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Sicurezza

Terrorismo e immigrazione: prevenire i legami

Terrorismo e immigrazione: prevenire i legami
Il terrorismo islamico non conosce frontiere, né limiti morali; e l’ immigrazione clandestina incontrollata ne aumenta il pericolo. Non mancano i rischi di infiltrazioni terroristiche nell’ immigrazione clandestina, ed è confermata una connessione tra criminalità e terrorismo. Questo è quanto conferma la “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza” presentata a febbraio dai nostri servizi intelligence al Parlamento. I fatti di Berlino dello scorso dicembre, conclusi con l’uccisione in Italia del terrorista tunisino Anis Amri, evidenziano ancora una volta come il nuovo terrorismo insurrezionale dei “lupi solitari” e delle cellule ispirate da una regia internazionale, sia capace di imporre in Europa tecniche di combattimento sviluppate nella guerra di Siria e Iraq, sfruttando le debolezze del nostro sistema creando reti informali di cui sono accertati i collegamenti con i terroristi in Libia. Quanto avvenuto è la conseguenza di tre fattori. Il primo è il fallimento di una sicurezza europea che non è integrata nello scambio di informazioni tra i paesi. Il secondo è un approccio culturale perdente perché rifiuta di ammettere che l’immigrazione di massa sia un’opportunità per i gruppi terroristi. Se è vero che i migranti non sono terroristi – il loro numero sul totale degli immigrati è irrilevante: lo 0,000016 percento – è però un fatto come sinora la maggior parte dei terroristi abbia sfruttato l’immigrazione clandestina per raggiungere l’Europa. Infine, il terzo, è la mancanza di coraggio politico nel far valere l’espulsione di chi non ha diritto, né necessità, di rimanere in Italia. È inaudito che un terrorista islamico come Anis Amri che abbia scontato 4 anni di galera nel nostro paese, e che per di più fosse sospettato di radicalismo, non sia stato espulso a causa di lungaggini burocratiche. Ritengo dunque che, in termini di contrasto e parallelamente a una politica di prevenzione strategica che tenga conto delle delicate dinamiche sociali, la priorità debba essere data alle risorse per l’anti-terrorismo, al rimpatrio immediato di tutti gli stranieri che rappresentino un’effettiva minaccia per la sicurezza nazionale e, infine, al divieto di rientro in Europa per tutti i foreign fighter che abbiano preso parte ad attività di natura terroristica, ad esempio la guerra in Siria e Iraq con i gruppi islamisti.

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1 commento

  1. Il problema dell’immigrazione non è esclusivamente nazionale e non soltanto europeo, la soluzione al problema deve essere ricercata in un ambito internazionale anche attraverso un “commissariamento” forzato delle coste e dei confini interni dei Paesi del Nord Africa dai quali partono i barconi.
    La Comunità internazionale deve pervenire, in tempi rapidi, all’idea di intervenire in modo decisivo e con la forza se necessaria, in queste aree e nei Paesi dai quali provengono i migranti come l’area del Corno d’Africa, con un intervento di controllo e monitoraggio dei confini sia marittimi che terrestri. Devono essere impiegate delle forze di polizia internazionale che controllino quelle locali, spesso corrotte e conniventi con i gruppi criminali che speculano sulla tratte di esseri umani. Solo in questo modo sarà possibile arginare gli sbarchi e ridimensionare il fenomeno migratorio. Ovviamente una operazione del genere non è a costo zero anche il termini di proprie vite umane, ma risponde ad una logica che rispecchi la realtà della situazione, che perdurando l’attuale politica incerta tra soccorso in mare, accoglienza e mancati rimpatri, non potrà che peggiorare. Sarebbe poi il caso di cancellare l’operazione navale della nostra Marina Militare davanti alle acque libiche. Spero che questo nuovo movimento ricollochi le Forze Armate nel giusto ruolo che le spettano, riaffermando che le FF.AA. sono lo Stato ed in caso di minaccia, e quanto sta accadendo lo è, vanno impiegate, come tali, altrimenti possono essere abolite. È necessario inoltre rivalutare la reintroduzione del servizio li leva obbligatorio, ma senza scorciatoie demagogiche che si risolverebbero con un altro spreco di risorse e corsa alle raccomandazioni, come accadeva prima, tanto che io all’epoca mi dichiarai favorevole, infatti dicevo con ironia, “che ormai il servizio di leva lo svolgevano solo, napoletani, calabresi e gli sfigati”.

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