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Idee / Programma

Dieci proposte per lo sviluppo

Lo sviluppo è la nostra priorità e la nostra ossessione. Senza sviluppo, tutto è più difficile: aiutare i più deboli, abbattere posizioni di rendita, battere i pugni per cause meritevoli sui tavoli di Bruxelles, proteggere l'ambiente, investire in sicurezza e in infrastrutture, gestire l'integrazione degli immigrati.

Queste sono, in sintesi, dieci proposte che i gruppi di lavoro di Energie PER l'Italia hanno elaborato, negli scorsi mesi, per riattivare lo sviluppo del nostro Paese.

1) Riduzione della spesa pubblica di almeno 5 punti percentuali rispetto al Pil, da attuare attraverso la completa digitalizzazione orizzontale della PA, tagli dei sussidi alle imprese​, dei consumi intermedi​ e della spesa per personale​ della PA​, esclusione delle persone ad alto reddito dall'accesso gratuito al SSN, piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali​ e privatizzazione delle società municipalizzate​.

2) Ri​duzione delle tasse sulle imprese (IRES, Irap, cuneo fiscale), a partire dall'azzeramento dell'Irap per cinque anni in tutto il Mezzogiorno, fino a portare il Total Tax Rate che grava sulle imprese del nostro Paese dal 62% attuale alla media UE, pari al 41%.

3) Adozione di una flat tax che sostituisca l'attuale Irpef e mantenga caratteri di progressività attraverso un apposito sistema, semplice e universale, di detrazioni e deduzioni.

4) Dimezzamento dell'IMU e dell'imposta di registro sulle case diverse dalla prima e sui terreni, con contestuale drastico snellimento delle procedure urbanistiche e dei regolamenti edilizi, così da far ripartire il mercato immobiliare e far tornare gli immobili ai valori pre-crisi.

5) Riduzione del debito attraverso la privatizzazione di Enav, Enel, Fincantieri, Leonardo, Snam, Terna e Rai, l'avanzo primario conseguito grazie alla riduzione della spesa pubblica, e la graduale cessione di immobili del demanio pubblico.

​6) Adozione dell'imposta negativa sui redditi per aiutare le persone a basso reddito e a reddito zero a fuoriuscire dalla trappola della povertà, con uno strumento semplice e universale che incentivi la formazione e la ricerca di un'occupazione.

7) Abolizione dello Statuto dei Lavoratori e introduzione dello Statuto dei Lavori, ideato da Marco Biagi per superare il dualismo tra lavoro autonomo e subordinato, garantendo a tutti i rapporti di lavoro un nucleo fondamentale di diritti fuori dal quale tutto è negoziabile tra azienda e lavoratore.

8) ​Riforma della scuola ​e dell'università, ​per garantire autonomia finanziaria e gestionale agli istituti, libertà di scelta alle famiglie, meno insegnanti ma formati e pagati meglio. ​Verrà abolito il valore legale del titolo di studio​, le università si finanzieranno prevalentemente tramite le rette dei propri studenti​, e saranno rafforzati i prestiti agli studenti.

9) Adozione della sfiducia costruttiva, che rafforzerà la stabilità dei governi, impedendo al Parlamento di votare la sfiducia al governo in carica se contestualmente non concederà la fiducia a un nuovo esecutivo.

​10) ​Introduzione delle ​macro-r​egioni​ al posto delle Regioni attuali​, reintroduzione delle province come organismo intermedio tra i Comuni e lo Stato centrale, e attuazione del federalismo fiscale a livello comunale.​

Ne avete in mente altre? Scriveteci e le pubblicheremo!

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3 Commenti su "Dieci proposte per lo sviluppo"

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Mauro Concas
Iscritto

Una riforma della scuola pensata per gli studenti e non solo per gli insegnanti. La nostra scuola è ancora basata sul modello di Gentile.
Più materie scientifiche, laboratori, inglese, economia, informatica ed educazione civica, tutto già dalle elementari (ovviamente in maniera semplificata).
E gli insegnanti non li diminuirei.
Abolirei anche le provincie, non servono, piuttosto si facciano le città metropolitane.
Inoltre è fondamentale informatizzare tutti i servizi e incentivare le imprese ad aprire anche in Italia.
Creazione di un servizio televisivo pubblico sul modello degli altri paesi UE.

Carlo Valeriani
Iscritto
Aggiungerei, quale punto qualificante e indispensabile di un programma di sviluppo per il Paese, il tema della semplificazione normativa, non soltanto in campo fiscale. La pressochè inconoscibilità (o inconoscibilità certa e immediata) di molte regolamentazioni -si pensi solo a quell’autentico abonimio che è l’attuale codice degli appalti- rappresenta un vero freno per l’economia e per gli investimenti, oltre ad essere un ulteriore motivo di rabbia e disaffezione dei cittadini per la cosa pubblica. Uno Stato che non esprime in modo chiaro e comprensibile le sue leggi è uno Stato nemico del cittadino e complice della peggiore burocrazia. Qui c’è molto… Leggi di più
Iscritto
Punto 1 …. “esclusione delle persone ad alto reddito dall’accesso gratuito al SSN”. Non ha senso: se hanno alto reddito vuole dire che pagano le tasse e allora li ritassiamo per cosa? per poi passare al punto 3 dove si insegue Berlusconi sulla flattax col cui meccanismo si andrebbe ad avvantaggiare proprio i redditi elevati? Consideri inoltre che le persone facoltose già frequentino specialisti privatamente e non si sognano nemmeno di recarsi in una struttura pubblica. E, ciliegina finale, per stabiire chi abbia diritto a non pagare, cioè milioni di persone’, faccio produrre milioni di ISEE e relativa burocrazia di… Leggi di più
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