovamento. Molti premi Nobel sono il risultato di una fertile collaborazione tra industria e università. In Italia Marconi dovette andarsene per fare la radio. Per fortuna Giulio Natta prese il Nobel per la chimica nel 1963 grazie a una felice collaborazione tra Politecnico di Milano e la Montecatini. Esperienza mai ripetuta.
  • Occorre, soprattutto in Italia, ripristinare il rapporto tra attività di ricerca e pubblica opinione, e questo può avvenire grazie a una corretta informazione. Oggi assistiamo nell’informazione scientifica a una fase che potrei definire di “ polizia culturale” che è una conseguenza del politicamente corretto. Non è consentito a chi non si allinea di avanzare dubbi ancorché scientificamente supportati su temi di attualità come ad esempio i cambiamenti climatici, gli OGM, i prodotti biologici. Sui media c’è spesso confusione tra pseudoscienza e scienza.
  • Lo Stato deve investire più ma soprattutto meglio nella ricerca fondamentale; le imprese, sia pubbliche che private, devono investire di più in ricerca, innovazione e sviluppo. Qui si innesta il problema delle piccole imprese che non hanno risorse sufficienti per promuovere in proprio R&S , ma potrebbero costituire dei consorzi ad hoc. La mancanza di interscambio tra università e ricerca è uno dei motivi che porta i nostri migliori cervelli a emigrare. Noi investiamo nella formazione dei giovani che spesso sono costretti ad andare all’estero per poter avere una vita dignitosa.
Punti da approfondire
  1. Scarse risorse pubbliche. Ancor peggio distribuzione a pioggia, poco a tutti- per garantirsi la popolarità. Nessun conto dei risultati e della meritocrazia.
  2. Scarsa e spesso assente la competenza dei politici sui temi della scienza
  3. Possibile abolizione del valore legale del titolo di studio e dei concorsi nazionali.
  4. Dotare gli atenei della sufficiente autonomia per provvedere a chiamata diretta dei docenti in funzione delle necessità dell’ateneo con contratto a scadenza scelti in modo trasparente.
  5. Necessità di dotarsi di un organo di Valutazione su temi scientifico- tecnologico indipendente dal potere politico e economico con compiti e poteri più stringenti
  6. Eliminare gli inutili passaggi burocratici
  7. Pagare meglio i ricercatori
  8. La scienza e i suoi condizionamenti.
  9. La scienza è veramente libera? Quali sono e come vengono considerati i legami con il potere politico; l’informazione e i media; l’economia e la finanza.

(Articolo di Ludovica Carlesi Manusardi)

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