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Cultura / Idee

Metodi per liberare la cultura

Stefano Parisi, Energie per l'Italia, Energie per l'Italia, centrodestra, manifesto, movimento, liberalismo,
La cultura è un rapporto fra produttore e consumatore e non ha colori politici. Se da un lato lo Stato non deve intervenire per fare cultura, dall’altro può porre le condizioni per la libera attivazione di ogni produzione culturale, sia privata che di interesse nazionale. Le sovvenzioni sono dannose perché sacrificano la qualità, hanno carattere esclusivo e non hanno come obiettivo il profitto (risultato: produzioni inutili). Le politiche culturali devono quindi essere inclusive. L’obiettivo di una politica culturale innovativa e di lungo periodo non è la democratizzazione del consumo culturale o il suo accrescimento quantitativo, ma la massimizzazione della qualità, che si ottiene attraverso le risorse del settore privato (il mondo produttivo: industria, moda, aziende creditizie) con finalità di lucro (spesa dello Stato = più imposte dirette e indirette). Obiettivi:
  • risanamento dei beni storici e di valore “nazionale” secondo sperimentazioni similari allabrandizzazione” del Louvre in Francia e al restauro del Colosseo in Italia (apporto di Diego Della Valle)
  • nuove produzioni culturali, veicolate sia nei luoghi tradizionali (musei, teatri) che in luoghi inediti: riconversione di aree dismesse, aree industriali et cetera
E’ quindi possibile rendere la cultura una risorsa economica, in grado di generare professioni e reddito, attraverso la collaborazione con il settore privato, col risultato aggiuntivo dell’attivazione dell’indotto diretto e indiretto (non solo società di fund raising, ma procedure tailor made, fatte su misura e basate su progetti in grado di generare impatto sul territorio). PUNTI CARDINE:
  • shock fiscale (aliquota unica)
  • detassazione degli utili reinvestiti dalle giovani aziende in progetti culturali
Un ruolo di primo piano è quello del management culturale, per la direzione di musei, teatri, siti archeologici, università, centri di ricerca. Da qui una forte attenzione alla formazione e all’istruzione. ISTRUZIONE: • armonizzazione delle facoltà universitarie scientifiche e umanistiche con gli ambiti della produzione mediante stage (sistema già in atto) • shock strutturale universitario: drastica riduzione delle attuali 150 classi di laurea • introduzione fin dalla scuola primaria della storia dell’arte, della musica, del teatro MUSEI/TEATRI: • trustees privati cui affidare la gestione di musei/teatri secondo logiche d’impresa, con la conduzione da parte di manager culturali • Modelli: musei a gestione privatistica (esempi dal mondo anglosassone e a gestione pubblica,come lo Smithsonian di Washington) • direttori (non politici) per concorso internazionale, non solo per i grandi musei statali, che sappiano attirare le risorse dei privati senza però delegare ad essi la programmazione culturale (vd manager culturali) • nuovo mecenatismo: contaminazioni fra il mondo dell’arte e mondo dell’impresa (le imprese capitalizzano la cultura come promozione interna favorendo processi innovativi e incoraggiando il team building) Idea: istituzione (a Milano?) di una Camera dell’Arte (sul modello della Camera della Moda) EDITORIA: • abolizione della legge Levi SISTEMA RAI/STAMPA: • alienazione di due reti • servizio pubblico radiotelevisivo unico (esempio: BBC) • liberalizzazione totale delle frequenze • eliminazione del fondo per l’editoria

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